topi nella letteratura

Il topo nella letteratura: esempi letterari e simbologia

La letteratura è un universo di pensieri, di realtà, di personaggi dalle mille sfaccettature e di paesaggi veritieri od onirici. Con un libro si racconta una storia o un’idea, francamente o metaforicamente. Il topo è uno di quegli animali che il mondo della letteratura, sia antico che moderno, ha utilizzato per infondergli un preciso significato.

Il celebre scrittore scozzese Robert Burns ha scritto ad esempio una poesia intitolata “To a mouse”. In questo poema che è un vero e proprio sguardo pietoso sulla vita difficile di un topolino, Burns termina con un parallelismo tra la vita del roditore e quella umana: ad entrambi toccano pene e dolori, ma se il topo pensa fortunatamente solo all’immediato senza avere memoria di un triste passato, l’uomo non può dimenticare le sofferenze passate la cui memoria lo accompagnerà per sempre.

Ispirandosi ad un verso di questa poesia settecentesca, John Steinbeeck ha dato il titolo al suo romanzo “Uomini e Topi”, pubblicato per la prima volta nel 1937 a New York. Come i topi, bistrattati, cacciati e trattati come esseri senza valore, così sono Lennie e George, due lavoratori stagionali che giungono, negli anni della Grande Depressione, in una fattoria californiana. Lennie è un bambino nella mente ma con una forza fisica incontrollabile, mentre George è sempre con lui a sostenerlo nelle loro miserie, prospettandogli un futuro roseo. Sarà proprio George ad uccidere l’amico in un estremo atto di amore e compassione, salvandolo dalla gogna che avrebbe subito per l’accidentale morte della vanesia moglie di Curley, prepotente figlio del proprietario.

La figura del topo e il tema del nazismo

Non si può non ricordare poi Art Spiegelman con la sua graphic novel “Maus”, premiata con il Pulitzer. La voce narratrice è il padre dello scrittore e racconta gli orrori della guerra e dei campi di concentramento per gli ebrei. La straordinarietà di questa opera a fumetti è che non ci sono esseri umani ma animali: i nazisti sono i gatti, gli zingari farfalle, i polacchi maiali fino ovviamente agli ebrei rappresentati come topi. Sono loro che, nell’ottica antisemita, terrorizzano, spaventano e sono portatori di malattie: costituiscono una piaga da estirpare a tutti i costi proprio come i roditori.

la peste albert camusIl nazismo è ripreso, seppur sotto traccia, da “La peste” di Albert Camus. Il romanzo è ambientato nella città algerina di Orano dove la vita scorre lenta e consuetudinaria. Ma la presenza di sempre più topi morti in città è un segno che la peste è scoppiata e pian piano molti sono i morti che questa epidemia miete. Eppure tutti negano, dalle autorità ai medici tra i quali si distingue il dottor Rieux che lotterà per sconfiggere la pestilenza, fino a debellarla.
Il romanzo però termina con un presagio o timore: tutto è risolto, fino a quando la peste risveglierà i topi “per mandarli a morire in una città felice“. Il topo morto è un primo campanello d’allarme, un segno da cogliere per evitare il dilagare della peste, pur sapendo che il rischio potrebbe ripresentarsi ancora. Proprio come il male che è nel cuore dell’uomo: da segnali che bisogna riconoscere per evitare che esploda in tragedie. La storia raccontata da Camus è lo specchio dei totalitarismi e di quel nazismo che hanno annientato l’Europa nel corso del ‘900: sono stati negati, celati e sottovalutati fino a quando hanno sprigionato inevitabilmente tutti i loro orrori.

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