“Cristo si è fermato a Eboli”

Centinaia di migliaia di lettori di intere generazioni hanno sofferto, pianto e gridato all’ingiustizia nel leggere uno dei capolavori della narrativa contemporanea italiana come Cristo si è fermato a Eboli.
La figura del narratore è largamente (quasi completamente) sovrapponibile con quella dello scrittore, Carlo Levi, anzi, il dottor Carlo Levi.
L’uomo, nativo di Torino e medico professionista, subisce la pratica del confino messa a punto dal regime fascista per sbarazzarsi di oppositori politici e personaggi scomodi. Per questo motivo Levi viene catapultato da Torino in Lucania, l’odierna Basilicata, terre allora desolate nelle quali vigono delle morali ancora arcaiche e dei gesti senza tempo, quasi pagani e legati a rituali mistici di ancestrale memoria.

Il primo luogo del romanzo che merita di essere menzionato è proprio Eboli, una piccola cittadina in provincia di Salerno, precisamente nella parte nord della provincia. Dato che non confina neanche con la Basilicata, ci si può chiedere perché l’autore abbia scelto questo luogo come simbolo di spartiacque tra la civiltà e qualcos’altro che non è più civiltà, ma non è di sicuro barbarie.
Eboli è un piccolo paesino pianeggiante che fu fondato circa all’età del bronzo, e che porta i segni della colonizzazione da parte della fiorente civiltà Villanoviana (forse antesignana degli Etruschi).
Il paesino è stato colonizzato dai Goti di Alarico, ed è sempre rimasto un crocevia di passaggio per giungere al Sud, finché nel 1980 il terremoto dell’Irpinia non ne ha parzialmente distrutto l’architettura.
I monumenti più cematera-220923_640lebri di Eboli sono sicuramente i palazzi nobiliari, come Palazzo Martucci, risalente al XV secolo, o il più antico di tutto, Palazzo Romano Cesareo, del XII secolo.
Dal punto di vista religioso merita sicuramente la Badia romanica di San Pietro alli Marmi, risalente addirittura al 1076.

Una menzione speciale a parte merita il capoluogo di provincia di Matera, un luogo che ancora oggi è rimasto senza tempo. Se si prova ad immaginare cosa abbia provato il dottor Levi ad essere trasportato dalla fiorente e moderna Torino in queste terre assolutamente ancestrali, la prima immagine di arcaicità che viene in mente è sicuramente quella della cittadina arroccata sui famosi sassi. Lo stesso Levi, nel romanzo, dice di Matera “Chiunque veda Matera non può non restarne colpito, tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza”.

Uno dei monumenti più importanti da guardare nella città completamente bianca è la cattedrale di Matera, costruita secondo uno stile romanico pugliese. L’edificio comunque più suggestivo, soprattutto di notte, è la chiesa di San Giovanni Battista, costruita nel 1233 ed anche questa in stile romanico, con tre aperture sulla facciata principale e un soffitto molto basso ed imponente.
Lungo la gravina, che è una gola strettissima ed alta scavata nella zona di Matera da millenni di passaggio d’acqua, si contano circa 150 piccole chiese rupestri, rifugi seminascosti ed affascinanti altari costruiti nelle crepe della roccia per pregare lontano da occhi nemici durante i tempi delle persecuzioni contro i Cristiani.
Matera è anche culla di un sito archeologico importantissimo, quello del Colle di Timmari, dove si trovano resti preistorici ma anche rovine di una civiltà molto famosa, quella degli Apuli, spazzata poi via dalla colonizzazione di Roma.

Infine, non si possono non menzionare i due paesini cardine del romanzo, quelli dove il dottor Levi ha trascorso i mesi di confino come medico condotto, ovvero Grassano ed Aliano (nel libro chiamato Gagliano).
Questi due piccoli paesi sono ancora oggi semi sconosciuti se non fosse per il romanzo.

A Grassano Levi ci arrivò il 3 agosto 1935, e qui il medico e pittore dipinse almeno 70 quadri durante il periodo di reclusione.
I monumenti più significativi sono sicuramente la Chiesa della Madonna della Neve, così chiamata per via di un miracolo e costruita in un periodo imprecisato (se ne hanno notizie attorno al XVI secolo, ma non si sa di preciso quando venne edificata) e il Convento di Santa Maria del Carmine, che contiene una Via Crucis di Domenico Guarino.
Dopo neanche 30 giorni di stallo a Grassano, Levi fu confinato in un paesino ancora più piccolo e sperduto per volere dell’autorità fascista locale della provincia di Matera, ovvero Aliano, che lui chiama Gagliano.
In questo paesino, che ancora oggi conta poco più di mille abitanti, il monumento storico di maggior interesse è proprio il Museo Carlo Levi. Qui sono raccolti documenti e dipinti del dottore in confino, organizzati secondo un percorso cronologico ed esistenziale, che costituiscono un documento fondamentale della nostra storia assieme alla casa dove Levi visse il suo confino.