Alessandro D’Avenia: l’intervista di LibrisuLibri
Lo sapevo che mi sarebbe piaciuto leggere le risposte di Alessandro D’Avenia, autore di Bianca come il latte, rossa come il sangue, edito da Mondadori. E lui, in questa mini ma intensa intervista, me lo ha confermato.
Profondo come lo sguardo che porta all’orizzonte, solare come la luce di una bella giornata di sole, allegro e vitale come l’entusiasmo dei bambini.
Non dico altro perché, in poche risposte, ha detto tutto lui. E ci ha anche fatto un complimento. Il che, a mio parere, non guasta mai!
LsL: A soli 33 anni insegni, scrivi sceneggiature e sei autore di un libro di successo; il tutto è possibile grazie all’uso di sostanze stupefacenti oppure volontà e determinazione bastano per riuscire in ciò che si ama?
A : A 33 anni hai risorse stupefacenti, se ami la vita e tutta la bellezza che ti riversa addosso. Non ho mai avuto bisogno di doping o altro: solo un certo numero di ore di sonno e un po’ di ordine nel lavorare. Basta non guardare la tv… Sai quanto tempo si risparmia?
LsL: Leo, il protagonista del libro, scrive in prima persona e lo fa benissimo, dimostrando che riesci ad immedesimarti perfettamente nell’animo degli adolescenti: sei particolarmente intelligente e sensibile, oppure sei rimasto fermo all’adolescenza e non hai nessuna intenzione di uscirne?
A: Sono uscito dall’adolescenza e non ho nessuna intenzione di ritornarci. Mi sono semplicemente sforzato di immedesimarmi, come faccio tutti i giorni in classe con i miei alunni. Per insegnare devi sposare le contraddizioni dei tuoi ragazzi e a poco a poco portarli alla realtà e a sè stessi. Ma puoi farlo solo se li vai a prendere dove si trovano. Nessuna adolescenza di ritorno, solo il desiderio di conservare dell’adolescenza la sua essenza: la capacità di aprirsi alla bellezza, al bene, alla verità con una forza che non tornerà mai più. Spero di mantenere questo anche a 100 anni.
LsL: Nel libro i veri protagonisti sono i colori che, associati alle emozioni, condizionano i nostri umori e malumori. E’ uno spunto che nasce da…?
A: Dal mio dna siciliano: una terra di colori forti. Per me è naturale associare le emozioni ai colori. Inoltre si tratta di uno dei tanti regali dei miei alunni. Diedi loro un tema dal titolo: Ricordi bianchi, azzurri e rossi. Mi sono stupito nel leggerli. Per il rosso e l’azzurro niente di nuovo: esperienze di amore, passione, battaglia per il rosso; di pace, amicizia per l’azzurro. La novità l’ho trovata nel bianco, che per me è un coloro positivo. Invece loro lo associavano ad esperienze di dolore, separazione, morte. La cosa mi ha molto incuriosito e sono voluto andare fino in fondo e scoprire perché per un adolescente il bianco è un nulla senza confini…
LsL: Dimostri di essere una persona intelligente e con la testa sulle spalle. Riuscirai, nonostante il successo e la popolarità, a restare con i piedi per terra o rischiamo di vederti svolazzare a… qualche metro sopra il cielo?
A: la scuola mi tiene con i piedi per terra. Sono in classe tutte le mattine, sono impegnato nella crescita dei miei ragazzi, devo occuparmi di loro giorno per giorno. Se svolazzo loro mi riportano subito a terra. Qualcuno diceva “amor meus pondus meum”: nel mio amore è il mio peso. Il bene che voglio alle persone ce ho attorno mi tiene per terra. Tutto il resto passa, questo no.
LsL: L’ultima domanda: sei contento di aver accettato questa intervista o avresti preferito camminare in ginocchio sui ceci per un paio di chilometri?
A: Ottima intervista, lieve e profonda allo stesso tempo.





