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Un indovino mi Disse di Tiziano Terzani. Viaggio alla scoperta dell’Asia

Sud-est asiatico: viaggio in Asia attraverso l’opera di Tiziano Terzani

Tiziano Terzani, grande giornalista e scrittore, ci ha portato, con i suoi libri, in giro per il mondo

Un Indovino Mi Disse descrive un viaggio attraverso rotaia e navigazione nel grande continente Asiatico.

Nel 1976, un indovino di Hong Kong disse al giornalista che nel 1993 avrebbe rischiato di morire in un incidente aereo, così, per gioco o per sfida, il giornalista, intraprese il suo viaggio con mezzi che gli permisero di vivere l’altra faccia dell’Asia oltre a donarci un grande reportage.

Il cammino di Terzani, alla ricerca del rapporto tra uomo e spirito, ci accompagna in luoghi meravigliosi come il Laos.
Un territorio protetto dalle montagne che fanno da confine con la Cina e il Vietnam e il Mekong che lo divide dalla Thailandia, senza nessuna via che colleghi le due sponde. Probabilmente, grazie a questo isolamento, nonostante le guerre e le invasioni, è riuscito a mantenere il suo antico, distaccato ritmo di vita per lungo tempo, fino a quando è arrivato il turismo di massa a cancellare quella magia che avvolgeva la capitale del Laos: Vientiane.

tempio di angkor foto

La storia molto complessa e sofferta di questo paese ha formato il suo tessuto sociale, questione che affascinava molto Terzani: basti pensare che la comunità del Laos è composta da 49 etnie, tutte con i propri usi e le proprie tradizioni.

Alcuni luoghi del Laos sono stati anche riconosciuti Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco, ma le bellezze da visitare sono diverse: la città di Luang Prabag situata ad una confluenza del Mekong; il sito archeologico di Vat Phu (Tempio della Montagna) un insediamento religioso di epoca Khmer; la piana delle giare, un territorio dalla ricchezza inestimabile di siti archeologici, se ne possono contare oltre 90; le popolazioni che abitano le province di Phongsaly e Luang Namtha i templi di Vientiane e i suoi musei.

Il passaggio dal Laos alla Birmania è breve, almeno in aereo, ma Terzani lo percorse in treno, vivendo sempre di più vicino alla popolazione dei luoghi e sperimentando sempre più intensamente le incoerenze del potere.

Il cuore del Triangolo d’oro. Alla scoperta dell’ingannevole Birmania

Il soggiorno in Birmania è riassunto nelle sue parole:

“Quanto ingannevole può essere la bellezza! Quel panorama toglieva il fiato con la sua vastità, la sua quiete, la sua vitalità. Eppure era da lì, da sotto quegli alberi maestosi come cattedrali, da quelle macchie di bambù esuberanti come fuochi d’artificio, che partiva il sentiero di dolore che traversa tutti i confini, varca tutti i mari, arriva in tutti i paesi per entrare nelle nostre case e uccidere i nostri figli. Quel che avevo dinanzi era il cuore del Triangolo d’Oro – anche quello che nome ingannevole! -, la fonte di gran parte dell’eroina oggi prodotta nel mondo”

La bellezza della regione è inopinabile e, nonostante abbia avuto anch’essa una storia difficile, la popolazione è riuscita a mantenere certe tradizioni che sono visibili anche nella gastronomia (come lo ngapi).

I monasteri sono la faccia che più ha colpito lo scrittore: i riti e la spiritualità accompagnano lo scorrere della vita accanto alla brutalità del grande mercato dell’eroina.

Il viaggio di Terzani alla ricerca della superstizione, trova la sua conferma in Cambogia, nella cittadina di Siem Reap dove un elicottero, con a bordo alcuni suoi colleghi, ha un brutto incidente. La città si trova tra le rovine di Angkor, il sito religioso più vasto al mondo, situato sulle rive del lago Tonle Sap. , il tempio più importante del complesso, venne costruito attorno al 1100, per il rito indù ma nel tempo si trasformò in tempio buddista e fu dedicato a Vishnu. In questo tempio si raggruppano due degli stili architettonici religiosi della Cambogia: Il Tempio Montagna e il Tempio galleria.

torri gemelle petronas
I passi di Terzani calpestano anche il territorio della Malesia, diretti verso la sua capitale, Kuala Lampur, dove studierà da vicino la comunità cinese che trova molto introversa. La città si presente come una fusione di passato e presente, tradizioni ataviche che contrastano col cemento del moderno.
Grattacieli accanto ad antichi templi, locali all’ultima moda insieme ad attività commerciali quasi primordiali, modernità contro antichità, tradizione e spiritualismo.

La nota moderna più evidente di Kuala Lampur è sicuramente rappresentata dalle Petronas Twin Towers: torri gemelle che svettano per 452 metri, unite, all’altezza di 171 metri, da un ponte che agevola il passaggio fra di loro.

Guardando al passato di Kuala Lampur si può visitare il Palazzo del Sultano Abdul Samad progettato nel 1894 in stile arabo-indiano.
Ma il luogo che più attrasse l’interesse di Terzani fu proprio il quartiere dei cinesi: China Town che si trova alle spalle della Moschea Same.

Ci si può insinuare nel dedalo di stradine a piedi o utilizzando un risciò, sempre pronti per i turisti. Le attività che si incontrano sono le più disparate: indovini, venditori di prodotti esotici molto particolari, rimedi contro tutti i mali, pellai, fiorai e decorazioni di ogni genere. Da qui si può raggiungere anche il tempio Sri Mahamariamman: un’inimmaginabile connubio di colori e decorazioni. Dedicato alla religione indù, funge da punto di partenza per il pellegrinaggio durante la festa di Thaipusam che raggiunge le grotte di Batu.

I luoghi toccati dal grande giornalista permettono di prendere appieno coscienza della realtà in cui vive la popolazione, conoscere quella tradizione, quelle usanze che mantengono un alone misterioso sulla vita.

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