La scuola italiana non conosce meritocrazia
La scuola italiana non conosce meritocrazia. Nonostante titoli e competenze accertate, un professore di filosofia che chiede il passaggio di classe di concorso, rischia di non ottenerlo a meno che la sua classe non sia “in esubero” . La conseguenza è che la filosofia la finisce per insegnare chi con Seneca e Platone ci ha avuto a che fare poco o nulla.
Vorrei sottoporvi una questione che, per quanto circoscritta e “corporativa” è nel contempo rivelativa delle storture e del livello di irrazionalità complessiva che il sistema scuola ha raggiunto, assimilandolo ad un baraccone burocratico elefantiaco, in cui il tentativo di correggere da un lato certi vizi del sistema ne produce immediatamente degli altri dall’altro. E questo al netto delle pur necessarie e improcrastinabili riforme che questo governo ha messo in campo.
Il sottoscritto insegna Filosofia, Psicologia e Scienze dell’Educazione (classe di concorso A036) in un corso sperimentale di una scuola superiore di Napoli da circa 11 anni. La crisi di iscrizioni a questo indirizzo sperimentale, la ridefinizione dei quadri orario, nonchè il varo della cosiddetta Riforma Gelmini, con la la cancellazione delle sperimentazioni e degli insegnamenti in questi decenni varate ha comportato da anni la necessità – che veniva incontro anche ad una mia vocazione e ad un legittimo desiderio – che io chiedessi di essere trasferito su un’altra classe di concorso, la A037 (Filosofia e Storia nei Licei classici, scientifici e linguistici).
Tra l’altro, e detto tra noi,a mio avviso la cancellazione delle sperimentazioni e degli insegnamenti è meritoria, visto che la gran parte di essi obbediva più che a reali esigenze di sperimentazione didattica ad obiettivi di collocazione di personale in esubero, con effetti di appesantimento dei quadri orario sui ragazzi, il cui rendimento non è certo cresciuto per la proliferazione degli insegnamenti loro impartiti.
Ma torniamo a noi. Anche quest’anno diligentemente ho fatto domanda per passare dalla A036 alla A037, preoccupandomi nel modulo domanda di indicare molte scuole del Comune e della Provincia oltre che cattedre su più istituti per avere più possibilità di ottenere l’agognato passaggio.
Ma le miei aspirazioni a insegnare nei Licei si sono infrante sugli scogli non solo degli effetti della Riforma (che continuo, per altro, a ritenere necessaria) ma sulle scorie di storture antiche.Infatti, nell’operazione dei passaggi sono stati privilegiati quei colleghi, provenienti da altri insegnamenti (Italiano e Latino e Italiano e Storia nei Tecnici e Professionali) o addirittura dalla scuola materna ed elementare, le cui classi di concorso sono state dichiarate in esubero e pertanto nelle condizioni di fruire prioritariamente di collocazione anche su altri insegnamenti.
Ora, indipendentemente dalle mie aspirazioni, evidentemente velleitarie, nonostante una Laurea in Filosofia, due abilitazioni conseguite attraverso concorsi a cattedra nella A036 e nella A037 e un’esperienza ventennale maturata su un insegnamento affine, con tutto il rispetto per i miei colleghi, vorrei sottolineare un fatto.
E il fatto è che, evidentemente, al Ministero non ci si rende conto che il combinato disposto degli effetti di provvedimenti antichi e recenti sta facendo sì che le cattedre di Filosofia nei licei di Napoli e Provincia stanno per essere quasi del tutto occupate da insegnanti che con la disciplina hanno poco o punto a che vedere, avendo maturato il loro servizio su altri insegnamenti o su altri gradi dell’istruzione.
In questo modo la qualità dell’insegnamento sulla A037 collasserà vertiginosamente, considerando – e questo va detto senza ipocrisie – anche il modo con cui, negli anni scorsi, da politica, sindacati ed amministrazione, sono stati concepiti e gestiti i corsi abilitanti, nel quale il titolo non si negava a nessuno.
Il paradosso è che, rebus sic stantibus, per insegnare Filosofia e Storia ai Licei piuttosto che essere laureato in Filosofia e aver vinto due “veri” concorsi a cattedre, occorre finire in esubero in un qualsiasi altro insegnamento.
Ecco, cari amici, quando si parla della qualità della scuola, del merito e della necessità di valorizzare le competenze professionali, la strada, purtroppo, è ancora lunga e il percorso è accidentato da burocratismi e vischiosità antiche ed ancora presenti. E la scuola è concepita ancora troppo come un affare – sempre meno appetibile - per chi ci lavora che come una agenzia qualificata per chi vi deve essere educato.





