“Nel ventre di Napoli”: alla scoperta della città di Matilde Serao

Una storia millenaria che affonda le sue radici nell’VIII a.C., quando il meridione italico viveva sotto la felice e affascinante egida della Grecia. Dalla dominazione dei filosofi si passa a quella con un’impronta più militare ma altrettanto magnifica ed eterna dei romani. Crogiolo di etnie, tradizioni, lingue, canti; è stata influenzata dai bizantini, governata dai francesi, sedotta dagli spagnoli. Un panorama famoso in ogni angolo del mondo con un golfo unico nel suo genere per conformazione e colori che trovano definizioni poetiche in opere di autori come Goethe, Leopardi, Striano, Matilde Serao. Vicoli e vicoletti si inerpicano in tutto il tessuto urbano incrociandosi con decumani romani che spaccano la città in fette, se vista dall’alto.

La leggenda vuole che una sirena di nome Partenope sia stata portata dalle correnti marine tra gli scogli di Megaride e una volta morta abbia assunto la morfologia dell’attuale territorio. Avete capito di quale luogo onirico e al tempo stesso contraddittorio stiamo parlando? Di Napoli, dal greco Neapolis, città nuova.

Ogni generazione di intellettuali ha provato a suo modo a descriverla, a rivelarne i segreti più reconditi nel tentativo di giustificare l’eterno equilibrio tra disagio etico-sociale e slancio vitalistico, sempre sul punto di collassare su se stesso. Un titolo che esalta il carattere viscerale e intenso di quest’urbe così imprevedibile è Il Ventre di Napoli, della già citata scrittrice Matilde Serao.

Donna coraggiosa e combattiva, la sua opera trasuda la volontà di mitigare i luoghi comuni pittoreschi legati a Napoli e darne di contro una lettura critica, quasi giornalistica, che esplicita una condizione materiale ai limiti dell’accettabile. Ciò nonostante non dimentica di esaltarne le bellezze, quelle vere, quelle lontane dall’immagine retorica del lungomare Caracciolo, simbolo borghese di un luogo che custodisce nel suo ventre esplosivo l’essenza misterica inespressa. Tutto ciò è visibile, tangibile con mano, eppure non è sempre facile addentrarsi nei posti significativi di Napoli.

Bisogna entrare nell’ottica di procedere secondo un movimento che va dall’alto verso il basso e viceversa. Si parla di una città costruita su strati sovrapposti, ognuno dei quali porta con sè i tratti somatici di qualche civiltà o popolo che ha imposto il suo dominio temporaneo. Nessuna di queste Napoli è mai davvero morta o scomparsa, ha solo lasciato volta per volta il posto a quella “nuova”, come il suo stesso nome vuole. Ma da dove cominciare? Come detto, dall’alto. Castel Sant’Elmo e la Certosa di San Martino sulla collina del Vomero offrono una visione elevata di Napoli, in tutti i sensi. Da quell’altezza è possibile rimirare in lontananza la presenza ferma e imponente del Vesuvio, dalle cui pendici si irradia tutto il tessuto urbano in direzione centro storico da un lato, penisola sorrentina e costiera amalfitana dall’altro. Oltretutto affacciandosi dalle mura di Castel Sant’Elmo – postazione per le vedette del Re eretta nel 1329 – è possibile scoprire l’effetto ottico della famosa Spaccanapoli, una vera e propria ferita nella città, un decumano maggiore. Parte proprio dai piedi della collina vomerese per morire poi in un’altra via storica, quella del Duomo, dove ogni 19 settembre la credenza superstiziosa di diversi napoletani attende con ansia lo scioglimento del sangue di San Gennaro, patrono della città.

A questo punto la Serao ci direbbe di proseguire e scendere giù per il Corso Umberto I – meglio noto come Rettifilo, un’ampia strada rettilinea lunga 1,3 km a doppio senso di marcia per le auto che collega Piazza Bovio con la Stazione Centrale, fu costruito dal governo Depretis a fine Ottocento per l’opera di Risanamento della città. Un piano socio-urbanistico teso ad uniformare la morfologia di Napoli alle altre grandi metropoli europee. Proprio lì, all’altezza di Via Mezzocannone, c’è la storica sede dell’Università Federico II fondata nel lontano 1224 dal Re del Sacro Romano Impero e delle due Sicilie Federico II di Svevia, è ritenuta l’istituto accademico laico e statale più antico del mondo.

Non possiamo dimenticare di citare la via principale del centro storico, Via Roma, in passato Via Toledo. Strada che congiunge la piazza dedicata a Dante Alighieri con la famosissima Piazza del Plebiscito, laddove affacciavano i Re dall’immensa e bellissima dimora di Palazzo Reale. Attualmente sottoposto ad un’ampia opera di restauro sia interna che esterna, di fianco al Palazzo vive e ospita tutt’ora balletti e opere il Teatro San Carlo, il più antico d’Europa essendo stato aperto al pubblico per la prima volta il 4 Novembre del 1737. Insomma, Napoli offre tanto sia agli occhi che alla mente, visitarla per conoscerla significa ritornarci due, tre e più volte.

Recanati, alla scoperta dei luoghi di Giacomo Leopardi

Si va alla scoperta di uno dei poeti che ha maggiormente segnato la storia della letteratura italiana e della sua terra, con la quale fu profondamente legato: stiamo parlando di Giacomo Leopardi e la sua Recanati. Ogni appassionato di letteratura sa che il celebre poeta scriveva le sue creazioni all’interno della sua casa a Recanati nelle Marche. In diverse sue opere infatti, ci sono riferimenti al suo paese, e a quello che lo circondava al di fuori di casa sua. Andremo allora a scoprire insieme questa città nel cuore delle Marche, i suo luoghi ricchi di fascino, sempre accompagnati dalle poesie dello scrittore, che ci condurranno così in un viaggio letterario davvero appassionante.

Recanati, la città Leopardiana

La città di Recanati sorge sulla cima di un colle, circondato dal Monte Conero e dai Monti Sibillini. Recanati dista circa 20 km da Macerata e 40 km da Ancona, il capoluogo marchigiano. Ed è proprio qui, su questo colle poco distante dal mare che Giacomo Leopardi ha coltivato il suo insaziabile bisogno di sapere e la sua voglia irrefrenabile di esprimere attraverso la scrittura tutta la profondità dell’animo umano. Se siete in vacanza nelle Marche o semplicemente abitate nella zona, non potete mancare di visitare questa città, molto suggestiva a livello storico-culturale. Non si può che iniziare da lì, dalla casa del poeta, dove tutto ebbe inizio. La casa natale di Giacomo Leopardi, chiamata “Casa Leopardi” è tutt’ora abitata dai discendenti del poeta ed è aperta al pubblico. Sicuramente una grande occasione di conoscere la vita di Leopardi tra le mura domestiche. La casa è stata ristrutturata recentemente dall’architetto Carlo Orazio Leopardi. L’ambiente più suggestivo e che evoca maggiore emozione è sicuramente la biblioteca. Qui in questa stanza si possono ammirare oltre 20.000 volumi raccolti dal padre del poeta, Monaldo Leopardi. Ogni angolo della casa parla del poeta e in particolar modo osservando lo scrittoio, la poltrona e gli scaffali ci sembra di vedere Leopardi al lavoro, mentre leggeva e pensava alle sue opere. E’ proprio in questa abitazione che nascono i sentimenti e la personalità del poeta, che si porterà dietro per sempre e che esprimerà di continuo nei suoi lavori, come il rapporto tormentato con i genitori, l’amore incondizionato per i fratelli, la vita quotidiana e l’infatuazione per Silvia.

Alla scoperta de “Il sabato del villaggio” e “Il passero solitario”

Un altra tappa da non mancare è senza dubbio la “Piazzetta del Sabato del Villaggio“. Il nome lo deve chiaramente alla celebre poesia di Leopardi, che si riferiva proprio a questa piazza nel raccontare ciò che vedeva guardando fuori da casa sua. Era qui che i personaggi menzionati nella poesia rientravano la sera dopo una giornata di lavoro in campagna e dove ritornavano vestiti a festa la domenica mattina per la messa. La vista su questa piazza ebbe un ruolo determinante nella sua poesia e nella sua vita privata poiché gli permetteva di osservare con attenzione la vita di paese, dei suoi abitanti e soprattutto di Silvia.

Un altro posto imperdibile per gli amanti della letteratura e di Leopardi in particolar modo è la Torre del “Passero Solitario“. Questa Torre, appartenente alla chiesa di Sant’Agostino, fu resa celebre proprio dalla celebre poesia, in cui Leopardi si identificava malinconicamente propria nella solitudine dell’uccello. Per concludere è interessante visitare il Palazzo Antici-Mattei, dove abitava la madre di Leopardi Adelaide Antici Mattei, un edificio elegante e decorato da iscrizioni in latino.

La quarta tappa di questo viaggio turistico letterario alla scoperta di Giacomo Leopardi è la Chiesa di Santa Maria in Montemorello, in cui proprio lo scrittore venne battezzato nel 1798. Il nostro viaggio non può saltare la visita del mitico Colle dell’Infinito, che corrisponde alla cima del Monte Tabor che gode di una fantastica vista sui Monti Sibillini. Era proprio su questa collina che Leopardi si rifugiava per trovare un po’ di solitudine e silenzio, allontanandosi dalla vita mondana della famiglia e trovando in questo luogo, il posto giusto in cui meditare e stare in pace con se stesso. Era sempre da questo colle che Giacomo prese spunto per il suo celebre idillio, composto solo all’età di 21 anni e intitolato L’infinito. All’interno del parco si trova anche il Centro Mondiale della Poesia e della Cultura, in cui si svolgono numerosi eventi incentrati sulla cultura letteraria. Proseguiamo il nostro viaggio in compagnia di Leopardi passando per il Palazzo “Venieri”, un edificio storico al centro di Recanati da cui ammirare una bellissima vista, fatto costruire dal Cardinal Venieri su disegno di Giuliano da Maiano.

Ecco quindi l’affascinante itinerario di un viaggio unico, che consentirà ad ogni amante della grande poesia italiana di immergersi completamente all’interno del mondo di Giacomo Leopardi, comprendere al meglio quello che pensava e quello che osservava mentre scriveva i suoi capolavori. Tutti i suoi sentimenti e pensieri come le grandi teorie del piacere e dell’infinito saranno più reali mentre passeggerete nelle strade storiche di Recanati e mentre vi muoverete vicino alla sua scrivania.

Lila e le 9 piante del desiderio, di Merwin Bargot

Mettetevi nei panni di una trentaduenne che fa la pubblicitaria. Sposatevi, non fate figli e separatevi da vostro marito dopo soli quattro anni. Anzi, divorziate direttamente, anche se in Italia non è ancora possibile. Come reagireste al fallimento del vostro idilliaco matrimonio?

Lila, la protagonista di Lila e le 9 piante del desiderio, ha reagito abbastanza bene,  a quanto pare.

Si è trasferita in un appartamento nuovissimo, quadrato, con le pareti bianche e il pavimento in legno. E’ andata dal fioraio più sexy di New York e ha comprato l’uccello del paradiso, una pianta tropicale che decora la sua casetta e le tiene compagnia. Poi, come tutte le single della grande mela, ha conosciuto altri uomini; due di loro le hanno confidato il segreto delle nove piante magiche, quelle che soddisfano i desideri di chi le possiede. Pur di trovarle, Lila è disposta ad andare in Messico, dove sembra che le piante si trovino.

Una giovane single pienamente inserita nel mondo del lavoro, una città che fa da sfondo alle migliori serie televisive rosa del momento, un uomo grezzo ma affascinante e un bel po’ di magia condiscono questo romanzo che sicuramente farà sognare molte di noi.

Sulle orme di Zeno Cosini: itinerari nella Trieste di Italo Svevo

Italo Svevo è lo pseudonimo sotto cui pubblicò le sue opere Aron Hector Schmitz, uno dei maggiori scrittori della storia italiana e il più importante della letteratura triestina. Anche se scrisse tre soli romanzi in vita (La coscienza di Zeno è il più importante e una pietra miliare della produzione letteraria a livello mondiale), il suo contributo allo stile narrativo è immenso, in quanto introdusse quello che venne chiamato il flusso di coscienza nella narrazione. Le figure di Italo Svevo e di Zeno Cosini, il protagonista di La coscienza di Zeno, sono indissolubilmente legati a Trieste: non solo questa città è l’ambientazione del romanzo in questione, ma anche il luogo di nascita dell’autore nel 1861. Inoltre Svevo vi visse per gran parte della sua vita. Ecco perché un viaggio nel capoluogo friulano non può prescindere da itinerari letterali, in modo da unire turismo, letteratura e luoghi di grande interesse storico, artistico e culturale. Questi tour sono estremamente interessanti e non appassionano soltanto i lettori.

Il punto da cui partire per visitare la Trieste di Italo Svevo e di Zeno Cosini è Piazza Hortis: si tratta di un’area pubblica dominata dalla statua dell’autore e con pregevoli piante ad alto fusto. È stata creata durante la dominazione francese, quando fu demolito il convento della Chiesa di Sant’Antonio Vecchio dei padri minoriti. La piazza è occupata quasi interamente da un giardino di oltre 2mila metri quadrati, al cui centro vi è la statua dello storico e politico triestina a cui l’area è intitolato. Negli ultimi anni la piazza è stato sottoposta a una notevole riqualificazione: grazie a un restyling globale sono stati risistemati aiuole, vialetti e impianti di irrigazione; in più sono state creati spazi per attività culturali e sono state eliminate le barriere architettoniche così da rendere la piazza fruibile a tutti. L’intervento fa parte del programma Pisus, che deve terminare a inizio 2017. Nello specifico i vialetti interni sono stati pavimentati in ghiaia a vista e calcestruzzo architettonico, le aiuole sono state ampliate e nuove piante sono state messe a dimora. Un’area è stata dedicata alla musica, alla lettura e alle rappresentazioni teatrali. In questo modo si crea un collegamento naturale e ideale tra l’area verde e l’attività della vicina Biblioteca civica, a cui si aggiungono i palazzi circostanti di notevole prestigio. Di conseguenza gli spazi chiusi della biblioteca proseguono all’esterno, entrando in contatto con quelli del giardino con la stessa funzione: qui si consultano libri e riviste facente parte del patrimonio bibliotecario e collegarsi alla piattaforma internet in quanto è presente una rete wi-fi gratuita.

La Biblioteca Civica di Piazza Hortis è un altro luogo legato alla figura di Italo Svevo e dei romanzi da lui scritti: qui l’autore si dedicava alla ricerca di informazioni da trasferire nei suoi racconti e alla lettura. Tra l’altro è stata descritta nel romanzo Una vita. All’interno dell’edificio si trova il Museo Sveviano, spazio imperdibile per conoscere lo scrittore e la sua storia: qui sono raccolti molti oggetti appartenenti a Italo Svevo e donati dalla figlia Letizia Svevo Fonda Savio. Ad esempio si trovano il violino dello scrittore e varie foto. In più vi sono numerose carte dell’autore. La donazione alla Biblioteca Civica di Trieste è avvenuta in quanto nell’edificio esisteva già una Saletta sveviana e il museo è stato inaugurato il 19 dicembre 1997: questa data è il giorno di nascita di Italo Svevo. Questo fatto si celebra con un evento ogni anno con il nome “Buon compleanno Svevo”. In più nella biblioteca si svolgono le Serate Sveviane, organizzate in collaborazione con il Teatro Stabile La Contrada. In questo modo nello spazio pedonale davanti alla biblioteca Civica vengono offerte gratuitamente al pubblico tutte le commedie di Italo Svevo, opere poco conosciute nel settore del teatro e della letteratura.

Sulle tracce di Italo Svevo e di Zeno Cosini si può anche prendere un buon caffè in un locale storico e di grande eleganza: per questo si fa tappa al Caffè San Marco, dove lo scrittore si recava spesso. Si trova in via Battisti 18 e fu inaugurato il 3 gennaio 1914, diventando immediatamente uno dei locali più importanti in cui si ritrovavano gli intellettuali e degli studenti triestini. Qui, oltre a Svevo, si incontravano Umberto Saba, Giorgio Voghera, Claudio Magris, Giani Stuparich, Virgilio Gioti e James Joyce durante il suo soggiorno a Trieste. Di proprietà di Marco Lovrinovich, era anche un centro di raccolta di giovani irredentisti (tra l’altro vi venivano creati passaporti falsi per i patrioti antiaustriaci): per questo fu chiuso con un provvedimento d’autorità il 23 maggio 1915. Il locale fu riaperto nel Secondo Dopoguerra e, dopo vari restauri, il Caffè San Marco è ora un caffè, libreria, ristorante e centro culturale, che organizza mostre di artisti locali.