Caterina. Diario di un padre nella tempesta, di Antonio Socci

A 24 anni Caterina entra in coma a causa di un arresto cardiaco. Nel libro Caterina. Diario di una padre nella tempesta, il padre Antonio Socci racconta di come il calore umano e la fede religiosa lo abbiano sostenuto nel dolore, aiutandolo a ritrovare la speranza. E di come Caterina è tornata alla vita.

La mattina di quel 12 settembre ero baldanzoso come un bambino e non sapevo che Caterina, la mia Caterina, doveva morire quella sera stessa. Era scritto che alle 21.30 sarebbe finito il mondo. Per me. Per sempre. O sarebbe cominciato un nuovo mondo”.

Comincia così il calvario di Antonio Socci e di sua moglie che un brutto giorno si trovano di fronte alla possibilità che la loro figlia possa cessare di vivere. Un dolore ingiusto e innaturale che nessun genitore dovrebbe mai affrontare.

Ma la famiglia Socci lo prende di petto questo dolore e lo affronta con coraggio grazie alla vicinanza di amici e parenti ma anche di perfetti sconosciuti che seguono la vicenda attraverso il blog di Antonio.

Lo affronta anche e soprattutto grazie ad una profonda fede religiosa che, giorno dopo giorno, raccoglie anche agnostici e non credenti in una preghiera collettiva per Caterina. L’unione fa la forza e la fede la sostiene.

Poi, nel gennaio del 2010, 4 mesi dopo l’iniziodella pena, Caterina si risveglia improvvisamente dal coma con una gran risata. Sua madre le stava leggendo un passaggio particolarmente divertente de Il giovane Holden di Salinger.

E, grazie alle spassose avventure di Holden Caulfield, Caterina ritorna nel mondo nel modo più allegro che ci sia: ridendo. Ora, perdonatemi l’eccesso di zelo ma io questa l’ho trovata una cosa straordinaria, che mi ha confermato la fede nel potere – in questo caso taumaturgico – dei libri.

Caterina non è certamente tornata alla vita grazie al giovane Holden né per virtù dello spirito santo, come sottolinea lo stesso Antonio Socci nel suo libro. Direi piuttosto che l’uno ha addolcito il risveglio e l’altro ha sostenuto la speranza, rivelatasi, per fortuna, fondata.

Resta però che un risveglio con il sorriso non può che essere l’inizio di una vita bella e gioiosa. E questo è proprio l’augurio che faccio a Caterina. Ai lettori che, invece, non avessero ancora fatto la conoscenza di Holden Caulfield, auguro una buona lettura dell’incipit del capolavoro di J.D.Salinger:

Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia schifa infanzia e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne.

Primo, quella roba mi secca, e secondo ai miei genitori verrebbero un paio d’infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose, soprattutto mio padre.

Carini e tutto quanto – chi lo nega – ma anche tremendamente suscettibili. D’altronde non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare la mia dannata autobiografia e compagnia bella…”

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