Canale Mussolini divide i lettori

Canale Mussolini divide i  lettori. Antonio Pennacchi ha vinto il Premio Strega e il consenso di molti lettori, ma pare che non venda quanto dovrebbe. I giudizi sono discordanti ma i punti di discordia sono gli stessi.

L’altro giorno, chiacchierando di questo e di quell’altro libro con il mio libraio preferito, ho appreso che Canale Mussolini di Antonio Pennacchi non sta poi vendendo molto. “E’ molto più richiesto Acciaio della Avallone ” ha aggiunto la mia fonte d’informazioni libresche.

Ma guarda che coincidenza. Tempo prima il venerando padre, che legge avidamente tutti i libri che raccontano dell’Italia, mi aveva confessato la sua fatica a terminare il libro.

Scrive bene, per carità aveva premesso “ ma troppi dettagli, troppi flashback: così si perde il filo della narrazione. Insomma, quasi quasi è noioso” aveva concluso con dolore. Al venerando padre criticare un libro sulla storia del Belpaese gli duole sempre un po’.

La coincidenza di pareri negativi mi ha incuriosito e così ho fatto una piccola ricerca in Rete per vedere che effetto ha fatto questo Canale Mussolini, vincitore,  dopotutto, del Premio Strega.

Vi avverto che “ricerca” è già una parola ambiziosetta. In verità ho leggiucchiato qui e là. E quindi sono andata a trovare il popolo di Anobii, sempre ricco di commenti disparati; ho fatto un salto alla Nazione Indiana per una valutazione del libro un po’ fuori dal coro “Streghesco” e sono passata al volo in qualche blog sparso.

Il risultato ve lo riassumo in commenti positivi e commenti negativi, per una lettura breve,succinta e compendiosa.

Commenti positivi:

  1. Scorrevole. Si fa leggere, ovvero “scrive bene per carità”
  2. Un romanzo che fa da ponte tra passato e presente.
  3. Un libro che fa pensare -a cosa, dovrete leggerlo per scoprirlo-
  4. Mirabile incontro tra le realtà della microstoria e quelle della Storia- il libro narra le vicissitudini di una famiglia italiana della prima metà del 900.
  5. L’uso frequente del veneto, dialetto che Pennacchi eleva  allo status di lingua.
  6. La precisione e l’accuratezza del dettaglio storico.

E ora, i commenti negativi:

  1. Scrittura un pò difficile.
  2. Dispersivo. Troppe divagazioni. Ovvero: “si perde il filo della narrazione…”
  3. Una noia mortale. Che fatica finirlo…
  4. L’uso troppo frequente del dialetto che, in fondo, non è una lingua.
  5. La cura esagerata del dettaglio storico. Non era meglio mettere qualche nota a piè pagina?

Che vi avevo detto? Non sono quasi gli stessi punti? Nonostante ciò, i lettori di Anobii hanno assegnato a Canale Mussolini ben 4 stelline. Voi quante gliene date?

33 Commenti a “Canale Mussolini divide i lettori”

  • Mi pare che "scorrevole" e "che fatica leggerlo" siano in opposizione, mentre le altre "critiche" possono anche convivere tra di loro. Allora, si fa leggere con facilità o no? Cattura il lettore?

    • Elda:

      Hey Andrea, benvenuto su LsL!
      In verità a me aveva colpito anche la diversità di opinioni sull'uso del dialetto e sulla frequenza informativa vs eccessiva del didascalismo storico.
      Da quello che ho letto e sentito però, ho la sensazione che, per quanto brilli di scrittura magistrale – emenomale- non sia proprio facilissimo da leggere.
      Ai lettori altre sentenze… :-)

  • Francesco:

    La dicotomia nei giudizi riflette la summa divisio oggi esistente tra i lettori: 1) quelli che un libro "lo vogliono strano" (e dunque stilisticamente arduo e zeppo di complicate digressioni) e quelli che un libro "lo vogliono chiaro". Personalmente, pur non avendo letto ancora Canale Mussolini, già immagino che pecchi dove peccano oggigiorno parecchi scrittori, come il Veronesi che impegna pagine su pagine per descrivere la fusione societaria dell'azienda dove lavora il protagonista di Caos Calmo (du p…)

  • Peterdem:

    Mah, non sono un critico letterario, ma personalmente sono stato catturato. E mi è piaciuto pure il dettaglio storico, sempre ben calato nel filo della narrazione. E' vero che Pennacchi divaga, ma è un divagare voluto (quasi imposto) dalla scelta di utilizzare una narrazione "orale" – il filò, le storie che ci si raccontava tra contadini sull'aia. Insomma, nella mia modestissima opinione è un degno vincitore del Premio Strega.

    • Elda:

      Le modestissime opinioni sono quelle che ci piacciono di più e che danno vita a LsL, Peterdem.
      E poi quella della "narrazione orale" è proprio una bella definizione. Mi è molto piaciuta :-)

  • Giovanna:

    Essendo figlia di una Peruzzi, contesto tutto, anche se premesso dallo stesso autore che la famiglia Peruzzi non c'entra. Da quello che mi risulta siamo gente per bene e che ha avuto una storia di una certa importanza; basti informarsi sull'enciclopedia italiana. Io l'ho preso convinta di conoscere la storia dei miei predecessori, ma questo ci ha offeso. Il libro a me non piace, oltre al nome infangato, anche per le troppe negatività scritte.

    Giovanna

    • Elda:

      Ciao Giovanna, e grazie per la tua opinione accorata.
      Quella della figlia di una Peruzzi è una voce che, nella valutazione del libro, non poteva e non doveva mancare.

  • Linus:

    Il mio è un giudizio in parte “alterato” dal fatto che, non avendo mai conosciuto mio nonno, colono della bonifica pontina, morto durante la 2a guerra mondiale (e lo stesso mio padre, nato 5 mesi dopo la sua scomparsa), non ho mai avuto una fonte attendibile con la quale confrontarmi in merito a quella fetta della nostra storia recente. Di conseguenza ho affrontato la lettura con particolare interesse, soprattutto verso i particolari e le divagazioni. Personalmente trovo corretta l’analisi fatta da Peterdem sulla narrazione “orale” che caratterizza tutto lo scritto e che viene affrontata quasi con un sentimento di urgenza da parte del narratore, che sente la necessità di non omettere nulla al fine di riportare ai posteri quella che in finale sembra essere la sua storia personale. Mi sembra un libro asiutto ed essenziale nel linguaggio (vedi le espressioni dialettali) la cui ricchezza è data dai contenuti.

  • Sergio:

    Canale Mussolini mi ha molto appassionato. Forse perché una parte delle mie radici sono venete e vi hanno trovato molti rimandi alla realtà di un passato familiare nemmeno troppo remoto. Ma devo dire che sono rimasto incantato dalla capacità dell’autore di fondere vita quotidiana e storia, la prima vista con occhi disincantati e in tono discorsivo, la seconda letta con gli occhi di questa storia ha contribuito a farla dal basso della sua umile condizione sociale. Ho trovato sorprendente la capacità di fondere momenti di intensa partecipazione con l’apparenza dei semplici atti della vita quotidiana, inserendola in un affresco che ci racconta una parte della nostra storia nazionale poco conosciuta. I rimandi e i flashback possono apparire dispersivi solo ad una lettura superficiale. Lo consiglierei a tutti coloro che amano una letteratura viva, di prima mano.

  • Elda:

    Devo dire che, una volta terminato, il venerando padre ha emesso un verdetto positivo… :)

  • Senza scomodare Bacchelli o Verga ritengo che il romanzo storico abbia trovato in Pennacchi un autore attuale veramente
    autorevole.Coraggioso nell’affrontare un controverso periodo storico.I personaggi sono veri con il coraggio,la fame,le amarezze delle disgrazie e la voglia di combattere.
    Tempi difficili da vivere senza sporcarsi di terra e sangue.
    Non credo che si possa discutere di fascismo e antifascismo se
    non si è letto anche questo libro.

  • Rafael:

    Quando leggo di lingue e dialetti inciampo sempre nelle più imbararzzanti dichiarazioni; forse perché ad aver studiato linguitica siamo sempre meno, forse perché impera uno snobismo da due soldi che taccia di inferiorità tutto ciò che non è politically correct, che non sia abbastanza incolore da essere bene accetto a chiunque. Fra dialetto e lingua c’è semplicemente una differenza culturale e storica, come diceva infatti un noto linguista “Una lingua è solo un dialetto più un esercito”.
    Nel dialetto c’è una staordinaria potenza evocativa e culturale, cerchiamo di ricordarlo!
    grazie dello sfogo
    in calce, il libro mi è piaciuto ma non è per tutti, esige infatti un lettore di un certo tipo, propenso alla riflessione e con il gusto del dettaglio storico

    • Elda:

      Sfogati pure quando e quanto vuoi Rafael.
      LsL ama spassionatamente linguistica, socio-linguistica, lingue e dialetti :)

  • matteo:

    Bel libro, interessante, ricco di informazioni. Le divagazioni ci sono, e possono scocciare il lettore condizionato dai tempi televisivi, a me hanno ricordato certi testi ottocenteschi (non nella qualità della scrittura, se devo dirla tutta) tipo Hugo o Tolstoj che divagavano parecchio, ma che piacere seguirli!!! I caratteri dei moltissimi personaggi sono un po’ abbozzati, e a volte si perdono sullo sfondo della Storia, che è la vera protagonista. Immagino che il punto di vista del ‘ognuno gà le sò razòn’, spesso ripetuto, disturbi chi legge il libro con pregiudizi ideologici. Ma credo invece ne sia la forza: nel punto di vista di una famiglia che rivendica orgogliosamente la sua adesione al fascismo non leggo intenti assolutori o minimizzanti, anzi. E’ un punto di vista originale, molto umano, pagine tragiche della nostra storia trattate con serenità e lucidità, quasi a voler rendere un background contadino che non poteva avere chissà quale lucidità di analisi. L’uso del dialetto, anche se disinvolto assai, è una punteggiatura piacevole ed in alcuni casi esilarante. Una lettura certamente consigliata.

  • enrico:

    ….e pensare che questi contadini ignoranti pur di difendere le propie terre, le propie case aiutavano i “camerati “tedeschi a fermare l’avanzata degli Alleati che portava loro la democrazia e la libertà.Questo è scritto nelle ultime pagine del libro col consenso dell’autore che quasi quasili giustifica con l’affermazione “OGNUNO GA LE SUE RAZON”.Ma da che parte sta l’autore del libro?

    • Elda:

      @Enrico: mi sa che Matteo ha colto nel segno: Pennacchi non sta da nessuna parte. Ognuno ha le sue ragioni, giuste o sbagliate che siano.
      Credo che lo scopo del libro fosse quello di parlare di Storia attraverso la microstoria, presentando alcune realtà senza entrare nel merito del giudizio.

    • Andrea:

      Spero non dalla tua

  • e.l:

    E’ un capolvoro (ca-po-la-vo-ro) ! Mi era sembrato di rivivere al tempo dei nostri nonni e bisnonni. Mi ha colto anche un po’ di nostalgia quando ha raccontato delle usanze dei suoi avi. E anche una certa malinconia per i mitici tempi antichi dei nostri nonni, la stessa che ho provato quando avevo letto La luna e i falò.

    • Andrea:

      Concordo pienamente, un gran bel libro che in poche pagine ha riassunto la storia italica di quel periodo.
      Un libro che fa ridere e commuovere e una gran bella famiglia i Peruzzi

  • matteo:

    @Elda grazie!
    @Enrico: io sono figlio di una oggi anziana signora che nel 1938 è stata espula da scuola (a 7 anni) causa leggi razziali. Fino al giorno prima mi racconta che andava alle adunate come giovane italiana e le trovava molto divertenti. Il tentativo di ricreare l’orizzonte mentale e culturale di una famiglia di contadini non significa condividere o giustificare, ma proprio sforzarsi di capire com’è che così tante persone hanno seguito con un’adesione totale un uomo che a noi (non tutti, temo) oggi appare una tragica macchietta. Sentire un discorso dal balcone di piazza Venezia oggi fà quasi ridere, se non si sapesse l’immenso dramma di quello che è stato, ma trovo che il libro contribuisca a farci capre com’è che in quegli anni tanti abbiano aderito al fascismo…

    • Elda:

      @Matteo: sono molto d’accordo con te. Capire un momento storico, una persona o un atteggiamento non vuol dire condividere nè giustificare.
      Capire significa solo trovare le ragioni, per quanto ostiche e lontane da noi queste possano essere.

  • e.l.:

    Non c’è niente di politico. I contadini hanno fatto quello che la gente ha sempre fatto e (purtroppo) continua a fare: difendere sempre e solo i propri interessi. Quindi non si può accusare di fascismo quei contadini: perchè loro non seguivano un ideale politico a priori, ma soli i propri interessi, appunto. Se le terre gliele avvesero dati i comunisti, i contadini avrebbero difeso sempre le loro terre. In questo caso cosa diventerebbero per noi? diventerebbero comunisti ? Certo che no: loro hanno agito fuori dal contesto politico. In quel libro di politico io non ci vedo niente: è solo un bellissimo racconto di quello che è sato in agro pontino durante il ventennio fascista. Non a caso l’autore lo specifica bene: “alla fine della guerra tutti sono diventati democristiani o comunisti”. Ma non perchè fossero traditori: ma appunto perchè a loro della politica non interessavo nulla. C’era la fame e pensavano solo a sopravvivere. A prescindere dal fatto che il capo del governo si chiamasse Mussolini, o Corcil o De Gauol.

  • Antonello:

    Ho trovato stupendo questo romanzo e credo che andare a cercare una chiave politica di lettura sia scorretto oltre che sbagliato.
    Concordo con e.l.l’epopea di questa famiglia non ha motivazioni politiche ma direi solo di sopravvivenza.Solo starei attento a definirle di interesse perchè potrebbe far pensare alla situazione attuale ,un conto è lottare per un posto al sole un conto è farlo per sopravvivere . Se hai cuore non puoi non amare questi personaggi perchè trasudano onestà principi valori innocenza e solidarietà che porta i marochini di montagna comunisti a togliersi il pane dalla bocca per aiutare i cispadani fascisti.Tutto cose che abbiamo perso per strada,drogati come siamo dalla smania del superfluo.

  • Jaime:

    A me il libro di Pennacchi è piaciuto molto. Una grande saga familiare. Un’epica popolare consapevole e intensa. Anche la narrazione del contesto politico (che è tanta parte del racconto, e che costituisce il punto d’incrocio tra la grande storia e la storia dei protagonisti) è credibile e forte proprio per la prospettiva “dal basso” dalla quale è effettuata. In altre parole il narratore narra in primo luogo la storia (non importa se vera o romanzata) dei suoi genitori e dei suoi nonni; la politica vi entra nella misura in cui questa rilevava per i protagonisti e non per il narratore stesso. in questo senso il maggior merito di Pennacchi è proprio quello di ricreare non solo dei personaggi, ma attraverso questi, un complesso di situazioni, di rapporti, di pulsioni e di modi di pensare: in sintesi un contesto, un ambiente, un’atmosfera complessivi, che costituiscono l’essenza stessa del romanzo storico. Forse l’operazione riesce anche per il distacco e la lontananza da quegli anni, che consente di non giudicare e di cercare di capire…

  • francesca:

    concordo pienamente con i pareri negativi, davvero una fatica finirlo,ridondante all’eccesso,alla fine non sono ancora riuscita a capire chi ha sposato chi e chi è figlio di chi…

  • Paky66:

    Dispersivo è dispersivo. E’ una precisa tecnica narrativa, può non piacere, ma dà una precisa cifra stilistica al racconto. I dettagli storici servono ad agganciare il piano narrativo realistico a quello dell’epopea dei Peruzzi, tutto romanzato. In effetti si fa fatica a ricordare dove si era arrivati nella lettura il giorno prima, ma non mi sembra questo il suo difetto maggiore. Cita troppo, secondo me. Il mulino del Po, Cent’anni di solitudine (la coralità familistica come strumento per combattere ed assorbire le tragedie e le avversità), Isabel Allende. Nel complesso però lo trovo originale

  • paolo72:

    Sono a un quarto della lettura e pertanto sarebbe prematuro parlarne. Però trovo alcune delle critiche un pò superficiali, e mi riferisco all’uso del dialetto,che non trovo improprio in un romanzo, basti pensare a Pasolini, e all’eventuale ricorso a note a piè pagina per gli excursus storici: le note sarebbero proprie in un saggio, ma Canale Mussolini è a tutti gli effetti un romanzo. Chi se ne ritrova infastidito, probabilmente ha sbagliato tipo di narrativa, a mio parere. Nè Verga, nè Mann, nè De Roberto,per citare alcuni autori di epopee familiari,facevano uso di note. Quanto alla dispersività, forse è la critica più esatta, ma bisogna anche tener conto che l’autore non s’iscrive tra gli intellettuali di professione e se a tratti emerge un limite di tecnica narrativa può essere ritenuto fisiologico. Ciò detto, io per ora non mi sono ancora disperso.

  • vincenzo camilli:

    Io sono anziano,sono nato però non molto dopo quegli anni,ricordo
    gli avvenimenti descritti tramite le parole di chi tali eventi li aveva vissuti per motivi contingenti ma anche perchè la risonanza
    degli avvenimenti era ancora forte quando ero bambino.
    Ritengo il libro straordinario,affascinante,scorrevole,che sa raccontare la storia senza l’ampololosità di certi scrittori,che ci fa capire il bello ed il brutto di quel periodo con la leggerezza del romanzo ma con l’equanimità di giudizio,o meglio di non giudizio.Ha risvegliato in me tanti ricordi sopiti.Le idee ognuno di noi ha le proprie ma PENNACCHI lascia tutti liberi di pensare.Grazie

  • micio:

    Chi ama la storia non può non apprezzare questo romanzo. Ti mostra gli effetti della storia sulla vita e gli effetti dei caratteri e bisogni individuali sulla storia. I Peruzzi sembrano subire gli eventi della storia , ma sono loro medesimi parte attiva nel provocare gli stessi eventi.

  • Annalisa:

    Mi ero fermata per leggere le impressioni sul romanzo.
    E invece, scusate, ho visto solo che “un po’ ” viene scritto con l’accento, e questo mi fa venire l’acidità di stomaco :-(
    Io amo la storia, ma anche l’ortografia.

    • Elda:

      Cara Annalisa, mi duole essere causa di un’acidità di stomaco ma permettimi di dissentire sul fatto che “un po’viene scritto con l’accento”.
      La generalizzazione è infondata perchè di “po’” nell’articolo ce ne sono 3 e i primi due sono scritti con l’apostrofo.
      Un numero sufficiente di elementi, quindi, per desumere che l’unico “po’” con l’accento è, ovviamente, un errore di battitura.
      Mi rendo conto che lo shock deve essere stato terribile ma, a volte, con un po’ di attenzione
      e un po’ di gentilezza si risolvono le tragedie apparentemente più funeste…

  • Francesca77:

    Bellissimo. Questo libro mi ha appassionato, commosso e divertito. Fin dalle prime pagine Canale Mussolini mi ha fatto pensare al capolavoro di Bertolucci, Novecento. E se uno apprezza il genere, già questo non è poco… Per il resto, concordo pienamente con i commenti di Peterdem e di Matteo. La narrazione è caratterizzata da uno stile orale e molto informale, utilizza esclusivamente il dialetto nei dialoghi e continua a portare il lettore avanti e indietro nella storia con continui flashback, anticipazioni e digressioni. Forse per questi motivi qualcuno ha trovato poco scorrevole la lettura, ma a mio parere sono proprio queste, invece, le caratteristiche che lo rendono accattivante e appassionante. Senza questi accorgimenti probabilmente la narrazione sarebbe stata molto pesante. Oltre allo stile ho apprezzato molto anche il contenuto: l’autore racconta senza giudicare quello che – dice lui – gli hanno raccontato. Racconta la storia di una famiglia fascista, una famiglia come tante altre -i cui personaggi non si possono non amare- che per vari motivi, a volte quasi casuali – maladeti i Zorzi Vila – si sono trovati da quella parte della storia. Personalmente sono molto interessata alla storia del 900 ma questa campana mi mancava, di solito infatti le storie ambientate durante la guerra sono storie di ebrei o di partigiani.Ancora una volta bravo Pennacchi! Premio Strega meritatissimo! (anche se poi ci sarebbe da discutere sul reale prestigio di questo premio, che è stato attribuito anche a gente come P. Giordani e alla sua Solitudine dei numeri primi….. va beh).

  • Giovanni:

    ho terminato di leggere il romanzo qualche giorno fa. Ho impiegato una settimana, il che significa che l’ho trovato di agile lettura e anche gradevole.
    Tuttavia, dal mio punto di vista l’integrazione tra Storia e storie della famiglia Peruzzi non è risolta. In più di una occasione, per quanto interessanti, le parti ‘saggistiche’, appajono giustapposte, troppo lunghe e non funzionali alla narrazione.
    Quanto all’uso del dialetto, non mi pare vada molto oltre un utilizzo di immediata espressività quotidiana. Sopratutto, non mi pare niente di nuovo rispetto ad esperienze precedenti di altri autori.
    Per passare poi alle vicende della famiglia Peruzzi: non sempre lo stile leggero scelto dall’autore si adatta alla tragicità degli eventi. Paradossale in tal senso l’uccisione squadrista del prete di Comacchio. Il personaggio-assassino pare prima un burattino privo di coscienza in mano di altri e vittima inerme di pressioni dall’alto, poi, consumato l’attentato e fatto capire che insomma lui non è che proprio lo voleva uccidere (è il prete che ha inopinatamente abbassato la testa verso il colpo del bastone che era diretto altrove!) e quindi quasi moralmente assolto dal dolo di uccidere, si riscatta fecondando la notte stessa la donna di cui era innamorato e che poi sposerà.
    Credo che la superficialità con cui viene affrontato questo frangente della storia sia quasi intollerabile e mi lasci un senso di amaro, a cospetto invece di un libro che ha un suo valore.

    Per concludere, mi sono letto un po’ di storia della bonifica dell’Agro Pontino. Bene, la storia scritta dagli storici, suona un po’ diversa da quella raccontata da Pennacchi. Sopratutto appare più complessa. Gli scopi politici che si volevano perseguire con quelle migrazioni ‘volontarie’ dalle terre del Triveneto non emergono dal romanzo, se non negli aspetti propagandistici. Per cui se il romanzo vale da stimolo ad approfondire ben venga, ma non si pensi che racconti tutta la storia, anche tragica, di chi partì, senza volerlo spesso, verso le terre delle bonifiche.

    Di buono, resta una rappresentazione credibile di un carattere nazionale molto italiano e molto attuale, che miscela opportunismo, voglia di fare, fede nell’uomo della provvidenza, declinazione di ogni responsabilità pubblica, identificazione del bene pubblico con i propri legittimi interessi. Non bastano i danni della quota 90, non bastano le razzie tedesche, non basta il disastro della guerra a far recedere un intero gruppo familiare dalle posizioni di fedeltà assoluta a un uomo e a un regime: tale fedeltà è tale da spingere tutti i componenti della famiglia Peruzzi a praticare una resistenza alla rovescia, contro gli Alleati liberatori e a favore dello status quo nazifascista, nel timore che gli americani si sarebbero presi, col duce, anche la loro roba, le loro terre.

    Per fortuna, nel contempo, molti italiani avevano iniziato un percorso diverso, pur partendo dalle stesse condizioni iniziali, che li avrebbe condotti infine a scegliere la democrazia e a combattere per essa, e non solo a subirla dopo la guerra e a scoprire che non era poi tanto male.

    Ciò non toglie che questa Italia sia esistita e a Pennacchi il merito di avercela raccontata con accenti di verità.

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