Contro la “legge bavaglio” la firma degli editori

Contro la “legge bavaglio” la firma degli editori, riuniti per la prima volta in un grande movimento di protesta. Quatti quatti, hanno cominciato a parlarne al Salone del libro di Torino, coinvolgendo librerie, scrittori, popoli di Internet e personaggi famosi. Ad oggi, quatti quatti, hanno già raccolto 45mila firme contro una legge che, se approvata, costringerebbe il mondo della carta stampata ad un silenzio assordante.

L’ iniziativa non si è fermata però alla semplice raccolta delle firme. Anche i librai si sono dati molto da fare e dappertutto nelle piccole e grandi librerie si sono organizzate letture che parlano di libertà. Neppure il mondo dei giornalisti e degli scrittori  si è tirato indietro. A maggio il Quirino di Roma ha ospitato grandi nomi del giornalismo e della scrittura italiana –Augias e Camilleri per citarne un paio- che hanno letto e commentato la Costituzione.

Da queste iniziative è nata la Piccola Biblioteca della Libertà di cui Repubblica parla in maniera più approfondita nell’articolo che mi ha ispirato a  scrivere di questa storica “adunanza” editoriale. All’appello mancano la Mondadori e l’Einaudi. E se da un lato non sorpende, dall’altro fa pensare. In fondo, entrambi i giganti editoriali sono fatti anche di piccole realtà e di singoli individui, alcuni dei quali forse in quest’assenza non ci si riconoscono.

Se volete saperne di più sulle conseguenze che l’approvazione della legge bavaglio può avere sul mondo dell’informazione, vi rimando ad un video breve, conciso e compendioso di Milena Gabanelli perchè chi meglio di lei…

E come sempre, a tutti voi buona lettura e buona visione.

Aggiornamenti:

Anche gli scrittori Einaudi si schierano contro la legge bavaglio.

2 Commenti a “Contro la “legge bavaglio” la firma degli editori”

  • Biagio:

    Qualche mese fa giravano, su tutti i media Nazionali, degli spot a firma del Ministero degli Interni volti a pubblicizzare e favorire l’acquisto dei libri! Facendo un piccolo calcolo in considerazione del fatto che le principali due case editrici da sole valgono l’80% del mercato lo Stato (quindi noi tutti) ha pagato ingenti somme per fare pubblicità alle aziende editoriali del premier e, inoltre, pagando profumatamente gli spot ai canali Mediaset! Questo è davvero un calcio in bocca alla civiltà e alla cultura oltre che una palese conseguenza della mancata soluzione del conflitto d’interessi. Ma per venire al tema direi: perché le due case editrici che mancano all’appello dovrebbero contravvenire agli ordini del premier-padrone?

    • Elda:

      Perche' non sono solo le due case editrici del premier. Sono anche (e soprattutto)un luogo che da' lavoro a molte persone e alcune di queste potrebbero non essere d'accordo con la legge B ma non sono in condizioni di palesarlo come casa editrice. Un bavaglio invisibile gia' messo.

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