Il libro dei pigri felici di Sascha Lobo e Kathrin Passig
Soffocati dalla pressione imposta dal senso del dovere; oppressi dai sensi di colpa ogni volta che si fermano senza autorizzazione; condannati dalla società-io-sono-sempre-in-movimento-e-quindi-sò-figo, i pigri non hanno vita facile. E da brava e fiera pigra, non potevo non aiutare i pigri infelici condividendo Il libro dei pigri felici, di Sascha Lobo e Kathrin Passig, edito da Feltrinelli.
Il libro dei pigri felici, credetemi, è una manna per tutti coloro che hanno l’abitudine di rimandare a domani ciò che si può fare oggi, perché non pretende di insegnare come evitarlo, anzi. I due autori svelano come godersi la vita da “procrastinatore”, come smettere di avere i sensi di colpa ogni volta che guardiamo l’auto da lavare e, immancabilmente, ci ripromettiamo di farlo domani.
Meraviglioso scrivere, quello di Passig e Lobo, che con Il libro dei pigri felici finalmente sostengono la tesi che la pigrizia non è sinonimo di male o di nullafacenza. E’ solo, semplicemente, pigrizia. L’orgoglio di essere dei Lobo (che non è il diminutivo di lobotomizzati) ma l’acronimo di Lifestyle Of Bad Organization che, guardacaso, corrisponde anche al cognome di uno degli autori!
Ovvero lo stile di vita della cattiva organizzazione, del disordine e della non disciplina-a-tutti-i-costi.
Insomma, un libro per liberarsi dallo stress del “dover fare” e cominciare finalmente a godersi “lo faccio domani”. Il tutto, però, con moderazione. E ve lo dice una pigra D.O.C….







Personalmente credo che dopo la comparsa su carta del buon Oblomov vergare di pigrizia non abbia più molto senso.
Domando venia se lascio un commento dopo qualcosa come tre mesi dall'effettiva presa di coscienza dell'esistenza di questo luogo, ma immagino e spero che la fortunosa attinenza del movente di tal reticenza con il tema ivi trattato possa parzialmente discolparmi da tal gravosa seppur temporanea defezione.
Un cugino a caso
Mi permetta un distinguo tra la passività di Oblomov e l' inattività dei pigri di Lobo e Passig: la prima vista come debolezza e rassegnazione, la seconda, felice presa di coscienza.
La defezione da lei espressa sarebbe rimasta inosservata se non ammessa, basti questo ad indurci a perdonarla e ad accoglierla nelle nostre stanze, sempre che riesca a trovare un passaggio tra le montagne di libri ivi, ed orgogliosamente, accatastati. Con sincera ammirazione salutiamo.
Non e' mai troppo tardi…cugino a caso
Ma se i gentili signori in questione han preso felice coscienza della propria inopia perchè mai questo libro è stato scritto? Dobbiamo forse credere che in realtà un saggio dedicato agli accidiosi sia stato redatto da due miscredenti? Fossi un pigro probabilmente glielo domanderei. O forse no.
Domani, Mr.Michey. Magari glielo chiediamo domani…