Michela Murgia con Accabadora vince il Campiello 2010
Il Premio Campiello 2010 va ad Accabadora di Michela Murgia (edito da Einaudi), che con 119 voti conquista il podio. “E così il Premio Campiello 2010 è andato a una scrittrice under 40 (è del 1972) confermando che la letteratura italiana è vitale e sa guardare avanti” scrive il Sole24ore.
Ma cosa vuol dire Accabadora? «Acabar», in spagnolo, significa finire. E in sardo «accabadora» è colei che finisce. Agli occhi della comunità il suo non è il gesto di un’assassina, ma quello amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi. È lei l’ultima madre.
Scopro così, grazie a Letteratitudine, che il libro di Michela Murgia è ambientato nella Sardegna degli anni ’50 e tratta temi forti e molto attuali come l’adozione e l’eutanasia. E scopro che le protagoniste sono due donne legate da una promessa.
Maria, adottata da Bonaria Urrai, scopre una verità scioccante: Bonaria, oltre a fare la sarta, pone fine alle sofferenze degli agonizzanti causandogli una morte pietosa.
La storia mi incuriosisce sia per i temi trattati che per il fascino delle potagoniste. Mi incuriosisce anche la Murgia, che ha un viso interessante e, a quanto sembra, una scrittura molto efficace.
Inoltre, sono incuriosita perché questa giovane scrittrice ha vinto un Campiello che sembrava destinato ad altri libri: a Canale Mussolini di Pennacchi, ad esempio, o a Le perfezioni provvisorie di Carofiglio. Invece, il Campiello ha premiato una anzi due giovani donne: Michela Murgia e Silvia Avallone, che con Acciaio si è aggiudicata il premio per l’opera prima.





