Shopping con Jane Austen, frivolo ma non troppo

E’ un po’ frivolo e un po’ no Shopping con Jane Austen di Laurie Viera Rigler, edito in Italia da Sperling & Kupfer. Frivolo ma non troppo, perché se da una parte racconta di amori finiti e corna appena cominciate, dall’altra esplora l’Inghilterra dell’800 con minuziosi dettagli e divertenti aneddoti, vedi puzze per assenza di wc e altre cosette amene.

Appassionata di Jane Austen, la Rigler non poteva non riprendere, almeno in parte, il lato ironico della scrittrice inglese che ancora oggi ispira film, telefilm e, per l’appunto, parte della letteratura contemporanea.

Vodka e Orgoglio e Pregiudizio sono la cura che Courtney si auto-prescrive per rimediare al danno fatto dal suo imminente sposo, ovvero un brutto bruttissimo tradimento. Ebbene, per consolare anima e corpo la protagonista di Shopping con Jane Austen sprofonda nel capolavoro della Austen e cade in un sonno molto, molto, ma molto profondo.

Talmente profondo che si risveglierà non a Los Angeles nel 2000 ma nel corpo di una nubile signorina e nell’Inghilterra dell’800, che da leggere è tanto romantico ma da vivere, soprattutto se si è abituati alle comodità ed alla tecnologia, un po’ meno.

Nel tentativo di tornare alla sua realtà Courtney scoprirà però anche i lati vantaggiosi del periodo in cui si trova costretta a vivere, abituandosi nonostante le difficoltà alle feste da ballo, alle sale da tè frequentate da signorine e signorini, senza contare il piacere di fare shopping direttamente dal sarto.

E’ chiaro che non manca l’elemento principe di questo genere narrativo: lui, il tipo quello figo che sembra Mr.Darcy. Non dimentichiamo che stiamo parlando di shopping, di Inghilterra e di Jane Austen.

E, provate a rispondere, cosa sarebbe Jane Austen senza Mr.Darcy?

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