Mi chiamo Scrivo, di Ju Amoruso
Meno male che c’ho amici che leggono, si informano e fanno cose.
Meno male che c’è Valeria che vive a Milano e che ieri è andata alla presentazione di Mi chiamo Scrivo (benvenuti nella mia testa), edizioni Elliot di Milano, della giovanissima ed esordientissima Ju Amoruso, di cui, dopo aver letto un paio di cosine, credo che sentiremo parlare parecchio.
Ju – che in realtà si chiama Giulia- ha 19 anni ed è studentessa alla NABA di Milano. Al suo attivo, ha due interviste elogianti su Repubblica.it e Corriere.it e un fan club su facebook, gestito da una fan che la definisce “scrittrice prossima al successo”.
Mi chiamo Scrivo (benvenuti nella mia testa) parla per l’appunto di Scrivo, un giovane che si risveglia da un coma di due anni e si ritrova in una stanza dove ci sono 12 persone in seduta psichiatrica.
Scrivo assiste alla seduta, seguendo, ascoltando e assorbendo dentro di sè le storie di dolore e di follia di ognuno dei personaggi. L’ unico sollievo di Scrivo a quella sofferenza, in parte indotta e in parte sua, è scrivere, senza sosta, di quelle storie.
A pelle, Mi chiamo Scrivo sembra un romanzo di difficile realizzazione ma, pare, gestito con grande maestria. Lo pensa anche il re della letteratura Teens, Federico Moccia.
Leggo e apprendo, tra l’altro, che il libro è stato scritto quando Ju di anni ne aveva 17 e che nasce come terapia di salvezza da paure realmente vissute, addentrandosi in quelle intime sfere autobiografiche che posseggono il raro dono del vero pathos aristotelico.
Epperò mi piacerebbe saperne di più da chi potrà e vorrà leggerlo in un futuro non troppo lontano…
AP: se vi va di leggere Ju, potete fare un salto nel suo blog tutto rosa.





