Il ladro di parole, di Elena Maffioletti

Barbara, ruvida e antipatica, è una scrittrice famosa, sul viale del tramonto e a corto di…parole. Betta, senza infamia nè lode, lavora con lei, ufficialmente come dattilografa, ufficiosamente come editor.

Nico è il  maschietto della situazione, grezzo nei pensieri e nelle parole ma dotato di notevole abilità letteraria.

Questi i personaggi principali che si muovono all’interno di una storia complessa e un po’spinosa: Il ladro di parole, di Elena Maffioletti, edito da Fernandel. Ve lo racconto in breve:

Barbara ha perso il manoscritto del suo romanzo. Un manoscritto messo insieme a fatica, per mancanza di ispirazione e di parole e quindi un romanzo che, molto probabilmente, non sarà all’altezza dei suoi precedenti successi.

Quasi per miracolo, il manoscritto viene ritrovato nonchè riscritto. Capitolo per capitolo, Nico, giovane e sfrontato bibliotecario, rivede, riscrive, cesella e spedisce il lavoro per email, accompagnandolo con messaggi irrispettosi e provocatori.

Dall’altro lato dello schermo c’è Betta che raccoglie entrambi: i capitoli da rifinire e i messaggi da…dimenticare…

Perchè penso che sia una storia spinosetta? Forse perchè tutto ruota intorno alla frustrazione: quella di Barbara che deve far fronte al suo inarrestabile declino, quella di Betta, pura e semplice “sartina” delle parole con zero certezze di un futuro diverso e quella di Nico, autore nell’anima e sulla carta, ma privo degli attributi sociali per uscire allo scoperto.

Sì, forse per questo Il ladro di parole è un libro che non ho amato molto: non ho nè riso nè pianto.

Non mi ha lasciato nessuna sensazione bella, semmai un po’di fastidio. Ci ho messo un po’ a capire il perchè anche se la spiegazione ce l’avevo sotto il naso.

La verità è che i personaggi principali de Il ladro di parole non fanno assolutamente nulla per piacere al lettore. Ce ne sono altri – peraltro tutti femminili- che si prendono cura del “pubblico” ma Barbara, Nico e Betta hanno altro da fare e del lettore se ne fregano ampiamente.

In questo credo che Elena Maffioletti sia stata molto brava, che sia riuscita cioè nel difficilissimo compito di lasciar vivere i personaggi di vita propria, per quanto ruvida, mediocre o frustrata questa sia.

Se avessi una scuola di scrittura creativa, consiglierei la lettura de Il ladro di parole agli studenti perchè nonostante sia un libro in cui:

1 non avviene catarsi

2 l’identificazione con qualcuno dei personaggi, se c’è, è faticosissima

3 la storia – dal soggetto originale- predilige il pensiero all’azione

Il ladro di parole non e’ un romanzo che si abbandona a metà strada, anzi.

Se non è  abilità questa

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