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	<title>Libri su libri &#187; scuola</title>
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	<description>Il vizio di leggere</description>
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		<title>Togliamo il disturbo, di Paola Mastrocola. La recensione</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 06:57:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Caruso</dc:creator>
				<category><![CDATA[La cantina dei libri: consigli e sconsigli]]></category>
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		<description><![CDATA[<em><strong><a rel="attachment wp-att-9345" href="http://librisulibri.it/2011/06/08/togliamo-il-disturbo-di-paola-mastrocola-la-recensione/mastrocola/"><img class="alignleft size-medium wp-image-9345" title="mastrocola" src="http://librisulibri.it/wp-content/uploads/2011/06/mastrocola-63x100.jpg" alt="" width="63" height="100" /></a>Togliamo il disturbo</strong>, di <strong>Paola Mastrocola</strong> prodotto da Guanda. Un vino nuovo, dal sapore molto controverso.</em>

<em><!--more--></em><strong>Dove stiamo portando la scuola italiana </strong>a furia di sperimentalismi, pedagogie d’avanguardia, falsa democrazia? Se lo chiede Paola Mastrocola, scrittrice di successo (<em>Una barca nel bosco</em>, <em>La gallina volante</em>) e docente di lettere nei licei scientifici torinesi, nella sua ultima fatica, <strong>Togliamo il disturbo</strong>.

<strong>Una denunzia spietata</strong> di tutto ciò che è stato fatto all’istruzione pubblica negli ultimi vent’anni e che non si sarebbe dovuto fare, a cominciare  dalla pletora di test e questionari che oggi impegnano la metà del lavoro degli insegnanti. <strong>Cosa non va</strong>, per la Mastrocola, <strong>nella scuola di oggi</strong>? Semplicemente...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p><em><span id="more-9343"></span></em><strong>Dove stiamo portando la scuola italiana </strong>a furia di sperimentalismi, pedagogie d’avanguardia, falsa democrazia? Se lo chiede Paola Mastrocola, scrittrice di successo (<em>Una barca nel bosco</em>, <em>La gallina volante</em>) e docente di lettere nei licei scientifici torinesi, nella sua ultima fatica, <strong>Togliamo il disturbo</strong>.</p>
<p><strong>Una denunzia spietata</strong> di tutto ciò che è stato fatto all’istruzione pubblica negli ultimi vent’anni e che non si sarebbe dovuto fare, a cominciare  dalla pletora di test e questionari che oggi impegnano la metà del lavoro degli insegnanti. <strong>Cosa non va</strong>, per la Mastrocola, <strong>nella scuola di oggi</strong>? Semplicemente non va tutto quello che negli ultimi tempi è stato salutato  come  rinnovamento e che nella pratica si va rivelando ogni giorno che passa come il curatore fallimentare della nostra pubblica istruzione.</p>
<p>L’autrice parte da dati di fatto per ricostruire anche storicamente la genesi di questo colossale saldo di fine stagione della didattica italiana: <strong>solo il 20 per cento di tutti gli adolescenti che si iscrivono nei licei riesce  oggi a superare i test d’ingresso</strong> senza commettere “orrori” di ortografia.</p>
<p>E’ un dato allarmante, almeno per chi ha a cuore e continua ad avere a cuore una certa idea della scuola e dello studio della lingua italiana. Solo il 20 per cento significa infatti una cosa sola: che <strong>negli otto anni precedenti di scuola elementare e media l’italiano è stato propinato poco e male</strong> a quei ragazzi e tutto questo in nome di teorie falsamente egalitaristiche  che hanno buttato via bambino e acqua sporca, ossia che insieme all’aborrito nozionismo della scuola gentiliana hanno abbassato la qualità e la difficoltà degli studi, costringendo generazioni intere di studenti ad una “mediocritas” collettiva tutt’altro che aurea.</p>
<p>C’è<strong> un episodio </strong>che descrive bene questo desolante stato di cose e aiuta ad individuare le sue cause. E’ l’episodio, narrato dalla Mastrocola, nel quale la scrittrice, invitata ad un convegno a Napoli, dopo aver assistito ad un filmato molto applaudito in cui  maestre e alunni delle elementari mimano il vento, prende la parola e gela l’uditorio con un lapidario ”Ecco perché quando arrivano in prima liceo non sanno scrivere…”</p>
<p>Chi ha le colpe di questa avvilente mortificazione della cultura , in special modo di quella umanistica ?<strong> I responsabili sono tanti,</strong> secondo la Mastrocola,<strong> e non hanno un colore politico particolare</strong>. Sia destra che sinistra, ciascuna in ossequio a principi diversi (il delirio “aziendalistico” l’una, “il successo formativo garantito” l’altra), hanno contribuito dai novanta in poi a smantellare, tassello dopo tassello, l’edificio scolastico italiano così come formatosi fin dagli anni immediatamente successivi all’unificazione risorgimentale.</p>
<p><strong>Una cattiva lettura di Don Milani</strong> ha indotto la politica di orientamento progressista, dopo il 1968, a considerare eccessivamente ardue e, dunque, escludenti le didattiche classiche, fondate su uno studio metodico e intensivo della grammatica e della sintassi. A ciò si è aggiunta, in seguito, la frammentazione eccessiva del concetto di cultura, oggi esteso anche ad attività pratiche che nulla hanno a che vedere con Platone o col teorema di Fermat.</p>
<p><strong>Le politiche liberiste, di destra, </strong>a loro volta hanno introdotto l’idea, di per sé non ignobile (se il criterio fosse stato applicato solo ad alcuni indirizzi scolastici), di una scuola “utile”, strutturata unicamente sulle esigenze del mercato, e in una scuola del genere, ovviamente, materie deliziosamente “inutili” come la letteratura difficilmente trovano spazio e udienza.</p>
<p>Se poi, a tutto questo, continua la Mastrocola, sommiamo anche<strong> l’esplosione della “civiltà digitale” di massa,</strong> con adolescenti che smanettano tutto il santo giorno su cellulari, tablet e pc, e il pessimo approccio dei loro genitori all’istituzione scolastica, vista oggi solo come diplomificio e comoda area di parcheggio, il risultato sarà quello che abbiamo sotto gli occhi: <strong>ragazzi che non leggono, che non sanno scrivere correttamente</strong>, che hanno seri problemi, nella gran parte dei casi, a esprimere concetti che, per profondità e capacità d’analisi, vadano oltre il linguaggio da cavernicoli degli sms e che hanno perduto l’abitudine mentale allo studio e alla fatica dello studio.</p>
<p>Lo sfascio ormai è tale che coi genitori che si lamentano per i 4 che i loro “geniali” rampolli, capaci di imparare in pochi minuti il funzionamento di uno smartphone (come se il saper semplicemente usare qualcosa creato da altri fosse indice di effervescenza intellettiva), beccano negli scritti d’italiano, la Mastrocola si trova pure a corto d’argomenti. Cosa dire? Come spiegare loro che negli otto anni precedenti di scuola dell’obbligo i nove e i dieci che i figli portavano a casa per aver saputo distinguere la foglia del castagno da quella della quercia non hanno niente a che vedere con la padronanza della lingua e i predicati nominali?</p>
<p>Ma non c’è solo la pars destruens nel libro. Negli ultimi capitoli la Mastrocola azzarda anche un abbozzo di pars costruens, le possibili soluzioni. <strong>La rinascita dell’istruzione pubblica</strong> parte innanzitutto, per la Mastrocola, da una decisa rivalutazione degli istituti tecnici, che in Italia non hanno mai goduto di grande richiamo, e da netta linea di demarcazione tra i diversi tipi di offerta formativa .</p>
<p>Perché  se la letteratura è inutile, se  internet è tutto, se il tema in classe può essere tranquillamente sostituito dai test a risposta multipla, con tanto di crocette e quadratini , <strong>è sbagliato che  migliaia di ragazzi e le loro famiglie si ostinino a scegliere il liceo </strong>e lo scientifico in particolare (il classico gode ancora di un alone di sacralità e impegno che lo preserva da utilizzi indebiti).</p>
<p>C’è in tutto ciò un equivoco di fondo che andrebbe chiarito al più presto: la scuola deve liberarsi di tutto quello che non interessa al mercato, deve diventare “esperenziale”,  ma i figli devono andare al liceo. Non va bene: o l’una o l’altro.</p>
<p><strong>Le scuole “utili”</strong> per antonomasia sono quelle tecniche o quelle cosiddette comunicative  (es. informatica), <strong>ingiustamente snobbate</strong> dalla maggior parte degli studenti. Studenti che, però, sia per mancanza delle dovute basi (per ricostruire le quali si dovrebbero operare profondi interventi, anche coraggiosamente “ripristinatori”, sui programmi della scuola dell’obbligo)  sia per le troppe distrazioni che offre la società di oggi, trascorrono annoiati i cinque anni di scuola superiore studiando pochissimo e pochissimo assimilando, fino allo scontato esito finale.</p>
<p>Tra l’altro,<strong> il sistema attuale, avverte la Mastrocola, appare sempre più perfidamente “classista” ed antidemocratico</strong>, ad onta delle intenzioni di chi per anni lo ha patrocinato e imposto. Si sta smarrendo il senso stesso della scuola pubblica, dando argomenti formidabili agli aedi dell’istruzione privata, elitaria nell’accezione peggiore del termine, e marciando a larghe falcate verso un modello americano dove solo chi possiede gli adeguati mezzi economici potrà studiare nelle scuole migliori, lasciando a tutti gli altri le scadenti statali. Negli Usa, è noto, laurearsi ad Harward non è la stessa cosa che laurearsi all’Università dell’Arizona.</p>
<p><em><strong>Togliamo il disturbo</strong></em> <strong>è un libro provocatorio </strong>ed amaro, figlio di un amore  (quello per l’insegnamento)  da tempo non ricambiato e del desiderio di salvare il salvabile, finché sarà possibile, di un’intellettuale di sinistra profondamente convinta che il futuro, qualche volta, sta nel passato e che La Divina Commedia recitata da Benigni sarà pure divertente ma nulla ci azzecchi con Dante Alighieri.</p>
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		<title>Memorie di scuola e percorsi di libertà</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 10:40:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Lubrano di Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di un professore]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<description><![CDATA[<em><strong><a rel="attachment wp-att-9189" href="http://librisulibri.it/2011/05/26/memorie-di-scuola-e-percorsi-di-liberta/percorsi/"><img class="alignleft size-medium wp-image-9189" title="percorsi" src="http://librisulibri.it/wp-content/uploads/2011/05/percorsi-68x100.jpg" alt="" width="68" height="100" /></a>Memorie di scuola</strong>: quando insegnare era una vocazione e imparare un diritto e un percorso di libertà</em>.

<!--more--><strong>Il mio amato liceo</strong> (Il G.B. VICO di Napoli), nei ricordi di <a href="http://www.emsf.rai.it/biografie/anagrafico.asp?d=612" target="_blank"><strong>Mariano D’Antonio</strong></a>, un autorevole, scomodo e libero intellettuale napoletano, esponente di una sinistra riformista e pragmatica e come tale sempre a mal partito tra chi nei Partiti preferisce le scorciatoie dell'Ideologia e del conformismo culturale.

<strong>In ogni caso, il testo vale come contributo alla memoria</strong> di una proficua esperienza formativa che in quelle aule si consumò e di cui noi tutti, in anni a noi più vicini,  abbiamo potuto assaporare, benchè in modo declinante, l'aura vitalizzante.

<strong>Oggi, anche lì temo che...]]></description>
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		//--></script></span><p><em><strong><a rel="attachment wp-att-9189" href="http://librisulibri.it/2011/05/26/memorie-di-scuola-e-percorsi-di-liberta/percorsi/"><img class="alignleft size-medium wp-image-9189" title="percorsi" src="http://librisulibri.it/wp-content/uploads/2011/05/percorsi-68x100.jpg" alt="" width="68" height="100" /></a>Memorie di scuola</strong>: quando insegnare era una vocazione e imparare un diritto e un percorso di libertà</em>.</p>
<p><span id="more-9185"></span><strong>Il mio amato liceo</strong> (Il G.B. VICO di Napoli), nei ricordi di <a href="http://www.emsf.rai.it/biografie/anagrafico.asp?d=612" target="_blank"><strong>Mariano D’Antonio</strong></a>, un autorevole, scomodo e libero intellettuale napoletano, esponente di una sinistra riformista e pragmatica e come tale sempre a mal partito tra chi nei Partiti preferisce le scorciatoie dell&#8217;Ideologia e del conformismo culturale.</p>
<p><strong>In ogni caso, il testo vale come contributo alla memoria</strong> di una proficua esperienza formativa che in quelle aule si consumò e di cui noi tutti, in anni a noi più vicini,  abbiamo potuto assaporare, benchè in modo declinante, l&#8217;aura vitalizzante.</p>
<p><strong>Oggi, anche lì temo che il clima sia tutt&#8217;altro </strong>e che la benemerita fine delle ideologie abbia lasciato spazio, tuttavia, ad un vuoto che è stato occupato da una paccottiglia culturale funzionalistica, aziendalistica, pedagogistica e provincialissima nella sua esterofilia ostentata, che ha prodotto un’orgia di pseudosaperi e di miserie educative fin troppo evidenti.</p>
<p><strong>Tuttavia, anche in queste situazioni</strong> il rischio educativo meriterà sempre di essere corso, per quel tanto di meraviglioso e fuori dall’ordinario che sa regalare, in termini di ricchezza vitale, di conoscenze e al fondo di umanità, a docenti e discenti.</p>
<blockquote><p>&#8220;I professori del liceo VICO, sezione B, erano veramente tutti eccellenti: per loro la scuola era una missione più che una professione, meno che mai la consideravano soltanto un lavoro che desse loro il necessario per vivere e tale quindi da impegnarli poco, come purtroppo è poi diventata la scuola da quando, con la complicità dei sindacati e del ceto politico, sono stati immessi in ruolo docenti per il più poco preparati e poco motivati.</p>
<p>Il professor Giuseppe Di Lillo era il più amato ma anche il più temuto da noi studenti. Insegnava Italiano e Latino, era ironico e dissacrante, interrogava poco e spiegava molto ma quando interrogava guai a chi era impreparato. Pronto ad imprestarci i suoi libri perchè approfondissimo le materie di là dei testi scolastici consigliati, apprezzava gli studenti intelligenti tollerandone talvolta qualche distrazione, rispettava e premiava in ogni modo i più impegnati.</p>
<p>Aveva alcune idiosincrasie e alcune predilezioni: non amava Manzoni, esaltava Leopardi e tra gli storici della letteratura italiana al primo posto collocava Francesco De Sanctis e subito dopo Natalino Sapegno. Di Lillo aderiva all’orientamento culturale, allora prevalente negli intellettuali di sinistra, che da Vico conduceva a Croce e poi a Gramsci, insomma lo storicismo che confluisce nel marxismo. L’autore della letteratura latina che preferiva su tutti era Lucrezio, per questo, arrivati alla terza liceo, ci somministrò una dose massiccia del <em>De Rerum Natura. </em></p>
<p>Di Lillo era un comunista entusiasta e polemico. Piccolo di statura, non poteva di certo assumere pose tribunizie anche se talvolta ci provava. Fu eletto in seguito consigliere del PCI al Comune di Napoli. Morì prematuramente quando la nostra classe di terza liceale aveva già superato la maturità e ai suoi funerali si raccolsero commossi tanti allievi.</p>
<p>Giuseppe Di Lillo ebbe molti meriti non solo come appassionato docente del liceo Vico bensì anche come organizzatore di cultura. Si dovette a lui la nascita a Napoli di un circolo culturale intitolato a Francesco De Sanctis, che contribuì a provincializzare la cultura napoletana a partire dalla fine degli anni ’50. Il circolo De Sanctis richiamò l’interesse soprattutto di noi giovani che lo frequentavamo impegnandoci in gruppi di studio e di ricerca.</p>
<p>Il circolo ospitò negli anni, anche dopo la scomparsa del professor Di Lillo, conferenze affollatissime di famosi scrittori italiani: da Italo Calvino a Guido Piovene a Pierpaolo Pasolini, e stranieri quali il cileno Pablo Neruda e il turco Nazim Hikmet. Non furono estranei agli interessi dei soci del circolo De Sanctis temi scientifici e di frontiera come la ricerca genetica di cui parlò Adriano Buzzati Traverso e la cibernetica su cui tenne una conferenza Valentino Breitenberg.</p>
<p>Il nostro docente di Storia e Filosofia al liceo Vico, Gaspare Papa, aveva un carattere molto diverso a confronto con Di Lillo: era un uomo apparentemente molto tranquillo ma assai rispettato dagli studenti al punto che per frenare qualche irrequietezza della classe gli bastava picchiettare la cattedra con un dito. Papa aderiva anch’egli al filone storicista ma valorizzava pure altre correnti di pensiero filosofico come l’esistenzialismo e in ogni caso guidava con discrezione gli studenti a farsi un’opinione personale degli eventi storici e del pensiero filosofico. Gaspare Papa era anch’egli iscritto al PCI ma al contrario di Di Lillo era per niente propenso a parlare in classe di politica. Negli anni successivi Papa fu eletto senatore nelle liste comuniste.</p>
<p>Ugo Lepore, professore di Greco, era un profondo conoscitore dei classici. Le sue lezioni non avevano nulla di formale. Pretendeva sicuramente una buona padronanza dell’antica lingua ma il suo scopo principale era calarci nella civiltà greca, farci intendere in quali circostanze di tempo e di luogo erano emerse quelle straordinarie figure di poeti e di pensatori dell’antichità che in vari campi, dalla filosofia alla matematica alla commedia alla tragedia, avevano posto le basi della civiltà occidentale.</p>
<p>Lepore era una persona molto nervosa, forse a causa dell’esperienza che aveva fatto come giovane ufficiale combattente nella seconda guerra mondiale, era noto per le sue sfuriate, per le grida che levava nelle classi, insofferente agli studenti distratti o chiassosi, ma nella nostra classe non alzò mai la voce.</p>
<p>Ad insegnare le scienze nella classe B del liceo Vico c’era il professor Raffaele D’Alessandro, autore di testi pubblicati da mondatori, scritti in maniera rigorosa e chiara al tempo stesso, riccamente illustrati. Durante le sue lezioni D’Alessandro si esprimeva come scriveva, con chiarezza ed estrema precisione. Era elegante, molto signorile e al tempo stesso era un entusiasta della sua disciplina, riusciva a tenere desta la nostra attenzione.</p>
<p>Il docente di Matematica e Fisica, Franciosi, nonostante l’età avanzata e gli acciacchi dovuti agli anni, era un buon didatta: badava a farci entrare in testa i concetti essenziali piuttosto che annoiarci impegnandoci soltanto con il calcolo e con gli esperimenti di laboratorio.</p>
<p>La signorina Musella, che insegnava Storia dell’arte, era persona d’animo delicato, che s’ingegnava a farci cogliere l’evoluzione delle arti figurative anche sotto il profilo della tecnica e dei materiali adoperati dagli autori.</p>
<p>Il professore di Educazione Fisica Oliviero c’impegnava sul serio negli esercizi a corpo libero e agli attrezzi della palestra al contrario d’altri insegnanti di questa disciplina, che di solito lasciavano gli studenti liberi di scorazzare come volevano nell’ora di Educazione Fisica.</p>
<p>Nel complesso, gli insegnanti del liceo segnarono veramente in maniera corretta ed efficace la nostra formazione, ci trasmisero nell’apprendimento metodo e rigore, permettendoci d’affrontare in seguito agevolmente gli studi universitari.</p>
<p>Tra i compagni di liceo il più caro mi è stato Ugo Ciardiello. Ci siamo frequentati in quegli anni giovanili e ora, dopo esserci perduti di vista nel tempo delle scelte professionali, ci siamo ritrovati e continuiamo a frequentarci.</p>
<p>Ugo è un uomo eccezionale per intelligenza, sensibilità e cultura. I suoi genitori erano due maestri di scuola elementare, il padre era stato negli anni ’20 fra i fondatori del Partito Comunista a Napoli. Ugo è stato educato dalla famiglia a sviluppare le sue facoltà critiche e artistiche. Era ed è tuttora molto bravo a disegnare caricature, scenette umoristiche, a comporre versetti satirici, da ragazzo aveva anche dipinto quadri di buona fattura. A differenza di me, Ugo ha mantenuto sempre un atteggiamento cauto ma non indifferente nei confronti della politica, del comunismo, dei grandi scenari di rinnovamento sociale.</p>
<p>Con Ugo abbiamo preparato insieme la licenza liceale che allora era una prova dura; dovevi conoscere i programmi di tutti gli anni di liceo, sostenere tre prove scritte, in italiano, latino e greco, prove orali in tutte le altre materie, perfino un esame in educazione fisica. Frequentavo casa sua per ripassare tutte le materie, ancora oggi la licenza liceale mi viene in mente, a volte me la sogno in incubo, con un risultato catastrofico…</p>
<p>A casa di Ugo qualche volta si presentava un anziano, corpulento signore, che curava il condominio del palazzo. Era l’ingegner Amadeo Bordiga, fondatore e primo segretario del Partito comunista d’Italia dopo la scissione del 1921 dei comunisti dal Partito Socialista. Bordiga aveva duellato politicamente con Lenin, era stato poi sconfitto da Gramsci e dai suoi compagni dell’Ordine Nuovo e durante il Fascismo era stato condannato per qualche tempo al confino ma dalla caduta del regime non svolgeva più una visibile attività politica tranne che riunire attorno a sé e allevare un piccolo gruppo di seguaci.</p>
<p>La classe del terzo liceo , sezione B, del Giambattista Vico era giudicata tra le migliori della scuola. Il professor Lepore, a conclusione dell’esame di licenza liceale a cui partecipò come commissario interno, disse di non aver mai seguito giovani nel complesso tanto bravi. Si commosse pure, lui che per tre anni s’era mostrato un burbero, poco incline ai complimenti. Lepore, quando ottenni la licenza liceale, m’invitò insolitamente a casa sua e mi chiese a quale Facoltà mi sarei iscritto.</p>
<p>A sentire che intendevo studiare economia, si mostrò stupito e amareggiato, credeva che avrei coltivato gli studi letterari, a suo avviso la mia autentica vocazione. Rabbrividì all’idea che mi iscrivessi alla Facoltà di Economia. Ma lo sai, mi chiese, che dovrai studiare anche la tecnica bancaria? Da buon umanista quale egli era, discipline come la tecnica bancaria gli apparivano degne di persone votate soltanto ad attività pratiche…</p>
<p>Nella terza liceo B lo studente con cui ero in competizione per chi facesse meglio nello studio era Vittorio, figlio di due professori di scuola, un autentico sgobbone, scrupoloso fino all’eccesso. I suoi appunti, i suoi riassunti erano ricercati da molti compagni perché scritti in forma chiara ed esauriente. Alla fine quando furono pubblicati gli scrutini di licenza liceale, s’accorse e si dispiacque che avessi ottenuto in qualche materia voti superiori ai suoi.</p>
<p>Le ragazze, la nostra era una classe mista, erano timide e riservate, faceva eccezione una già fidanzata con uno studente universitario ma che s’innamorò di un compagno di scuola, il più bello, alto, atletico, il quale però non era un giovane fatuo: è diventato, infatti, col tempo un ottimo medico. La ragazza se n’era invaghita ma poi tornò all’antico fidanzato. Un’altra ragazza di spicco era quella più corteggiata perché era attenta, graziosa e pure di famiglia ricca, una qualità questa che attirava alcuni tra noi i quali già progettavano di farsi strada con e per i quattrini. Un’altra ancora era invece pia e devota, ma sospettavo che lo fosse con una punta di ipocrisia.</p>
<p>Ironico, esuberante, fantasioso era tra i compagni di classe Mario, figlio di un avvocato, che faceva di tutto per distrarci durante le ore di lezione: imitava a bassa voce la radiocronaca di una partita di calcio sostituendo alle prodezze dei giocatori personaggi letterari, filosofi, concetti di matematica, come capitava secondo la lezione in corso.</p>
<p>Un altro compagno di classe, Pasquale, figlio di un farmacista, criticava le mie idee politiche, però in più di un’occasione mi ha aiutato offrendomi gratuitamente le medicine che servivano a me e ai miei familiari e che allora, quando non c’era ancora il servizio sanitario nazionale, non potevo comprare di tasca mia.</p>
<p>Frequentando il ginnasio e poi il liceo a contatto con i rampolli di famiglie agiate, ho imparato che tra i figli della buona borghesia napoletana si trovava un ampio spettro di caratteri: c’erano giovani alquanto gretti, interessati solo al loro futuro professionale, per i quali la scuola era un passaggio obbligato da affrontare col minimo sforzo, ma c’erano anche di quelli impegnati ad accrescere le proprie conoscenze, ad allargare i loro orizzonti, che apprezzavano il valore degli insegnanti e ne seguivano gli sforzi. Questi ultimi per fortuna erano la maggioranza dei miei compagni di classe.</p>
<p>Alcuni dei miei compagni mi trattavano con rispetto, altri temevano il mio carattere spigoloso e polemico, altri ancora mi manifestavano sincera amicizia. Simili, variegati atteggiamenti li ho ritrovati anche in seguito, quando frequentavo l’università. Queste esperienze di socializzazione hanno stemperato la mia avversione iniziale, indiscriminata, nei confronti dei coetanei più fortunati, un’avversione, per così dire, di classe, inducendomi in seguito ad apprezzare gli individui per i loro meriti, indipendentemente dall’origine sociale.</p>
<p>(<a href="http://www.ibs.it/code/9788860422378/d-antonio-mariano/percorsi-liberta-esperien.html" target="_blank">Percorsi di libertà.Esperienze di uno scugnizzo napoletano divenuto professore</a>, di Mariano D’Antonio, Edizione Guida, Napoli 2006, pp. 31-42)</p></blockquote>
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		<title>Il problema di oggi: non c&#8217;è più tempo per fare scuola</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 11:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Lubrano di Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di un professore]]></category>
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		<description><![CDATA[<em><strong>Il problema</strong>, oggi, è che <strong>non c'è più tempo per fare scuola</strong>. Quella vera, dove si apprende,  si cresce, ci si forma e si diventa individui. Possibilmente pensanti...</em>

<!--more--><strong>Nella scuola non vanno molte cose</strong>. Troppe. E su di esse, in questa rubrica, abbiamo più volte richiamato l’attenzione dei lettori. Le patologie più evidenti portano vari nomi imponenti e abbaglianti.
<ul>
	<li>”<strong>Egualitarismo ideologico</strong>” (sia sul versante della selezione della docenza sia sul versante dell’accertamento del merito dei discenti).</li>
	<li>“<strong>Costruttivismo pedagogico</strong>” che tende a nullificare il senso e il ruolo della trasmissione della tradizione culturale, dell’autorità educativa, del rigore e della disciplina come prerequisiti della formazione a vantaggio di una concezione del docente come puro “facilitatore” e di supposti e improbabili processi educativi spontanei e naturali...]]></description>
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		//--></script></span><p><em><strong>Il problema</strong>, oggi, è che <strong>non c&#8217;è più tempo per fare scuola</strong>. Quella vera, dove si apprende,  si cresce, ci si forma e si diventa individui. Possibilmente pensanti&#8230;</em></p>
<p><span id="more-8827"></span><strong>Nella scuola non vanno molte cose</strong>. Troppe. E su di esse, in questa rubrica, abbiamo più volte richiamato l’attenzione dei lettori. Le patologie più evidenti portano vari nomi imponenti e abbaglianti.</p>
<ul>
<li>”<strong>Egualitarismo ideologico</strong>” (sia sul versante della selezione della docenza sia sul versante dell’accertamento del merito dei discenti).</li>
<li>“<strong>Costruttivismo pedagogico</strong>” che tende a nullificare il senso e il ruolo della trasmissione della tradizione culturale, dell’autorità educativa, del rigore e della disciplina come prerequisiti della formazione a vantaggio di una concezione del docente come puro “facilitatore” e di supposti e improbabili processi educativi spontanei e naturali negli studenti</li>
<li>“<strong>Metodologismo supponente</strong>” che alimenta, soprattutto a proposito della valutazione, il feticismo della misurazione oggettiva basata sui test, che occulta, di fatto, la natura inevitabilmente “soggettiva” e qualitativa del processo della valutazione, conferendo ad essa un’interpretazione neopositivista che è un vero e proprio imbroglio, perché tace sulle rilevantissime e arbitrarie componenti individuali dei test, che conseguono alla selezione e alle visioni, spesso ideologiche, di chi li formula.</li>
<li>“<strong>Burocratismo organizzativo</strong>” che si sciacqua la bocca con sintagmi manageriali ed efficentisti (in ciò già tradendo la più totale incomprensione della specificità dell’impresa educativa) ma non è in grado di comprendere che, forse, proprio la dimensione elefantiaca dell’organizzazione scolastica -oltre che le procedure anomiche (che mancano o sono prive di norme, n.d.r) e giuridicizzanti di cui essa si alimenta- è in contflitto con la sua ragione sociale e la sua missione pedagogica.</li>
</ul>
<p>Intendiamoci, nella scuola stessa, <strong>nonostante tali distorsioni</strong> pedagogiche e culturali, rivelative di una crisi morale che attraversa il corpo dell’intera società, si è ancora in grado di fare esperienze pedagogiche ricche di umanità, che arrichiscono docenti e discenti.</p>
<p>Ma è come se esse fossero consegnate all’estro, alla sapienza, alla capacità di un docente e al particolare ed occasionale clima propizio che si crea in determinate classi, dove la vocazione maieutica di un Maestro intercetta la disponibilità degli studenti a farsi attraversare dallo stupore della crescita e dall’amore per un incontro.</p>
<p>Ma per il resto, l’assetto generale della scuola<strong> </strong>così come le filosofie educative che vanno per la maggiore, costituiscono un oggettivo impedimento a che l’esemplarità dell’incontro educativo e della crescita umana dei ragazzi diventi norma diffusa.</p>
<p>Per dare la misura di ciò che voglio dire, farò un solo esempio, ma credo emblematico di tutte le slavine cui prima facevo cenno. Nella scuola,<strong> il problema dei problemi, oggi, è che non c&#8217;è più tempo per fare scuola,</strong> perchè la risorsa tempo, così delicata e preziosa, è dilapidata in un mare di inconsistenti facezie, senza costrutto.</p>
<p>E&#8217; questa, oggi, l’evidenza incontestabile. Il bene prezioso del <strong>tempo, che dovrebbe servire a consolidare e tesaurizzare il lavoro del conoscere e dell&#8217;educare,</strong> a maturare vocazioni e a favorire crescite spirituali, faticose e inevitabilmente progressive, viene sfacciatamente sperperato senza alcun pudore e &#8220;scuorno&#8221; (vergogna, n.d.r.).</p>
<p>Si è smarrita la consapevolezza che<strong> il lavoro educativo è un’impresa così delicata</strong>, friabile, a volte evanescente, altre volte problematica e precaria, che essa non può essere sfilacciata in una serie di iniziative “distrattive”, mal pensate, peggio organizzate e dalla nessuna ricaduta sul piano della formazione.</p>
<p>Porre questa questione in un qualsiasi Consiglio di Classe o peggio ancora in un Collegio dei docenti significa sollevare un problema disomogeneo e del tutto inattuale rispetto allo spirito dei tempi, dove la logica quantitativa, burocratica e mercantile la fa da padrona, infischiandosene del vero bene dei ragazzi.</p>
<p>Dall’altro lato questa distorsione a me sembra sempre più uno degli inevitabili prezzi che la scuola di massa comporta, e cioè la burocratizzazione della dimensione formativa e la riduzione della scuola ad una fabbrica dequalificata di impiegati.</p>
<p><strong>Non sarà venuto il momento di riflettere </strong>sul fatto che la dimensione del fare educativo, la sua qualità e specificità, mal si adatta con la legge dei grandi numeri su cui si è costruita la scuola di massa?</p>
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		<title>Un libro rivelatore</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 12:01:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Lubrano di Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di un professore]]></category>
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		<category><![CDATA[costanza miriano]]></category>
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		<description><![CDATA[<strong><a rel="attachment wp-att-8492" href="http://librisulibri.it/2011/03/23/un-libro-rivelatore/sposati/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8492" title="sposati" src="http://librisulibri.it/wp-content/uploads/2011/03/sposati-60x100.jpg" alt="" width="60" height="100" /></a>Un po’ di giorni fa è stato l’otto marzo</strong>, il giorno della  Festa delle donne. Una mia studentessa, Rossella, aveva scritto un  articolo sul giornalino on line della scuola dove insegno.

<!--more--><strong>Era un articolo in sintonia </strong>con  la logica emancipazionista – secondo me tutta declinata al maschile –  che regna ancora sovrana nei molti commenti che si sono letti anche  quest’anno sulla “liberazione della donna”.

<strong>Insomma, la mia studentessa recepiva </strong>in  quello scritto lo spirito del tempo e se ne faceva alfiere.  Incontrandomi nel corridoio, svolgendo io la funzione, assieme ad altri  docenti, di responsabile del giornalino, mi ha chiesto che cosa...]]></description>
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		//--></script></span><p><strong><a rel="attachment wp-att-8492" href="http://librisulibri.it/2011/03/23/un-libro-rivelatore/sposati/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8492" title="sposati" src="http://librisulibri.it/wp-content/uploads/2011/03/sposati-60x100.jpg" alt="" width="60" height="100" /></a>Un po’ di giorni fa è stato l’otto marzo</strong>, il giorno della  Festa delle donne. Una mia studentessa, Rossella, aveva scritto un  articolo sul giornalino on line della scuola dove insegno.</p>
<p><span id="more-8478"></span><strong>Era un articolo in sintonia </strong>con  la logica emancipazionista – secondo me tutta declinata al maschile –  che regna ancora sovrana nei molti commenti che si sono letti anche  quest’anno sulla “liberazione della donna”.</p>
<p><strong>Insomma, la mia studentessa recepiva </strong>in  quello scritto lo spirito del tempo e se ne faceva alfiere.  Incontrandomi nel corridoio, svolgendo io la funzione, assieme ad altri  docenti, di responsabile del giornalino, mi ha chiesto che cosa ne  pensassi.</p>
<p><strong>Le ho risposto che tutte le idee</strong>, purchè argomentate con passione e giustificate sul piano logico, avevano e hanno legittimità e pari dignità.</p>
<p><strong>Ma intuendo nei suoi occhi una certa luce</strong> e un malcelato proposito di approfondire la questione, le ho  consigliato la lettura di un libro molto poco “politicamente corretto” e  le ho detto: “Tu leggi questo libro e poi ne riparliamo”.</p>
<p><strong>L’ha fatto e guardate qui sotto </strong>che  cosa ha scritto. Ma prima che lo leggiate, vorrei dirvi che non saprei  raccontarvi a parole la sensazione entusiastica di scoperta di un mondo  nuovo che Rossella, facendomi leggere il suo nuovo articolo, mi ha  regalato.</p>
<p><strong>E’ proprio vero quello che dice Paola Mastrocola </strong>nel  suo ultimo e bellissimo libro e cioè che quando i ragazzi sono  conquistati dal potere della cultura e dalla lettura esprimono quella  “felicità della mente” che galvanizza gli individui fino a trasformarli  nel profondo.</p>
<p><strong>Grazie Rossella</strong> per la meravigliosa sensazione di  pienezza che hai espresso e che mi ha confermato la convinzione di  svolgere un mestiere unico e inimitabile.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><em>Chi sta sotto regge il mondo?<br />
di Rossella Tortora </em></span></p>
<p>Avete presente quelle ragazze che vedono il matrimonio come una gabbia, quelle che devono mantenere sempre il controllo su tutto, quelle che, se parli di sottomissione ti guardano impaurite? Bene questa ero io prima. Dico prima perché tutto è cambiato grazie ad un libro.<br />
Si avete capito bene un libro, un libro che, se non mi fosse stato consigliato, probabilmente non avrei mai letto.<br />
Ad una come me un volume dal titolo “Sposati e sii sottomessa” faceva davvero paura, ma la mia curiosità è stata superiore ai pregiudizi, e così l’ho comprato… e, subito, quel libro mi ha conquistato.<br />
Ne sono rimasta davvero entusiasta, a tal punto che oggi lo consiglierei a tutti ed, in particolare, alle ragazze della mia età, che si stanno affacciando il quel fantastico universo chiamato “donna”.<br />
Quello di Costanza Miriano è un libro che fa capire l’importanza della famiglia e dell’amore, ma anche il valore della “sottomissione”, un termine che letteralmente significa stare sotto, ma che, a ben riflettere, indica anche che chi sta sotto regge il mondo…<br />
E poi care donne, come dice Costanza Miriano “non siamo fatte per il potere”, non è nella nostra natura. Se ci intestardiremo nella ricerca del potere, finiremo per diventare isteriche, capaci di cattiverie e così finiremo per rovinare il nostro modello femminile.<br />
Io, senza nemmeno accorgermene, lo stavo proprio rovinando questo modello… e allora devo ringraziare il libro di Costanza e il mio professore che me l’ha consigliato, perché, grazie a quelle pagine, sono riuscita a capire tante cose.<br />
Di certo, per una come me, non è stato un libro facile da digerire, ma è valsa davvero la pena leggerlo.</p></blockquote>
<h2><span style="color: #888888;">I libri citati:</span></h2>
<ul>
<li><a href="http://www.guanda.it/libro-pp.asp?editore=Guanda&amp;idlibro=7131&amp;titolo=TOGLIAMO+IL+DISTURBO" target="_blank">Togliamo il disturbo</a>, Paola Mastrocola, Guanda</li>
<li><a href="http://www.vallecchi.it/sho_main.aspx?t=5&amp;id=2322&amp;cat=3390&amp;az=390166&amp;codice=FVVWFLFR&amp;lingua=1" target="_blank">Sposati e sii sottomessa</a>, Costanza Miriano, Vallecchi</li>
</ul>
<p>﻿﻿</p>
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		<title>Caro presidente del Consiglio, i miracoli esistono</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 14:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Lubrano di Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<em><strong><a rel="attachment wp-att-8252" href="http://librisulibri.it/2011/03/03/caro-presidente-del-consiglio-i-miracoli-esistono/magritte-la-grande-famiglia/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8252" title="magritte( la grande famiglia)" src="http://librisulibri.it/wp-content/uploads/2011/03/magritte-la-grande-famiglia-80x100.jpg" alt="" width="80" height="100" /></a>Caro presidente del Consiglio, i miracoli esistono. </strong>Piccoli forse ma MAI trascurabili perchè restituiscono la grinta troppo spesso avvilita, la risolutezza a non arrendersi e la forza per continuare la missione dell'insegnare, così difficile, così pregna di responsabilità eppure così magica...</em>

<!--more--><strong>Toc...toc...Bussa alla porta, mentre sto facendo lezione, Davide,</strong> un mio, un nostro,  ex alunno. All'epoca era un'ira di Dio in una classe, la II C dello sperimentale, che era un concentrato di nitroglicerina pura. Poi dalla terza in avanti si avvia la metamorfosi, lenta, difficile ma progressiva, e pochi giorni fa, il 28 febbraio, Davide si è laureato cum Laude in FILOSOFIA alla "Federico II".

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		//--></script></span><p><em><strong><a rel="attachment wp-att-8252" href="http://librisulibri.it/2011/03/03/caro-presidente-del-consiglio-i-miracoli-esistono/magritte-la-grande-famiglia/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8252" title="magritte( la grande famiglia)" src="http://librisulibri.it/wp-content/uploads/2011/03/magritte-la-grande-famiglia-80x100.jpg" alt="" width="80" height="100" /></a>Caro presidente del Consiglio, i miracoli esistono. </strong>Piccoli forse ma MAI trascurabili perchè restituiscono la grinta troppo spesso avvilita, la risolutezza a non arrendersi e la forza per continuare la missione dell&#8217;insegnare, così difficile, così pregna di responsabilità eppure così magica&#8230;</em></p>
<p><span id="more-8249"></span><strong>Toc&#8230;toc&#8230;Bussa alla porta, mentre sto facendo lezione, Davide,</strong> un mio, un nostro,  ex alunno. All&#8217;epoca era un&#8217;ira di Dio in una classe, la II C dello sperimentale, che era un concentrato di nitroglicerina pura. Poi dalla terza in avanti si avvia la metamorfosi, lenta, difficile ma progressiva, e pochi giorni fa, il 28 febbraio, Davide si è laureato cum Laude in FILOSOFIA alla &#8220;Federico II&#8221;.</p>
<p><strong>Ecco, caro Presidente del Consiglio</strong> perchè lei l&#8217;altro giorno è stato ingeneroso e sommario con noi tutti e quindi anche con la scuola pubblica, che è sì disastrata, come l&#8217;intero sistema scuola, ma non al punto da impedire qualche miracolo&#8230;</p>
<p><strong>E questi miracoli andrebbero incentivati e sostenuti</strong> perchè, nonostante tutte le difficoltà, sono possibili, mi creda, se lo sforzo e la dedizione dell&#8217;educatore intercettano con amorevole cura e competenza professionale la passione del discente e il suo principio di responsabilità oltre che la sua sete di riscatto esistenziale.</p>
<p><strong>Vede, il miracolo <em>è</em> possibile</strong> se il tempo scuola non è dilapidato e dissipato in un vaga, infeconda e inconsistente opera di apostolato sociale che depotenzia e depaupera la funzione emancipatoria assegnata alla cultura, nel suo rigore, nella severità che comporta, nella disciplina che richiede e, soprattutto, nella felicità che regala.</p>
<h5><span style="color: #888888;">immagine: akkuaria.com</span></h5>
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		<title>Andate bene a scuola? Tutto merito di un gene</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 10:12:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Lubrano di Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<em><strong><a rel="attachment wp-att-8098" href="http://librisulibri.it/2011/02/24/andate-bene-a-scuola-tutto-merito-di-un-gene/mafalda_intelligenza-2/"><img class="alignleft size-full wp-image-8098" title="mafalda_intelligenza" src="http://librisulibri.it/wp-content/uploads/2011/02/mafalda_intelligenza1.jpg" alt="" width="161" height="155" /></a>Cose da pazzi!</strong> E' da qualche giorno che non faccio altro che parlare, in classe con gli studenti e anche in famiglia, di una notizia letta sui quotidiani e che sconcerta per dilettantismo, approssimazione scientifica e rivelazione di un’improvvisazione culturale dalle equivoche implicazioni pedagogiche.</em>

<em><!--more--></em><strong>I fatti sono questi.</strong> Alcuni ricercatori del King’s College di Londra e dell’Università del New Mexico avrebbero pubblicato sulla Rivista Plos <a title="Articolo sulla ricerca &#124; Il Giornale" href="http://www.ilgiornale.it/interni/i_bei_voti_solo_questione_geni_per_scienza_secchioni_si_nasce/17-02-2011/articolo-id=506524-page=0-comments=1" target="_blank">una ricerca </a>dalla quale si evincerebbe che il segreto per riuscire bene negli studi non starebbe nell’applicazione continua, in una relazione educativa stimolante ed empatica, nell’organizzazione metodologicamente avvertita del lavoro e in un’intelligente e critica assimilazione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><em><strong><a rel="attachment wp-att-8098" href="http://librisulibri.it/2011/02/24/andate-bene-a-scuola-tutto-merito-di-un-gene/mafalda_intelligenza-2/"><img class="alignleft size-full wp-image-8098" title="mafalda_intelligenza" src="http://librisulibri.it/wp-content/uploads/2011/02/mafalda_intelligenza1.jpg" alt="" width="161" height="155" /></a>Cose da pazzi!</strong> E&#8217; da qualche giorno che non faccio altro che parlare, in classe con gli studenti e anche in famiglia, di una notizia letta sui quotidiani e che sconcerta per dilettantismo, approssimazione scientifica e rivelazione di un’improvvisazione culturale dalle equivoche implicazioni pedagogiche.</em></p>
<p><em><span id="more-8092"></span></em><strong>I fatti sono questi.</strong> Alcuni ricercatori del King’s College di Londra e dell’Università del New Mexico avrebbero pubblicato sulla Rivista Plos <a title="Articolo sulla ricerca | Il Giornale" href="http://www.ilgiornale.it/interni/i_bei_voti_solo_questione_geni_per_scienza_secchioni_si_nasce/17-02-2011/articolo-id=506524-page=0-comments=1" target="_blank">una ricerca </a>dalla quale si evincerebbe che il segreto per riuscire bene negli studi non starebbe nell’applicazione continua, in una relazione educativa stimolante ed empatica, nell’organizzazione metodologicamente avvertita del lavoro e in un’intelligente e critica assimilazione e rielaborazione dei contenuti ma, invece, nel possesso ereditario di un gene che predisporrebbe dalla nascita agli studi e, come si dice con quell’orrenda espressione che scimmiotta un vocabolario aziendalistico, al “successo formativo”.</p>
<p><strong>Insomma, come è stato giustamente rilevato, dai paesi anglofoni,</strong> oltre che arrivare il più delle volte notizie apprezzabili circa lo stato della ricerca, spesso arrivano anche &#8211; complice una divulgazione scientifica macchiettistica e sensazionalistica – notizie strampalate, figlie di una concezione deterministica e paleopositivistica della ricerca scientifica,  che vorrebbero ridurre la complessità qualitativa dell’impresa umana a fattori genetici quantitativamente determinabili.</p>
<p><strong>Così dopo averci, nel recente passato, ammannito l’ipotesi bizzarra</strong>, travestita della sacrale veste della scienza, secondo la quale la depressione, l’egoismo, l’amore, l’amicizia e quant’altro dipenderebbero da fattori genetici, adesso è la volta del successo scolastico per il quale i ragazzi, o chi di loro è stato graziato da Natura o Padreterno, “<em>hanno delle caratteristiche genetiche che influenzano quanto riusciranno ad avvantaggiarsi della qualità dell`istruzione offerta”.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>A dire la verità, la coordinatrice della ricerca, </strong>Claire Haworth, in uno slancio, forse, di sensato ravvedimento, ha precisato che, naturalmente, nella riuscita negli studi contano, l’impegno, l’autocontrollo e la motivazione anche se poi ha affermato, in omaggio alle derive quantitative e “misurometriche”, che i fattori genetici e le predisposizioni naturali peserebbero per un buon 50% nel successo scolastico degli studenti.</p>
<p><strong>Ora, a parte ogni altra considerazione pedagogica</strong>, qui si impone una riflessione. E cioè, questo studio sarebbe la scoperta dell’acqua calda nella misura in cui tendesse a sottolineare che nella riuscita agli studi occorra un concorso di circostanze e fattori, non escluse le vocazioni e i talenti soggettivi.</p>
<p><strong>Ma il fatto è che i ricercatori in questione fanno un passo più in là </strong>di questa semplice annotazione benché insipida – che non avrebbe meritato la grancassa dei media a decuplicarne enfaticamente le trivialità – perché si impegnano a misurare, non si sa bene alla luce di quali parametri, l’entità e il peso del contributo dei fattori genetici, che per l’appunto influenzerebbero per una buona metà la riuscita negli studi.</p>
<p><strong>E’ questa pretesa qui che appare a chi scrive</strong> destituita di ogni valore perché i fattori genetici ai fini dell’apprendimento intellettuale non costituiscono una grandezza misurabile nello stesso modo in cui non lo è l’ambiente familiare, il contesto sociale e la relazione educativa.</p>
<p><strong>E’ la solita pretesa di ridurre a misure standard</strong> le prestazioni intellettuali; è la sempiterna vocazione a ridurre l’attività spirituale nell’algida ristrettezza di quantità omogenee e uniformi che dice della deriva scientista implicata in queste, apparentemente, risibili ricerche pseudoscientifiche.</p>
<p><strong>Quando ho portato la notizia dello studio suddetto nelle mie classi</strong>, subito ho letto nelle espressioni e nelle mezze risate dei miei studenti l’intuizione giusta e cioè quella di aver trovato l’alibi idoneo, per giunta benedetto nell’acqua sacra della scienza, per tirare i remi in barca e autorizzare una fuga, legittimata da teorie “d’avanguardia”, dalle loro responsabilità e dalla fatica dell’applicazione.</p>
<p><strong>Siccome avevo previsto la reazione</strong>, ho letto loro una delle lettere che <strong>Gramsci</strong> spedì dal carcere di Turi alla sorella Teresina, lettera avente ad oggetto l’educazione scolastica della nipotina Edmea, chiamata affettuosamente Mea. In essa Gramsci scrive:</p>
<blockquote><p><em>“Ho ricevuto la tua lettera del 28 aprile. Credo che tu e Grazietta vi siete completamente sbagliate sul significato delle osservazioni da me fatte a proposito di Mea. In primo luogo, io ho conosciuto Mea solo nel ’24, quando aveva pochi anni e non sono certo in grado di giudicare le sue qualità e la saldezza di queste qualità. In secondo luogo e in generale, io evito sempre di valutare chiunque fondandomi su ciò che si suole chiamare ‘intelligenza’, ‘bontà naturale’, ‘prontezza di spirito’, ecc perché so che tali valutazioni hanno scarsa portata e sono ingannevoli. Più di tutte queste cose mi pare importante la ‘forza di volontà’, l’amore per la disciplina e per il lavoro, la costanza nei propositi, e in questo giudizio tengo conto, più che del bambino, di quelli che lo guidano e che hanno il dovere di fargli acquistare tali abitudini senza mortificare la sua spontaneità […] che in Mea voi tutti trascurate di sollecitare l’acquisizione di queste qualità solide e fondamentali non pensando che più tardi il compito sarà più difficile e forse impossibile” </em>.</p></blockquote>
<p><strong> Ecco, i miei studenti hanno afferrato al volo l’antifona</strong>; ma credo che questo brano di Gramsci dovrebbe essere meditato anche da quei grandi cervelloni convinti del radicamento essenzialmente genetico dell’intelligenza. I quali, se storcessero il naso alle viste di un bolscevico, potrebbero anche volgere la loro attenzione su questa riflessione di uno dei padri – inglesi – del liberalismo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“&#8221;Chi non è stato abituato da giovane a subordinare la propria volontà alla ragione altrui, difficilmente accetterà di sottomettersi alla ragione propria, quando sia in età di farne uso&#8221;<br />
(J. Locke)</em></p>
</blockquote>
<p>﻿</p>
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		<title>Giulia e un santo di nome Facebook</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 11:12:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Lubrano di Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<em><strong>Giulia</strong> ha un viso delicato e gli occhi buoni e intelligenti, profondi, che ti attraversano da parte a parte. Scarpe da ginnastica, jeans moderatamente stracciati e una capigliatura liscia e rossa che le copre spesso una metà del volto.</em>

<em><!--more--></em> <strong>Nonostante la sua giovanissima età</strong> – frequenta la III Liceo Linguistico – ha quel disincanto dinoccolato della sua generazione; non la convinci subito di quello che stai dicendo né tanto meno è disposta ad ossequiare l’autorità solo per  rituale deferenza e formale e ruffiano interesse.

<strong> Rischia per le sue idee </strong>ed è disposta ad assumersi le conseguenze delle sue azioni; però non è mai ruvida ed aspra ed ha il garbo della persona educata, anche quando ti deve dire cose spiacevoli...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><em><strong>Giulia</strong> ha un viso delicato e gli occhi buoni e intelligenti, profondi, che ti attraversano da parte a parte. Scarpe da ginnastica, jeans moderatamente stracciati e una capigliatura liscia e rossa che le copre spesso una metà del volto.</em></p>
<p><em><span id="more-7892"></span></em> <strong>Nonostante la sua giovanissima età</strong> – frequenta la III Liceo Linguistico – ha quel disincanto dinoccolato della sua generazione; non la convinci subito di quello che stai dicendo né tanto meno è disposta ad ossequiare l’autorità solo per  rituale deferenza e formale e ruffiano interesse.</p>
<p><strong> Rischia per le sue idee </strong>ed è disposta ad assumersi le conseguenze delle sue azioni; però non è mai ruvida ed aspra ed ha il garbo della persona educata, anche quando ti deve dire cose spiacevoli o che comunque intuisce che non incontrino il tuo gradimento.</p>
<p><strong>Ordinariamente nasconde con evidente impaccio la sua timidezza </strong>dietro il fumo delle sigarette e l’effetto che produce il suo candore coniugato con la nicotina è buffo e sorprendente. In classe la sua concentrazione spesso latita ed è evidente che le piace più andare appresso ai suoi sogni, alle sue fantasie che non confrontarsi con la “fatica del concetto”.</p>
<p><strong>Pertanto, per arpionare la sua attenzione</strong> bisogna provocarne l’intelligenza, motivarne la passione e spiazzarla con i mille riti che un artigiano della cattedra, che è un po’ anche un commediante, deve saper allestire.</p>
<p><strong>Nonostante tutto questo campionario di tentativi pedagogici</strong>, i risultati in questa prima parte dell’anno sono assolutamente scadenti: tre in Filosofia e tre in Storia. La sua situazione di profitto un po’ mi preoccupa anche se la mia esperienza mi dice che bisogna confidare nel lavorìo formativo del tempo che passa e intanto incalzarla costantemente e tenacemente, mai abbassando l’asticella; anzi, ponendola ad un’altezza congrua con la sua intelligenza, che è rilevante e non ordinaria.</p>
<p><strong>La speranza a cui un insegnante fa ricorso </strong>per supportare con la teologale virtù il suo sconforto mi dice che per sbloccare Giulia bisogna anche liberare il suo condotto emotivo, perché solo se si disostruisce il canale patico attraverso il quale scorre la sua intelligenza, la situazione del suo profitto, e in più in generale della sua crescita come persona, può migliorare considerevolmente.</p>
<p><strong>Ciò non mi ha impedito più di una volta di fermarla nei corridoi</strong> e di dispensarle con paterna e severa bonomia il pistolotto professionale di prammatica, che la signorina ha accolto con pazienza e distacco, bofonchiando qualche scusa distrattamente pensata e peggio elaborata per la circostanza, nella speranza che l’insegnante si allontanasse a passi veloci, finito l’intervallo, nella classe che lo aspettava.</p>
<p><strong> Questa la situazione fino alla settimana scorsa. </strong>Poi Santo Facebook credo che mi abbia aiutato, giorni fa, a sbloccare lo stallo in cui mi dimenavo. Ho visto che sulla bacheca di Giulia, c’era uno sfogo che recitava pressappoco così:</p>
<p style="text-align: center;">“<em>Cantare è proprio la cosa che metto al primo posto, infatti, è quello che faccio più spesso.<br />
Se in qualche modo me lo negassero, mi sentirei male.<br />
E&#8217; davvero un bisogno: quando una canzone mi gira per la testa, non può rimanere lì, la devo proprio cantare.<br />
E allora in quel momento maledico il fatto di abitare in un palazzo e non posso cantare sempre come vorrei, altrimenti chi li sentirebbe i vicini?”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>In altri termini, Giulia coltiva l’ambizione di diventare una cantante</strong> e a questa passione dedica la grande parte delle sue energie e della sua adolescenziale passione. Bene, mi son detto, ecco qui il gancio.</p>
<p><strong>Stamattina sono entrato in classe</strong>, ho aperto il Registro per definire le ultime verifiche di fine quadrimestre. Ho indugiato solo un po’ sull’elenco alfabetico, giusto per esigenze sceniche di suspense e poi ho chiamato Giulia alla cattedra. La signorina mi ha guardato con uno sguardo a metà tra lo stranito e il torvo poiché non si aspettava di essere di nuovo interrogata.</p>
<p><strong>Mesta e consapevole del disastro a cui andava incontro</strong>, è avanzata lenta e meditabonda tra le file dei banchi. Arrivata a capo chino nei pressi di quello che a lei in quegli istanti doveva apparire come un patibolo, ha alzato il volto verso il suo dispettoso e sadico insegnante, che, intanto, alzatosi  dalla sedia, le ha domandato, con una solenne faccia di bronzo se non le andasse di farci sentire uno dei pezzi che le piace così tanto cantare.</p>
<p><strong>L’arcobaleno e la sorpresa più piena</strong> ho visto dipinti su quel viso di bambina in marcia verso la trasformazione adolescenziale. Senza scoraggiarsi e con un discreto piglio da prima donna, come se si trovasse sul palcoscenico di una Woodstock de’ noantri, ha attaccato a cantare con voluttuosa intensità un pezzo, “<em>I&#8217;m yours&#8221;</em> di Jason Mraz, infischiandosene bellamente che non fosse accompagnata e sorretta da alcuno strumento musicale.</p>
<p><strong>L’abbiamo, io e i suoi compagni, ascoltata in religioso silenzio</strong> e dopo le abbiamo tributato un caloroso applauso. Da domani in poi, credo che Giulia ascolterà le lezioni di Storia e Filosofia con un&#8217;altra disposizione. Almeno lo spero.</p>
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		<title>Ci sono delle giornate&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 10:43:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Lubrano di Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<strong><a rel="attachment wp-att-7778" href="http://librisulibri.it/2011/02/07/ci-sono-delle-giornate/sole/"><img class="alignleft size-medium wp-image-7778" title="sole" src="http://librisulibri.it/wp-content/uploads/2011/02/sole-100x74.jpg" alt="" width="100" height="74" /></a>Ci sono delle giornate nelle quali,</strong> nel breve volgere di qualche ora, ti accade di fare alcune esperienze inscrivibili in uno stesso orizzonte di significato, con una sequenza così stringente e così evocativa che non puoi fare a meno di chiederti se tutto ciò sia il prodotto del caso o se, come è più ragionevole pensare, una Volontà misteriosa guidi con mano sicura e benevola la difettosa capacità degli uomini a leggere gli eventi della loro vita.

<!--more--> <strong>Per esempio, può capitare di essere spinto</strong> da un’interessante e coinvolgente recensione,  in una uggiosa mattina di una domenica invernale, ad andare in una delle rare librerie aperte per acquistare un...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><strong><a rel="attachment wp-att-7778" href="http://librisulibri.it/2011/02/07/ci-sono-delle-giornate/sole/"><img class="alignleft size-medium wp-image-7778" title="sole" src="http://librisulibri.it/wp-content/uploads/2011/02/sole-100x74.jpg" alt="" width="100" height="74" /></a>Ci sono delle giornate nelle quali,</strong> nel breve volgere di qualche ora, ti accade di fare alcune esperienze inscrivibili in uno stesso orizzonte di significato, con una sequenza così stringente e così evocativa che non puoi fare a meno di chiederti se tutto ciò sia il prodotto del caso o se, come è più ragionevole pensare, una Volontà misteriosa guidi con mano sicura e benevola la difettosa capacità degli uomini a leggere gli eventi della loro vita.</p>
<p><span id="more-7769"></span> <strong>Per esempio, può capitare di essere spinto</strong> da un’interessante e coinvolgente recensione,  in una uggiosa mattina di una domenica invernale, ad andare in una delle rare librerie aperte per acquistare un libro.</p>
<p><strong>E ti può capitare di scoprire,</strong> leggendo avidamente l’introduzione e la prefazione &#8211; mentre il metrò, tra un folla di volti sonnacchiosi oppure segnati da lineamenti slavi o maghrebini alla ricerca di una mezza giornata di evasione, ti riporta sulla collina del Vomero &#8211; che hai fatto una scelta giusta, assecondando questa volta la tua non sempre retta avidità di lettura, e che quel libro disegna l’esperienza educativa come un’offerta <a title="generoso, altruistico | Hoepli dizionario" href="http://dizionari.hoepli.it/Dizionario_Italiano/parola/oblativo.aspx?idD=1&amp;Query=oblativo" target="_blank">oblativa</a> scandita tra i focus essenziali della libertà e dell’autorità.</p>
<p><strong>Ti capita così di ritrovarti tra le pagine di quel libro dove l’educazione </strong>è fondamentalmente una esperienza umana che più che trasmettere abilità o competenze o indulgere in una cura un po’ consolatoria della dimensione <a title="epatico | Hoepli dizionario" href="http://dizionari.hoepli.it/Dizionario_Italiano/parola/patico.aspx?idD=1&amp;Query=patico&amp;lettera=P" target="_blank">patico</a>-affettiva, necessita di adulti in grado di offrire modelli e di accompagnare i ragazzi alla scoperta di una libertà che faccia crescere la consapevolezza di fare i conti con la realtà e con la verità.</p>
<p><strong>E può capitare, nel mentre sei assorto in questi pensieri </strong>e ti gusti la prospettiva di tuffarti in quelle pagine, intanto che la gente ti sballottola di qua e di là per compiere in modo ansiogeno il rito dello shopping domenicale e correre a comprare il capo firmato messo in saldi dalla boutique à la page, che un sorriso, intensamente rievocativo, si faccia strada tra la folla e incroci i tuoi occhi perplessi e la tua memoria confusa.</p>
<p><strong>Poi un tono, l’azzurro di una pupilla, una movenza</strong> ti inducono a ricordare che quello è il volto di Antonio, un tuo alunno di venti anni fa, quando eri all’inizio della carriera. Antonio ti abbraccia così intensamente una e più volte, disincagliando, dopo un attimo di esitazione, il fiume dei suoi ricordi scolastici, rievocando qualche tuo tic di docente o qualche buffo omaggio all’entusiasmo da neofita che allora mettevi nelle cose che facevi, che tu, dopo un attimo di irrigidimento, ti lasci travolgere da quell’onda di genuino e gratuito affetto, condito con la nostalgia del tempo che passa e che non tornerà più.</p>
<p><strong>Non vorresti lasciarlo più quel ragazzone ormai padre di famiglia</strong>, ma è lui stesso, consolandoti con la possibilità di reincontrarsi spesso, sebbene virtualmente, attraverso facebook, a dirti che deve scappare perché gli urge completare la spesa per i due figli influenzati…</p>
<p><strong>Con quest’emozione </strong>– Antonio l’hai lasciato che giocava a pallacanestro in palestra e oggi lo trovi serio professionista e padre amoroso – ti avvii verso la Chiesa dei Fiorentini. E’ tale il sommovimento emotivo che quell’incontro ti ha provocato, che segui un po’ distrattamente la funzione liturgica domenicale.</p>
<p><strong>Epperò poi, Padre Lello, commentando, come suo solito con <a title="verbosità, eloquenza | Hoepli dizionario" href="http://dizionari.hoepli.it/Dizionario_Italiano/parola/facondia.aspx?idD=1&amp;Query=facondia" target="_blank">facondia</a> e simpatia</strong>, quel passo del Vangelo di Matteo in cui si racconta l’avvio dell’apostolato di Gesù a Cafarnao, sul lago di Tiberiade, tira dal cilindro magico della sua omelia un riferimento dantesco, tratto dal XV Canto dell’Inferno, allorché Brunetto Latini si rivolge in questi termini al Sommo poeta: «<em>Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorïoso porto,se ben m&#8217;accorsi ne la vita bella</em><em>»</em></p>
<p><strong>Quella citazione, che sia nelle intenzioni di Dante che in quelle di Padre Lello</strong> persegue un’altra e più nobile logica,  è un colpo di frusta perchè ti sembra giungere a coronamento di una giornata in cui, in poche ore, la tua vanità di docente, contento del mestiere che fa, sembra aver trovato conferma in piccole ma significative esperienze delle proprie scelte e di alcune convinzioni maturate.</p>
<p><strong>E’ così che, quindi, un libro, un incontro e una citazione</strong> ti fanno improvvisamente apparire una uggiosa domenica di inverno come una radiosa giornata primaverile e ti inducono a ringraziare l’Onnipotente della possibilità che ti è stata data di vivere una vita normale ma intensa  e vera.</p>
<h5><span style="color: #888888;">immagine: meteo4</span></h5>
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		<title>L&#8217;autorità della libertà, di Felice Nuvoli</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 14:37:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Lubrano di Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<em><a rel="attachment wp-att-7639" href="http://librisulibri.it/2011/01/26/lautorita-della-liberta-di-felice-nuvoli/l-autorita-della-liberta/"><img class="alignleft size-medium wp-image-7639" title="l autorità della libertà" src="http://librisulibri.it/wp-content/uploads/2011/01/l-autorità-della-libertà-66x100.jpg" alt="" width="66" height="100" /></a>Ho raccolto sul sito<a href="http://www.ilsussidiario.net/News/" target="_blank"> www.ilsussidiario.net </a>questa recensione di Giorgio Chiosso ad un volume pubblicato per la Casa editrice SEI dal titolo<strong> L’autorità della libertà </strong>di <strong>Felice Nuvoli</strong>, docente di Pedagogia all’Università di Cagliari. </em>

<em><!--more--></em><strong>Correrò a comprare questo testo</strong> perché mi sembra, da quanto leggo nella recensione, che esso restituisca all’esperienza educativa quella profondità umana e quello spessore che le si convengono, conferendo a parole desuete, inattuali ma ineliminabili dalla pratica pedagogica, come libertà e autorità, il loro senso più pieno e, direi anche, il sapore buono di certe cose antiche.

<strong>Ciò, in tempi nei quali la vocazione maieutica</strong> connessa all’insegnamento è disossata in algidi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><em><a rel="attachment wp-att-7639" href="http://librisulibri.it/2011/01/26/lautorita-della-liberta-di-felice-nuvoli/l-autorita-della-liberta/"><img class="alignleft size-medium wp-image-7639" title="l autorità della libertà" src="http://librisulibri.it/wp-content/uploads/2011/01/l-autorità-della-libertà-66x100.jpg" alt="" width="66" height="100" /></a>Ho raccolto sul sito<a href="http://www.ilsussidiario.net/News/" target="_blank"> www.ilsussidiario.net </a>questa recensione di Giorgio Chiosso ad un volume pubblicato per la Casa editrice SEI dal titolo<strong> L’autorità della libertà </strong>di <strong>Felice Nuvoli</strong>, docente di Pedagogia all’Università di Cagliari. </em></p>
<p><em><span id="more-7631"></span></em><strong>Correrò a comprare questo testo</strong> perché mi sembra, da quanto leggo nella recensione, che esso restituisca all’esperienza educativa quella profondità umana e quello spessore che le si convengono, conferendo a parole desuete, inattuali ma ineliminabili dalla pratica pedagogica, come libertà e autorità, il loro senso più pieno e, direi anche, il sapore buono di certe cose antiche.</p>
<p><strong>Ciò, in tempi nei quali la vocazione maieutica</strong> connessa all’insegnamento è disossata in algidi meccanismi procedurali, in <a title="significato | Kerenyi" href="http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaK/KERENYI_%20IL%20MITOLOGEMA.htm" target="_blank">mitologemi</a> funzionalistici e in enfatiche costruzioni organizzativo-manageriali, fa bene al cuore. In attesa di leggere il testo, cominciamo a leggerci questa recensione.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><strong>Cosa c&#8217;entrano libertà e autorità col risultato in classe?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a title="biografia professionale | Mondadori  " href="http://www.mondadoriuniversita.it/autori/giorgio_chiosso.html" target="_blank">Giorgio Chiosso </a></p>
<p>Il nostro tempo educativo è spesso avviluppato in una singolare contraddizione: da una parte la sopravalutazione delle metodologie, dalla cui applicazione dovrebbero discendere in modo quasi automatico il miglioramento educativo e scolastico, e dall’altra la sottovalutazione di quella che si potrebbe individuare come la variabile “U” e cioè degli interventi educativi consegnati alle persone e dunque affidati alle qualità umane.</p>
<p>È come se fossimo prigionieri di una gabbia di pregiudizi che impediscono di esplorare quella che è la dinamica profonda dei processi educativi e che dipende dalla capacità delle persone con responsabilità educative di essere “credibili” e “significative”, capaci di proposta e non solo occasionali compagni di viaggio. Adulti, in una parola, in grado &#8211; prima di essere genitori o professori di italiano o matematica &#8211; di essere adulti veri. Si tratta di una evidenza talmente scontata da risultare addirittura banale, eppure raramente emergente, per esempio, nei dibattiti scolastici.</p>
<p>Pesa in questi discorsi il sospetto di moralismo. Il moralismo, beninteso, è una brutta piaga e, in questo caso, guasta ciò che costituisce invece il segnavia per cogliere il senso profondo e misterioso della realtà quotidiana. Per contenere questo rischio dobbiamo certamente esplorare in che modo è possibile ritessere in modo aderente al nostro tempo concetti impegnativi e densi di risvolti pratici come educazione, autorità, libertà, maestro, dovere, ma questa esigenza non può essere aggirata, cancellando semplicemente il problema.</p>
<p>Il volume di Felice Nuvoli, docente di pedagogia nell’Università di Cagliari, apparso recentemente (<em>L’autorità della libertà</em>, Torino, Sei, pp. 242, euro 11,50) si propone proprio di entrare nel vivo di tali questioni, senza timore di essere contro corrente rispetto a tutto ciò che oggi è giudicato “politicamente corretto”.</p>
<p>Esso punta al cuore del problema educativo: come educare alla libertà? Nuvoli si inoltra in uno dei temi più complessi, diciamo pure spinosi, riguardanti i comportamenti educativi: quale rapporto sussiste tra l’autorità e la libertà? Fin dove finisce la libertà dell’individuo che cresce e fin dove è lecito intervenire con l’autorità dell’educatore credibile? Il destino dell’autorità è sempre quello di rischiare la deriva autoritaria oppure c’è anche un’autorità capace di essere “educativa”, un’autorità necessaria a far crescere?</p>
<p>È facile immaginare le obiezioni di quanti ritengono che i problemi dell’apprendimento e dell’educazione si possano risolvere mediante l’attuazione di procedure ben oliate: cosa c’entrano libertà, autorità, educazione con i risultati scolastici? Con il funzionamento della scuola, con la sua organizzazione, con la preparazione dei docenti? C’entrano &#8211; e come &#8211; perché, ad esempio, la scuola è prima di tutto consegnata all’intelligenza umana, alla capacità di motivare gli allievi, di sostenerli nello sforzo di apprendimento, di correggerli ogni qual volta se ne presenti l’opportunità.</p>
<p>Nel suo denso e piacevole saggio Nuvoli chiarisce in modo esemplare il senso da attribuire alla parola libertà. Essa viene presentata come la manifestazione più alta dell’“umano”, ma a condizione &#8211; come scrive &#8211; che la libertà di “realizzare se stessi” non pretenda di fare a meno del “nostro limite ontologico”. Quando questo accade la libertà si perde nel sogno irreale, nell’incapacità di vivere e di misurarsi con la realtà, fino al punto da disprezzarla o odiarla perché ostacola i nostri desideri. In questi casi l’esito è quello dell’inquietudine esistenziale, come se si fosse perso il contatto con qualcosa di vitale.<br />
Perché la “libertà di essere” si possa realizzare nell’esperienza quotidiana c’è bisogno di adulti capaci di amare, di occuparsi in modo continuo dei rispettivi figli e allievi, di destinare il loro tempo a loro, in una parola adulti capaci di essere educatori autentici, appassionati e credibili: soltanto la passione educativa e la credibilità dell’educatore e la sua coerenza (non le cose che dice, ma le cose che fa) rappresentano garanzie affidabili.</p>
<p>Nuvoli non propone ricette semplici da applicare: suggerisce piuttosto al mondo degli educatori di interrogarsi a quali condizioni essi possono effettivamente aiutare allievi e figli a conquistare la pienezza della vita adulta.<br />
In una profetica pagina scritta circa mezzo secolo fa Hannah Arendt così individuava una delle ragioni della crisi dell’educazione contemporanea: la diffusa convinzione che esista “un mondo di bambini e una società di bambini autonomi da lasciare all’autogoverno dei bambini stessi: gli adulti non dovrebbero occuparsene se non nel consentire di fare come i bambini vogliono e mettere in atto iniziative per evitare il peggio”.</p>
<p>L’autorità della libertà, proposta da Nuvoli come l’itinerario per l’educazione virtuosa ancora capace di parlare ai giovani del nostro tempo va in una direzione esattamente opposta: è la libertà che sa fare i conti con la realtà, la libertà che non si libra nel vuoto del sogno o dell’irrealtà, la libertà che si esprime sempre in funzione del compimento del soggetto, della sua felicità, della suo misurarsi con la verità. E’ precisamente attraverso questa via che si può battere quel relativismo educativo che, a giudizio di molti, costituisce la ragione prima della crisi dell’educazione del nostro tempo.<br />
Ci sono tanti modi per concorrere a restituire all’idea di educazione il ruolo che le spetta anche in un mondo nel quale qualche volta sembra che stiano venendo meno tutte le certezze. Uno di questi è di affidarsi a letture utili, come nel caso del volume di Nuvoli, per chiarire concetti, orientare opinioni, promuovere iniziative. Il messaggio del volume è promettente: l’educazione (quando è davvero buona educazione) si annoda sempre alla fiducia che non cessa di sperare nell’uomo.</p></blockquote>
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		<title>Gli otto peccati capitali della nostra civiltà, di Konrad Lorenz</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 10:43:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Lubrano di Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di un professore]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<em><a rel="attachment wp-att-7458" href="http://librisulibri.it/2011/01/13/gli-otto-peccati-capitali-della-nostra-civilta-di-konrad-lorenz/lorenz-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-7458" title="lorenz" src="http://librisulibri.it/wp-content/uploads/2011/01/lorenz1-60x100.jpg" alt="" width="60" height="100" /></a>Premio Nobel per la Medicina nel 1973,<strong> </strong></em><strong><em>Konrad Lorenz,</em></strong><em> padre dell’etologia e poligrafo versatile e geniale, pubblicò nello stesso anno “</em><em><strong>Gli otto peccati capitali della nostra civiltà</strong>”, un insieme di conferenze tenute negli anni ’70 per una radio di Monaco. Il testo fu</em><em> edito in Italia per i tipi di Adelphi. Da leggere.</em>

<em><!--more--></em><strong>Un amico fiorentino, fondatore del <a href="http://www.blogger.com/profile/15330260135997406112" target="_blank">Gruppo di Firenze</a>,</strong> un’associazione che si batte da qualche anno per la diffusione nella scuola di principi di merito e responsabilità, me ne ha sollecitato la lettura attraverso la pubblicazione di un articolo a Lorenz dedicato. E’ stata un’esperienza suggestiva e assai stimolante, in linea generale.

<strong>Sul piano della ricerca...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p><em><span id="more-7454"></span></em><strong>Un amico fiorentino, fondatore del <a href="http://www.blogger.com/profile/15330260135997406112" target="_blank">Gruppo di Firenze</a>,</strong> un’associazione che si batte da qualche anno per la diffusione nella scuola di principi di merito e responsabilità, me ne ha sollecitato la lettura attraverso la pubblicazione di un articolo a Lorenz dedicato. E’ stata un’esperienza suggestiva e assai stimolante, in linea generale.</p>
<p><strong>Sul piano della ricerca pedagogica</strong>, poi,  la lettura di Lorenz è stata illuminante, una vera e propria boccata di ossigeno nel mare di sterili conformismi dolciastri che il <em> politically correct </em>afferma e propaga. Non dico altro ma <strong>suggerisco di gustarvi questo testo</strong> e di meditarne la intelligente  attualità rispetto alle stucchevoli e peraltro devastanti mode pedagogiche in voga nelle scuole.</p>
<blockquote><p>&#8220;Il riconoscimento della superiorità gerarchica non è di impedimento all’amore. Tutti noi dovremmo ricordare che, quando eravamo bambini, le persone da noi predilette non erano quelle di rango uguale o inferiore al nostro, ma quelle che consideravamo superiori e a cui eravamo sottomessi.</p>
<p>Quando ripenso al mio amico Emmanuel la Roche, di quattro anni maggiore di me e morto precocemente, capo indiscusso della nostra banda di ragazzi dai 10 ai 16 anni che egli dominava con autorità giusta ma severa, ricordo ancora con chiarezza come a lui mi legasse non solo un sentimento di rispetto e il desiderio di veder riconosciuto da lui il valore delle mie azioni, ma anche un profondo affetto.</p>
<p>Questo sentimento era inequivocabilmente dello stesso tipo di quello che mi avrebbe legato più tardi a certi amici più anziani di me o a maestri che veneravo. Vedere nell’esistenza di un naturale rapporto gerarchico tra due uomini una frustrazione che diventa impedimento alla formazione di sentimenti affettivi è una delle colpe maggiori della dottrina pseudo-democratica.</p>
<p>Dove manca questa gerarchia non potrà esservi neppure la forma più naturale di amore, quello che normalmente unisce fra loro i membri di una famiglia. A causa di questo principio educativo della ‘non frustrazione’, migliaia di bambini sono diventati infatti dei nevrotici infelici.</p>
<p>Come ho spiegato nei lavori già citati, il bambino che vive in un gruppo privo di struttura gerarchica si trova in una situazione del tutto innaturale. Infatti, non potendo reprimere la propria tendenza, programmata nell’istinto, ad assumere una posizione di grado più alto, egli tiranneggia i genitori indifesi e si trova costretto al ruolo di capogruppo, nel quale non è per nulla a suo agio.</p>
<p>L’assenza di un ‘superiore’ più forte dà al bambino la sensazione di essere indifeso in un mondo ostile, sensazione giustificata in quanto i bambini ‘non frustrati’ non piacciono a nessuno. Quando, in stato di comprensibile irritazione, egli cerca di provocare i genitori e di attirare su di sé la loro collera (nel linguaggio corrente si dice che ‘si tira dietro gli schiaffi’), il bambino non incontra la risposta aggressiva che istintivamente attende e in cui inconsciamente spera, ma urta contro il muro di gomma delle frasi pacate e pseudo-razionali.</p>
<p>Nessuno si identifica con un essere debole e sottomesso, nessuno è disposto a farsi prescrivere da lui le norme del comportamento e tanto meno a riconoscere come valori culturali quelli da lui venerati. Soltanto quando si ama una persona dal più profondo dell’anima, e al tempo stesso la si rispetta, si è in grado di fare propria la sua tradizione culturale.</p>
<p>Una simile ‘figura paterna’ manca evidentemente a una altissima percentuale dei giovani di oggi. Troppo spesso il padre naturale non è all’altezza del compito e l’insegnamento di massa nelle scuole e nelle università impedisce che egli venga sostituito dalla figura di un venerato maestro.&#8221;</p></blockquote>
<h2>Per approfondire:</h2>
<p><a href="http://www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=LorenzK.html" target="_blank">Konrad Lorenz</a> : dati biografici e professionali</p>
<p>&#8220;Gli otto peccati capitali della nostra civiltà&#8221;: dettagli sul <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gli_otto_peccati_capitali_della_nostra_civilt%C3%A0" target="_blank">testo</a> e pensieri del popolo di <a href="http://www.anobii.com/books/Gli_otto_peccati_capitali_della_nostra_civilt%C3%A0/9788845901683/01a213f81b78362fc5/" target="_blank">Anobii</a></p>
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