“La grande bellezza” di Roma

Nel 2014 “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino ha vinto l’Oscar come miglior film straniero. La scenografia è rappresentata dalla bellezza disarmante di Roma, da luoghi meravigliosi meno noti, ma certamente ricchi di fascino e beltà.

La pellicola inizia sul “Colle del Gianicolo” con lo sparo a salve del cannone della prima guerra mondiale, come avviene ogni mezzogiorno (in passato per regolare le campane delle chiese della città), e con una visuale sulla statua equestre di Garibaldi del 1895 con la scritta sul piedistallo “O Roma, o morte“.
Con un delicato coro femminile in sottofondo, la scena scorre verso il “Fontanone dell’Acqua Paola” da cui la vista spettacolare colpisce fatalmente un turista giapponese.
La fontana, realizzata da Giovanni Fontana, inizialmente si trovava sul limitare del colle, con l’acqua che cadeva giù a cascata; solo dopo fu costruita la splendida vasca in marmo bianco per volontà del Papa Alessandro VIII. E’ una meravigliosa struttura, con cinque nicchie intervallate da colonne in granito, a sostenere l’architrave sormontata da una grande croce.

Il protagonista del film è il giornalista Jep Gambardella che abita in una residenza lussuosa affacciata sullo splendido “Anfiteatro Flavio“, chiamato “Colosseo” per via dell’imponente statua bronzea di Nerone del II d.C, che una volta si trovava vicino all’arena. Formato da quattro ordini, all’interno le gradinate in laterizio erano rivestite di marmo bianco, l’arena lignea era ricoperta di sabbia, e vi erano grandi gallerie nei sotterranei, riparo di animali, schiavi e oggetti di scena.

Jep si ritrova dopo le baldorie a rinfrescarsi al “Mascherone“, una fontana con in cima il volto di una fiera, in Via Giulia, mentre osserva piccole suore nella adiacente Chiesa di Santa Sabina. La chiesa del V secolo, sorge dove un tempo vi era la casa di Santa Sabina, presenta un bellissimo portale in legno di cipresso decorato con scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. All’interno è conservata una splendida decorazione in mosaico del V secolo con i nomi di Pietro dell’Illiria e di Papa Celestino I su sfondo azzurro.
Jep passeggiando, nota una suora che raccoglie le arance nel “Giardino degli Aranci” del XIII secolo sul Colle Aventino: gli alberelli ricordano San Domenico che qui vi edificò il proprio convento.

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Un altro luogo bellissimo della Roma più nascosta è “Palazzo Sacchetti“, nel cui cortile Jep vede giocare e rincorrersi dei bambini e una suora, simbolo di quella gioia genuina in contrasto con quella effimera vissuta da Jep. E’ un giardino all’italiana dove spicca il “ninfeo” proprio a baciare il Lungotevere. Questa oasi completa uno splendido palazzo nobiliare, che strabilia con il “Salone dei Mappamondi” con due globi del ‘600 del Coronelli incastonati in una sala totalmente decorata; c’è poi la Galleria del Giacomo Rocca affacciata sul Tevere e che, tra ricche e verdi fronde, quasi nasconde Roma.

Splendida la Roma notturna e silente dove si aggirano Jep e la sua amica, tra il Lungotevere e una spettacolare Piazza Navona deserta.
Piazza Navona ha la forma allungata del sotterraneo “Stadio Domiziano” dell’86d.c.: qui sono visibili ancora le vestigia delle arcate e delle gradinate di questa arena dove avvenivano gli “agones“.
Su questa celebre piazza sorgono la “Fontana di Nettuno“, la “Fontana del Moro” e la “Fontana dei Quattro Fiumi“del Bernini con l’imponente obelisco egizio al centro, posta proprio davanti alla Chiesa di Sant’Agnese in Agone del Borromini. All’interno della chiesa del 304 d.C, c’è un monumento edificato a Innocenzo X del 1730 che si dice benedica chi non lo scorge, oltre ad un reliquiario contenente la testa di Santa Agnese.

Di ritorno dal celebre “Cimitero del Verano“, Jep si ritrova poi nei pressi del “Tempietto di San Pietro in Montorio” sul Gianicolo, dove si imbatte in una mamma in cerca di sua figlia. Il tempio è opera del Bramante e all’interno vi si trova, ai piedi della statua rinascimentale di San Pietro, un foro dove si racconta fosse inserita la croce dove egli fu crocifisso.

Immancabile una “sbirciatina“, come fanno i protagonisti, dal foro della serratura della porta della “Villa del Priorato di Malta” attraverso il quale si scorge la Cupola di San Pietro. Oltre il portone, il lussureggiante corridoio porta alla “Statua del Morforio“, risalente al I d.C. che rappresenta Nettuno adagiato su un fianco che regge in mano una conchiglia in una vasca in travertino.
I protagonisti entrano nei “Musei Capitolini” in Piazza del Campidoglio. I musei del 1471, oltre alla “Pinacoteca” e al “Palazzo Caffarelli-Clementino“, constano di due palazzi: “Palazzo Nuovo” dove si possono ammirare la “Galata morente” e la “Venere capitolina“, e il “Palazzo dei Conservatori” dove si trova la statua equestre di Marco Aurelio.

Sorrentino ci porta a conoscere splendidi palazzi nobiliari come “Palazzo Altemps“, una delle sedi del “Museo Nazionale Romano”, “Palazzo Spada” con l’ omonima “Galleria Spada” del Borromini che offre un eccellente esempio di finta prospettiva, “Villa Medici” con le statue del “Gruppo Scultoreo dei Niobidi“, e la rinascimentale “Villa Giulia” sede del “Museo Nazionale Etrusco” dove si possono ammirare un sarcofago del 520 d.C. e l'”Apollo di Veio“.

Il regista ci porta nello splendore delle “Terme di Caracalla“, di notte, con la famosa scena della giraffa: un complesso del III d.C. voluto da Settimio Severo e completato da Caracalla, che costituiva un ritrovo per i romani dove ritempravano corpo e spirito.

Il film si chiude in San Giovanni in Laterano sulla “scala santa“: si dice sia la scala percorsa dal Cristo per raggiungere Ponzio Pilato nella sua aula, e che sia stata trasportata qui a Roma da Sant’Elena.
Oltre la scala si trova la “Cappella Sancta Sanctorum” con l’immagine “Acheropita” del Cristo Salvatore, fatta secondo molti da mani “non umane”.

Buon viaggio dunque, nella “Grande Bellezza“!

“Ragazzi di Vita”. Alla scoperta della Roma di Pasolini

Roma è una città legate modo particolare alla figura di Pier Paolo Pasolini; il poeta, scrittore, regista, letterato trascorse qui gran parte della sua vita da adulto e diede della città alcune descrizioni ormai entrate nell’immaginario comune. Infatti è difficile avere un’idea della città eterna senza Pasolini. Anche se vi abitò ininterrottamente per 20 anni (dal 1950 al 1970), il soggiorno romano di Pasolini può essere suddiviso in periodi diversi. Nei primi mesi del 1950 visse vicino al vecchio ghetto ebraico al portico di Ottavia, mentre dal 1951 al 1953 ci fu il periodo a Via Giovanni Tagliere, a Borgata Rebibbia. Qui Pasolini entrò in contatto con il dialetto e la vita popolare romana.

Il periodo più lungo è rappresentato da soggiorno a Monteverde, durato quasi 10 anni, prima nella casa in Via Fonteiana (1954- 1959) e poi, dal 1959 al 1963, in Via Carini. Qui Pasolini trasformò il vissuto in ambiente letterario, prima tenendosene a distanza e successivamente ricomponendolo come elemento ancestrale. Monteverde anche l’ambientazione di uno dei più importanti romanzi di Pasolini, “Ragazzi di vita“. Il nome del quartiere deriva dalla presenza di antiche cave di tufo verde sfruttate già in epoca romana e dal fatto che ha un’altezza di 80 metri. Situato alle pendici del Gianicolo, è il colle più settentrionale della cintura di alture che si affacciano sulla riva destra del Tevere. Si estende da Villa Doria Pamphili alla Piana dei Prati dei Papi: il suo punto più alto è Piazza San Giovanni di Dio; in “Ragazzi di vita” la si definisce la “girata del tram”. Si trattava del capolinea del tram, dove mezzi giravano su un carosello (anello) per ritornare verso Roma.

Monteverde è descritto in maniera efficace da Pasolini ne “Il Ferrobedò”, il primo capitolo del romanzo. In realtà il quartiere gianicolense, tra i maggiori di Roma per estensione e popolazione, è formato da due nuclei, Monteverde Vecchio e Monteverde Nuovo. Il primo è incentrato su Piazza Rosolino Pilo, che il piano regolatore del 1909 prevedeva circondata da edifici, trasformati in intensivi da quello del 1931. Qui si trova anche la chiesa di Santa Maria Regina Pacis. Da piazza Pilo scendendo per le vie Barrili, Guinizzelli e Massi si raggiunge la circonvallazione Gianicolense, a ridosso della quale si sviluppa Monteverde Nuovo. Nel tratto di destra c’è l’ospedale San Camillo, una volta del Littorio; più avanti, il fronte destro della circonvallazione si apre in Piazza San Giovanni di Dio, da dove si individua la chiesa di Nostra Signora de La Salette, con interno coperto a spicchi sfalsati a formare due croci, su uno spazio mosso dal succedersi di absidi curvilinee.

Il nome Ferrobedò indica la Ferrobeton, fabbrica di binari situata in una conca vicino a Ponte Bianco. Quest’ultima struttura con leoni e obelischi in travertino (littori scalpellati) serviva per l’accesso da Trastevere all’Ospedale San Camillo eliminando il passaggio a livello. La parte inferiore della fabbrica era chiamata Bagno Traverse perchè qui si impregnavano le traversine col catrame. Anche se all’epoca era collegata alla stazione di Trastevere, ora la Ferrobeton non esiste più. Anche la vicina Raffineria di Roma, chiamata anche la Purfina, era pienamente attiva ai tempi dei “Ragazzi di vita”.
La zona di Via Fonteiana insiste nella zona dei Grattacieli, case popolari realizzati in epoca fascista esattamente tra Monteverde Nuovo e Monteverde Vecchio. Nell’area si trovano anche la scuola Franceschi e la Villa Doria Pamphili. La prima ha una struttura imponente, è stata costruita nel 1939, durante la guerra ospitò un gran numero di sfollati e nel 1951 crollò in parte. Si tratta di un evento che Pasolini racconta in “Ragazzi di vita”. La scuola esiste ancora ed è uno dei pochi istituti elementari descritti in un romanzo. Villa Doria Pamphili, invece, è detta anche Bel Respiro, e fu costruita per il nipote di Papa Innocenzo X nel 1644-52. Ampliata a metà dell’Ottocento, subì notevoli modifiche nella zona del parco (esteso 184 ettari con 6,5 chilometri di perimetro, fatto che lo rende il più vasto della capitale), a seguito dei danni causati dai combattimenti della Repubblica Romana. La Villa Doria Pamphili decritta nel romanzo è diversa da quella attuale, perchè nel 1960 il tratto dell’Olimpica, intitolato a Leone XIII, ha diviso in due il giardino. Soltanto di recente un nuovo ponte pedonale ha collegato di nuovo le due aree.

Monteverde è stato uno dei quartieri di Roma che, negli anni Cinquanta fino agli anni Settanta, è stato maggiormente interessato dalla speculazione edilizia, mentre la zona di Villa Doria Pamphili fu interessata dalla costruzione di villette residenziali. Sempre in “Ragazzi di vita” si parla di un ponte non terminato: si tratta del Ponte Marconi, che fu completato soltanto nel 1953. Si apre su Viale Marconi, realizzato nel 1939-1940, anche se all’epoca non era asfaltato. Si trattava della seconda strada di accesso all’EUR.