Il lodo Mondadori scuote le coscienze di autori e lettori

Il lodo Mondadori scuote le coscienze di autori e lettori. Lo sconto di svariati milioncini sulle tasse dovute dalla casa editrice al Fisco, ottenuto grazie al “decreto incentivi”, provoca sdegno e impone una scelta. Boicottare o non boicottare? Ma la decisione non è semplice.

Brutto affare quello della Mondadori. Ancora di più quando a prendere le decisioni sciagurate sono le alte sfere e a subirne l’umiliazione delle conseguenze sono i lavoratori e i…libri.

Il grido allo scandalo è partito da Repubblica, pare, ed è proprio su Repubblica.it che in un articolo al fulmicotone, Massimo Giannini ha rivelato i dettagli delle presunte malefatte pecuniarie della Mondadori. Al meglio delle mie improbabili capacità di sintesi,  tenterò di riassumerne qui i punti salienti:

  • nel 1991, in seguito alla fusione della Arnoldo Mondadori Editore con la Arnoldo Mondadori  Editore Finanziaria (Amef) la casa editrice del Cavaliere contrae un debito di 200 miliardi di vecchie lire con il Fisco per evasione di tasse.
  • Assistita dallo studio tributario di Giulio Tremonti- non ancora ministro- la Mondadori  intraprende la strada del contenzioso .
  • Nel 2008, mentre la Mondadori  “contenzioseggia” e l’Agenzia delle Entrate ricorre in Cassazione,  la sommetta sale a 350 milioni di euro, more e interessi inclusi.
  • Lo scoccare dei primi freddi del 2008 dà il via ad una serie di tentativi giuridici volti ad evitare un pagamento diventato troppo oneroso anche per il gigante Mondadori.
  • Il primo è la” definizione agevolata delle liti tributarie” inserita da Alfano nel “pacchetto giustizia”, ovvero se i contribuenti con un contenzioso di evasione “pendente” in atto, hanno ottenuto sentenza favorevole in primo e secondo grado, possono pagare il 5% dell’importo dovuto. Il tentativo fallisce.
  • Il secondo è la ri-presentazione della “definizione agevolata…” in qualità di emendamento alla Finanziaria ma il tentativo fallisce di nuovo.
  • Il terzo è il “decreto incentivi” che legittima il pagamento del  5% del valore dell’importo dovuto in virtù della “rapida  definizione delle controversie tributarie pendenti da oltre 10 anni e per le quali l’Amministrazione Finanziaria è risultata soccombente nei primi due gradi di giudizio” ”. Questa volta il decreto fa centro.
  • Grazie al “decreto incentivi”  la signora Marina Berlusconi, proprietaria ufficiale della ditta, può usufruire dello sconticino e ridurre la “pena” a, si dice, 8,6 milioni di euro.

Come dicevo, una brutta storia che lascia il sapore amaro del dubbio e l’angoscia penosa del dilemma. Boicottare  la più grande casa editrice italiana con tutto il suo bagaglio libresco significa aprire gli occhi al male e combatterlo o seppellire quello che Carlo Lucarelli definisce” un patrimonio di cultura, di civiltà e di democrazia come è il catalogo Einaudi e in gran parte anche Mondadori”?

Diego Cugia, giornalista, scrittore – Mondadori- e autore radiotelevisivo, non ha dubbi:  “boicottare i libri è un delitto che si compie ogni giorno in tutte le librerie italiane semideserte. Nessuno, mai, ha conquistato il potere con i libri”.

Senza contare, aggiunge Cugia, che “minacciando di non comprare più i suoi libri, si tratta uno scrittore da mercenario, servo del denaro, facendo leva proprio sui portafogli fra i più sguarniti del mondo.”

Mentre per i lettori si tratta di scegliere se boicottare il catalogo, per gli autori è una questione etica più profonda e,immagino, più dolorosa. Lasciare o Restare. Questo è il dilemma. Dilemma che alcuni, come Don Gallo, hanno risolto andandosene e che altri,invece, come il teologo Vito Mancuso, affrontano e mettono in discussione con grande sincerità.

La questione Mondadori, in fondo, non è semplice.Viene da chiedersi contro chi ci stiamo scagliando: il gigante Mondadori, proprietà del “nemico” Berlusconi o uomini e donne  in carne ed ossa che, giorno dopo giorno, producono il patrimonio culturale e civile di cui parla Lucarelli?

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