Tre libri da leggere senza alcun dubbio
Come un Romanzo di Daniel Pennac; Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne; Easter Parade di Richard Yates: tre libri imperdibili, da leggere, da ricordare, da consigliare.
Ci sono libri e libri. Ci sono quelli che si leggono tanto per ammazzare il tempo, quelli che ha scritto il nostro autore preferito, quelli di cui tutti parlano e quelli nascosti nei meandri della libreria di “mammà”.
E poi ci sono i libri da leggere per forza, quelli che lasciano qualcosa sempre e comunque, quelli che spesso ci tornano in mente e che consiglieremmo a chiunque. Come un romanzo, Easter Parade e Il bambino con il pigiama a righe appartengono proprio a questa categoria.
Come un romanzo, di Daniel Pennac
Leggere, leggere, leggere.
Tentano di insegnarcelo da piccoli, usando magari l’imperativo. Insegnanti e genitori si disperano di fronte alla nostra pigrizia e si interrogano sul perché ci dà così noia leggere un libro. Eppure leggere è un’esperienza quasi divina (non sempre ovviamente), arricchisce il cuore e apre la mente; come mai non sempre ci avviciniamo ai libri? Daniel Pennac ce lo spiega con una prosa leggera e ironica, e da bravo maestro ci dice che un modo per insegnare l’amore per la lettura c’è.
Dedicato soprattutto ad insegnanti e genitori, è uno di quei libri che dovrebbe essere imposto agli adulti. Apprenderebbero facilmente che imporre libri ai ragazzi, può essere uno sbaglio.
Il bambino con il pigiama a righe, di John Boyne
Saranno in molti ad aver visto il film, ma io preferisco sempre e comunque leggere prima il libro, e poi eventualmente…
Il bambino con il pigiama a righe è la storia di Bruno, che da Berlino, a causa del lavoro del padre, si trasferisce ad “Auscit” con la sua famiglia. Qui si sente triste e solo, fin quando non incontra Shmuel, un bambino con il pigiama a righe che vive “dall’altra parte della rete”.
Bruno scoprirà che lì ci sono un sacco di persone, tutte con il pigiama a righe, e per molto tempo si chiederà chi sono e cosa ci fanno lì.
Descritto come una favola, questo racconto di John Boyne è molto triste e non è sicuramente tra i titoli che consiglierei ai ragazzi. Anzi. La storia di Bruno è una favola per adulti che però, avendo come protagonista un bambino, lascia una sensazione pura e dolce e amara allo stesso tempo. Una sensazione di farfalle che svolazzano nello stomaco, molto simile a quella che si prova quando ci si innamora.
Un libro indimenticabile.
Easter Parade, di Richard Yates
E’ la storia di due sorelle nell’America degli anni ’40.
Yates ci racconta le vicende della loro famiglia, della loro vita e dei personaggi che ne fanno parte. Una libertina e indipendente, l’altra piena di vitalità, ma succube di un marito a dir poco grezzo, osservano il mondo con occhi completamente diversi, e nonostante alcuni spiacevoli avvenimenti non smettono mai di volersi bene.
La narrazione di Yates è perfetta: non un attimo di esitazione, non un attimo di noia, nessuna parola di troppo, nessun personaggio scontato. Perfetta.
Sono tre libri che lasciano il segno, non c’è che dire, tre libri da leggere senza alcun dubbio. Se ne conoscete altri, fatevi sotto.







Almeno Pennac l’ho letto. Mi rifarò con gli altri due!
mydemian
Dopo aver letto “Revolutionary road”, ed aver toccato con mano il profondo senso di disperazione dei personaggi che deriva da una insoddisfazione senza via di uscita, credevo che oltre non si potesse andare…….e invece, con questo romanzo le atmosfere si sono fatte ancora più cupe, il senso di asfissia è aumentato a dismisura, e l’intensità raggiunta con uno stile se possibile ancora più asciutto è stata davvero sorprendente.
Yates sa come far vibrare molte corde diverse: prima di tutto la compassione e l’indignazione. Lo so, sono sentimenti contrastanti, eppure, credo che un mix tra i due sia il carattere dominante dell’effetto che mi ha fatto questa lettura. Perché seguendo questi personaggi ci si trova di fronte alla mediocrità, alla percezione di essa, all’anelito a cambiare ma senza poi davvero impegnarsi per farlo, ai fallimenti………e fanno pena e rabbia al tempo stesso.
La maestria dell’autore nel dipingere tutto ciò è altissima, come già avevo osservato a proposito di “Revolutionary road”: ci vuole una grande capacità a rendere asfissianti gli ambienti senza prodursi in descrizioni ampollose e ridondanti, usando invece pochi tratti che dicono concisamente, molto di più e meglio, quello che molte parole potrebbero ottenere altrimenti. Ci vuole una grande abilità nel mettere sotto agli occhi del lettore un coacervo di occasioni mancate nell’erronea ma apparentemente imprescindibile convinzione che tale sia il destino, ineludibile, senza perdersi dietro alla loro enumerazione e senza scadere nel pietismo, usando invece espressioni asciutte e misurate, servendosi dei dialoghi e lasciando il lettore arbitro della posizione emotiva in cui porsi.
A voler enucleare il tema centrale, secondo me, direi che è il senso di profondissima solitudine a chiudere e schiacciare ciascun personaggio: quella solitudine che è tanto più perniciosa e priva di scampo in quanto non deriva dall’esterno, non è effetto di abbandono da parte di altri, ma alberga dentro ciascuno e si nutre della convinzione che nemmeno l’autoindulgenza può giustificare il modo di vivere adottato………un po’ come essere abbandonati anche dalla stima per se stessi. Penso che non possa esistere solitudine peggiore.
Non lo credevo possibile, ma il colpo che mi ha inferto questa lettura è stato addirittura superiore a quello ricevuto da parte di ”Revolutionary road” (dove almeno un paio di personaggi con una carica dirompente dell’immobilità acquisita c’erano, e lasciavano un barlume di speranza). Veramente angoscioso e disperato, ma bello, bello, bello.
Anche questo, come già “Revolutionary road”: consigliato ma……….da leggere in periodi in cui la vita appare rosa (o meglio: fuxia !) per evitare il rischio della depressione.