I tre inverni della paura, di Giampaolo Pansa
I Tre inverni della paura, di Giampaolo Pansa (Rizzoli): storie di guerra, di Resistenza, di fascisti e partigiani.
La prima edizione de I tre inverni della paura, di Giampaolo Pansa, è uscita nel 2008 con Rizzoli. Adesso è disponibile in libreria in edizione Super Pocket economica a 5.90 euro. E’ vero che la cultura non ha prezzo, ma se si può risparmiare…
I tre inverni della paura sono gli anni del dopoguerra tra il Po e l’Appennino reggiano, quando fascisti e comunisti si contendono una vittoria effimera, quella della supremazia.
Attraverso la storia di Nora, figlia della ricca borghesia emiliana, Pansa racconta della guerra con gli occhi di donne e bambini che vedono partire gli uomini di famiglia; racconta della guerra civile che si combatte, dopo quella ufficiale, tra partigiani rossi e fascisti neri.
Racconta, l’obiettivo Pansa, delle inutili morti e ancor più inutili battaglie che non vincerà nessuno. Vittime e carnefici si confondono, nessuno è innocente o colpevole, l’importante è non stare dalla parte sbagliata.
Princìpi e ideali di giustizia sono forti e radicati in entrambi i lati, mentre nessuno, se non le donne ed i bambini che vivono asserragliati nella paura, in bilico nella terra di mezzo tra Rossi e Neri, nessuno si accorge che entrambi gli schieramenti attuano crudeltà e seminano morte in onore di una libertà mal interpretata.
Pansa, da giornalista e scrittore di spessore, dà dimostrazione dell’impegno necessario affinché la ricostruzione storica sia esatta e, in questo caso, brutalmente efficace. I suoi personaggi non raccontano aneddoti, ma elencano nomi, professioni, ruoli, età e motivazioni di chi uccide e di chi muore, in una girandola senza capo né coda.
Ricerca e ricostruzione talmente dettagliata che, talvolta, induce a saltare qualche pagina, con il rischio che il romanzo diventi un lungo elenco di morti e sopravvissuti. Ma è lo stile dell’autore che non rinuncia alla verità storica in nome dell’evasione.
Il mio consiglio, umile e modesto, è di leggerlo, magari per capire che non esiste una sola verità, che basta guardare oltre la propria inflessibilità per vedere le infinite, nascoste sfumature che si nascondono dietro una parola usata, troppo spesso, a vanvera.






Letto nei giorni scorsi. Francamente imbarazzante, non per quello che narra ma per aver voluto porgerlo in forma di romanzo. Dialoghi nei quali due persone, incontrandosi, a momenti manco si salutano e cominciano a sciorinare il rosario dei morti e degli episodi raccapriccianti avvenuti nel circondario (con dovizia di nomi, fatti, orari e circostanze) non sono surreali, sono ridicoli. E di questi dialoghi-gazzettino ce ne sono parecchi. Sarebbe stato meglio se Pansa avesse scritto l'ennesimo libro-inchiesta.