Giovanni Verga

Giovanni Verga nasce il 2 settembre 1840 a Catania, da Giovanni Battista Verga Catalano e Caterina Di Mauro, una famiglia di nobili di provincia però con scarse risorse finanziarie, costretti a ben apparire data la posizione sociale: il preciso ritratto di una tipica famiglia che sembra uscita dai uno dei suoi romanzi.

A undici anni segue la scuola di Antonino Abate, Letterato e patriota, da cui riceve un’educazione di tipo romantica e allo stesso tempo risorgimentale-patriottica: come testimoniano le prime prove narrative, Amore e patria.

Nel 1861 abbandona gli studi di giurisprudenza e dedica i propri soldi alla pubblicazione di I Carbonari delle montagne, per poi arruolarsi nella Guarda Nazionale di Catania dove svolse un’intensa attività da giornalista.

Dopo la morte del padre nel 1865 si stabilisce a Firenze, città che lo immette nell’ambiente letterario e che gli permette di frequentare poeti e autori affermati: primo fra tutti il Professore Francesco dell’Ongaro (autore de Il fornaretto di Venezia) e il suo amico Luigi Capuana. Qui diventa autore di successo con Una peccatrice (1866) e Storia di una capinera (1871).

Negli anni successivi Verga vive un periodo ascensore di successi e insuccessi, contrapponendosi alla scapigliatura che esce proprio in quegli anni. Escono i romanzi Eva, Tigre reale e Eros e con l’uscita di Giacinta inizia la sua battaglia letteraria per la ricerca della verità: ispirandosi all’esistenza squallida della plebe cittadina e della gente della metropoli, quello che poi verrà definito Verismo. L’uscita in sordina de I Malavoglia viene contrapposto dal successo di Cavalleria rusticana interpretano dalla Duse al teatro Carignano di Torino dalla compagnia di Cesare Ros.

Dopo un breve soggiorno a Roma, ritorna in Sicilia, dove rimane sino al 1890 e lavora intensamente a Mastro-don-Gesualdo che avrà un considerevole successo.

Grazie alla vittoria di una causa sui diritti di Cavalleria, nel 1893 Verga incassa 140,000 lire, superando finalmente i problemi economici che lo avevano assalito.

Nel 1995 incontra a Roma, insieme a Capuana, Emilie Zola, importante esponente della letteratura francese e fautore del naturalismo, una corrente letteraria molto affine a quella del Verismo.

Lentamente l’autore rallenta la sua attività letteraria e si dedica assiduamente alla cura delle proprie terre.

Giovani Verga morirà il 27 gennaio del 1922 a Catania colpito da una paralisi cerebrale.