Come diventare lettori migliori

Si può diventare dei lettori migliori? 

Che cosa vuol dire augurarsi di diventare un lettore «migliore»?

Se (e ce) lo chiede Giovanna Zucconi in un articolo sulla Stampa, riprendendo un articolo della critica Ruth Franklin e augurandosi che i classici non vengano letti soltanto con strambe scorciatoie, e se lo chiede Laura Miller su Salon, offrendo una serie di utili consigli.

Ma cosa significa diventare un lettore migliore? Esistono lettori migliori e lettori peggori?

Dubito che esista un’unica risposta a questa domanda, ma credo che ne esistano tante, tantissime, miliardi, e sono tutte molto molto personali.

Le mie sono semplicissime: per diventare un lettore (senza aggettivi, un lettore e basta), bisognerebbe pescare un libro su un argomento che ci appassiona, che ci è familiare, fare uno sforzo e andare oltre le prime pagine. Sono i primi capitoli il vero ostacolo ma se la storia è bella e spinge ad andare avanti, non si smette più. Un libro tirerà l’altro, come le ciliegie.

Ok, e se la storia fa schifo?

Se la storia fa schifo, ma si è davvero intenzionati a diventare dei lettori, si passa al secondo libro. Al secondo tentativo di solito si è più fortunati.

Per diventare lettori “migliori” invece, personalmente credo che si debba andare oltre il visibile ed esplorare l’invisibile: leggere romanzi di scrittori poco noti, scovare pubblicazioni di piccole case editrici, leggere commenti e recensioni su titoli mai visti e mai sentiti, essere un po’ più curiosi, se non addirittura creativi (e su questo punto vi consiglio di leggere un bel post su BooksBlog sulla poca visibilità dei libri di qualità).

Questo, almeno, è il mio proposito per il 2011. Se anche voi ne avete, non vedo l’ora di leggerli.

2 Commenti a “Come diventare lettori migliori”

  • Quando si è già al secondo livello, ovvero “lettori migliori progrediti”, diventa tutto un po’ più difficile, a mio parere. Perché si notano molte più stonature di prima, e la mediocrità di tanta letteratura diventa insostenibile. Se poi per mestiere si scrive, è ancora più complessa la faccenda. Personalmente, per “migliorare” – o quanto meno per non privarmi del piacere di leggere – rileggo i libri che mi sono piaciuti di più, e non tanto per la trama quanto per lo stile, per gustare la melodia delle frasi, la danza della punteggiatura (o anche della sua assenza ragionata), il ritmo della cascata dei suoni silenziosi. E così facendo scopro sottigliezze e particolari persi durante la prima lettura. È un po’ come con certa musica: più l’ascolti e più ne godi e impari

  • Io invece sono arrivato ad un punto, che ormai qualsiasi libro scelga, e generalmente lo scelgo bene, non riesco più a non terminarlo, anche se è pesante, brutto o apparentemente brutto. Io alla fine trovo che ogni libro può darmi qualcosa di bello, o comunque può darmi conoscenza, ed anche farmi conoscere stili differenti di scrittura. Ed il piacere di leggere deriva anche da questo, ma non solo chiaramente. C’è il coinvolgimento emotivo, c’è la curiosità che cresce, c’è una formazione tecnica per la quale ne deriva una sempre migliore capacità di scrittura e molte altre cose. Se faccio la scelta giusta, come spesso è, allora sono coinvolto totalmente! A che livello sto? :P

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