Acqua in bocca, di Camilleri e Lucarelli

Acqua in Bocca di Camilleri e Lucarelli (Minimum fax), ovvero come far incontrare due maestri del giallo e produrre una piccola chicca letteraria.

Non è un caso che Acqua in bocca, della insolita e ben riuscita coppia Camilleri-Lucarelli, lo abbiamo inserito nella top ten dei libri dell’estate. 100 pagine di corrispondenza epistolare tra il caustico commissario Montalbano e la curiosa ispettrice Grazia Negro.

Per chi non lo sapesse, e dubito che siano in tanti, il commissario Montabano è il protagonista della omonima serie televisiva, ispirata dalla penna di Camilleri, mentre la Negro è la “donna” di Lucarelli, la sua ispettrice preferita.

Proprio dalla ispettrice Negro parte una corrispondenza rigorosamente epistolare per risolvere un caso sul quale non è assolutamente autorizzata ad indagare. Il nostro Salvo (Montalbano) pare inizialmente rifiutare la proposta di collaborazione.

Ma bastano due minuti e una pagina e mezzo a capire che invece il commissario proprio non riesce a resistere a tutto ciò che non dovrebbe fare.

A questo punto parte l’indagine: lettere, ricerche, pedinamenti ed appostamenti perché la verità venga fuori e l’intricato gioco di spie e contro spie non passi inosservato.

Non poteva che essere un divertente botta e riposta, quello di Camilleri e Lucarelli, che immagino godersela un mondo nel rispondere alle reciproche provocazioni che attuano attraverso i loro personaggi. Perché collaboratori-scrittori si, ma la competizione tra due grandi del giallo non può non esistere.

E il risultato si legge da subito: trama dinamica, battute sferzanti e mai, dico mai, un attimo di pausa per il lettore che se non si appassiona all’indagine (il che risulta difficile…), non vede l’ora di scoprire come hanno replicato l’uno o l’altro scrittore…

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Kinemazone – in modo molto critico

3 Commenti a “Acqua in bocca, di Camilleri e Lucarelli”

  • Questo economico romanzo estivo, scritto a quattro mani dai maggiori (e più popolari) scrittori di gialli italiani, in realtà non sembra scritto da nessuno dei due.
    Carlo Lucarelli e Andrea Camilleri (o un ghost writer che andava pure un po’ di fretta) decidono di far interagire Grazia Nigro e Salvo Montalbano in una improbabile inchiesta tra Bologna e Vigata su un omicidio al sapore di spy-story.
    L’interazione tra i due poliziotti avviene per lo più tramite scambio di lettere cartacee, email e spedizioni di verbali, sulla falsa riga di quel bellissimo e divertentissimo capolavoro di Camilleri che è “La concessione del telefono”, ma in questo caso il tutto appare molto pretestuoso. Lasciando stare l’intreccio davvero debole di tutta la storia (fino ad un finale incredibilmente ingenuo), quello che oclpisce negativamente in questo lavoro è proprio il fatto che nessuno dei due autori prova a dare il meglio di se. Immagino che in questo insipido crossover ogni autore abbia scritto le parti relative al proprio personaggio (per Lucarelli c’è anche una macchiettistica deposizione di Coliandro), ma il problema è che ognuno di loro sembra l’imitazione di se stesso.
    Un libro da dimenticare, ma non per questo da evitare, – dipende dalle alternative: 10 euro per una lettura di mezza giornata. Una chiara operazione commerciale senza anima, ma dispiace di vedere coinvolti i nomi di due autori che restano tra i migliori in Italia.

    • Lorenza:

      Ferdinando, personalmente non sono d'accordo, ma de gustibus. Lettura veloce, certo, non un libro impegnativo e "mattonico", ma non per questo da disdegnare, anzi. Mezza giornata di libricino ben scritto, con capovolte e giravolte e uso sapiente delle parole e della lingua italiana che non mi hanno fatto pentire della scelta. Sul prezzo si, siamo d'accordo. Ma adda arrivà l'eBook!

  • Towandaaa:

    La mia opinione è in linea con quella di Ferdinando.

    Sarò sincera: più che un romanzo giallo in forma epistolare mi è sembrato di tenere tra le mani una copia de “La settimana enigmistica”.
    La storia in sé ricorda fortemente i gialli a vignette pubblicati sulla rivista, non mancano i messaggi crittografati e gli indovinelli, le illustrazioni in bianco e nero, e anche il numero delle pagine è simile.
    Di diverso mi sembra sia da segnalare che non credo di aver mai visto pubblicate su “La settimana enigmistica” le classiche e abusate barzellette sui carabinieri, mentre in questo libro ce n’è una subito nelle prime pagine (anche se si tratta di una relazione redatta da un agente di polizia): “[…] constatavo la presenza di un cadavere ormai privo di vita […]”.
    Terminata la lettura (che ha richiesto poco più di un’ora) mi sento di poter commentare che a mio modestissimo avviso si salvano solo la nota dell’editore delle ultime pagine (dalla quale emerge chiaramente quanto sospettavo ancor prima di leggere il libro, e cioè che probabilmente si sono divertiti di più i due autori a scriverlo che i lettori a leggerlo) e il titolo, se lo intendiamo come suggerimento: meglio tacere !
    Non conosco affatto gli scritti di Lucarelli, quindi non posso nemmeno azzardare un confronto; ma conosco molto bene i lavori di Camilleri (e la parabola discendente in cui si inseriscono, sempre secondo me, i suoi ultimi romanzi) e questa operazione commerciale (definirlo libro mi sembra francamente troppo) non mi è piaciuta per niente.

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