Sassi nelle scarpe, di Erika Bianchi

La redazione di LSL non è facile da raggiungere e a volte mi tocca prendere accordi con il corriere per incontrarci al bar che sembra che faccio i rendez-vous con i corrieri e invece no. Ci vediamo li’, loro per consegnare un libro e io per ritirarlo.

Ho 15 minuti da ammazzare o da ottimizzare – per usare un termine più moderno e “performante”. – Apro il pacchetto e vedo la copertina: a sinistra una donna in bilico sulla spalliera di una sedia, a destra il titolo.

Mi piace.


Lo apro e leggo il primo rigo :”mamma, quando rinasco come mi chiami?” Sì, mi piace. Sempre di più e in 15 minuti divoro più di una ventina di pagine – quando si dice l’ottimizzazione… sono performante al massimo.

In queste pagine apprendo che Miriam, la protagonista, è separata, è insegnante di latino al liceo e madre di un bambino di quattro anni. È in una di quelle fasi riflessive ma “fregolose” della vita in cui si fanno bilanci,  si vuole vivere un’emozione e si concilia la vita di madre con quella di donna e di lavoratrice.

Nel mentre, pero’, succede qualcosa di spiacevole e tutto il malessere latente viene fuori con una forza inaspettata e si rischia il baratro oppure si sceglie di risalire e di ricominciare daccapo. Come fa Miriam.

Sassi nelle scarpe di Erika Bianchi è un libro vero: la storia di Miriam è una storia reale: “quasi niente che non sia successo a quasi tutti” è lo strillo di copertina.

Ed è proprio così: attraverso Miriam, l’autrice parla della tristezza di un divorzio in cui l’amore lascia il posto alla stanchezza quando la quotidianita’ diventa monotonia, del tentativo di ritrovarsi attraverso gli occhi di un amante per poco e della faticosa scalata verso l’autostima

In Sassi nelle scarpe la Bianchi  mette a nudo anche la parte meno bella di Miriam che tollera con fastidio le debolezze altrui, ma noi lettori non possiamo fare a meno di provare simpatia ed empatia per Miriam perchè la sua parte meno bella è anche un pò la nostra.

La capiamo Miriam cha ha una madre al fulmicotone , un ex marito affetto da  “idiosincrasia a qualsiasi forma di romanticismo” e un giovane amante bello e presuntuoso con cui  la relazione dura il tempo dell’incanto.

E la capiamo anche perchè Erika Bianchi ha uno stile letterario attraente e accattivante.

Il suo è lo stile che preferisco, quello che adotterei se fossi una scrittrice. Uno stile completo, fatto di paragoni azzeccati, velati riferimenti ai classici, dialoghi appropriati e realistici, descrizioni brevi, salienti e mai noiose, personaggi delineati abbastanza da conoscerli ma non troppo da privarci del gusto di immaginarli con la nostra fantasia e zero volgarità.

Piano, gradevole e con la giusta dose di ironia che rende il dramma più digeribile e più leggero – perchè la vita è fatta anche della capacità di prendersi meno sul serio – quello della Bianchi e’ uno stile che, alla faccia di tutti i tentativi di relegare la narrativa rosa a  retrobottega della letteratura , e’ invece arte del raccontare e del descrivere .

L’ironia è una dote rara e ancor più rara è la capacità di offrirla a giuste dosi per evitare che scada nel sarcasmo misto ad acido o nella banalità. Erika Bianchi questa dote ce l’ha o forse, come si legge nella dedica d’ouverture, l’ha imparata da suo nonno Guerrino.

Ne conosco poche altre di scrittrici cosi’ complete e tra quelle che amo di più ci sono Brunella Gasperini e Natalia Aspesi e, insomma, non so se rendo l’idea.

Sassi nelle scarpe è un romanzo catartico: ci vuole poco ad identificarsi in Miriam, nelle sue debolezze, nei suoi peccati, nei suoi sensi di colpa, nelle sue aree buie e nella sua forza e  determinazione a credere in sè stessa e nella gioia della vita.

Ah e per favore... non mi si venga a dire che  è un romanzo per donne chè sono stufa di queste distinzioni da scaffale e da marketing da quattro soldi. Una volta per tutte, le donne scrivono per raccontare la vita e l’esistenza e questa si chiama narrativa eppunto.

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12 Commenti a “Sassi nelle scarpe, di Erika Bianchi”

  • rossella:

    recensione convincente!

  • Camilla:

    Io lo sto leggendo e…wow!Forse avrei fatto qualche taglio, ma è scritto benissimo e la storia è molto bella :)

  • fiammetta:

    Sabato ho comprato "Sassi nelle scarpe". Dopo il primo rigo mi ha conquistata e non riuscivo a smettere di leggere.

    La storia interiore della protagonista (e non solo quella interiore) somiglia sotto tanti aspetti alla mia, e forse a quella di molte altre giovani donne che vivono nel ventesimo secolo. Niente certezze, qualche paura, debolezze nascoste e un po' di solitudine, ma tanta voglia di continuare a ridere. A proposito, ho riso da morire!

    Complimenti Erika! Se il voto ad un libro si dà in base a quanto ti manca quando l'hai finito, ti do 10!

    Fiammetta

  • Elda:

    Concordo Fiammetta. Questo libro ha tutti i numeri per fare una bella carriera

  • Giuliana:

    Forse sarò l'unica… ma devo ammettere che il libro non mi è proprio piaciuto. L'ho trovato "ripetitivo" come se leggessi sempre la stessa pagina.

    Lascio sempre un commento nell'ultima pagina per esprime l'emozione dell'ultimo rigo, della fine di un libro e ahimè in questo l'ultimo commento è stato "inutile". Scusate per le frasi forti, forse avrei dovuto metterlo in mezzo ai tanti libri e rileggerlo un altro giorno, spinta da altre emozioni.

    • Elda:

      Oohh Giuliana, che peccato! A me è piaciuto. L'ho trovato un po' diverso dai soliti libri di "narrativa rosa" o di, come si dice ora, chick-lit.
      Ho anche gradito lo stile leggero e ironico. Sarebbe interessante avere altre opinioni. Nel frattempo, grazie per il tuo apprezzatissimo pensiero libresco, per quanto non troppo entusiasta…:-)

  • Giuliana:

    Di solito un opinione discordante non viene apprezzata… per questo ti chiedo grazie Elda, per il rispetto con cui rispondi!
    Io non ho trovato uno stile leggero ma ho continuato a leggerlo, sai perché? perché tanto tempo fa c’era un libro che era posato nella mia libreria e non osavo toccare “il giorno dello sciacallo”, un giorno una persona a me cara disse:leggi con sofferenza le prime 15 pag e appena le superi vedrai… è così andò! trovai quel libro incredibile,e da quel giorno non chiudo mai un libro senza arrivare all’ultima pagina, ma forse non sempre è giusto leggere fino alla fine perché a volte sei propria indisposta.
    Mi attraeva l’idea di una nuova scrittrice ma forse il suo modo di scrivere non corrisponde ai miei “gusti”…
    Grazie comunque per la considerazione, sperando che Erika Bianchi non se la prenda =)

    • Elda:

      Un'opinione discordante espressa con delicatezza non può non essere apprezzata.
      E poi hai ragione Giuliana. Non sempre si ha voglia di arrivare fino alla fine. Del resto, noi di LsL rivendichiamo il sacro diritto di abbandonare un libro se non ci piace.
      O,magari, come dicevi anche tu, di leggerlo in un altro momento, se ci va. La lettura è democratica, lascia spazio al libero arbitrio…chè di questi tempi è un lusso…
      Spero che tornerai a trovarci presto con nuovi pensieri libreschi :-)

  • Giuliana:

    scusa l'accento sulla e… scrivo con l'ipad!

  • Andrea:

    Salve a tutti,

    secondo me Erika è più brava per come scrive che per quello che scrive. Lo stile e l'ironia che usa in questo libro, infatti, sono piacevoli e rendono la storia godibile, ma soprattutto leggibile. Il percorso, invece, si snoda su vie un po' troppo battute. In ogni caso, che si narri di un personaggio dalle vicissitudini comuni ai più, lo dice la stessa autrice, nello strillo di copertina. Il giudizio, in definitiva, è positivo. Un volo radente, veloce, ma piacevole su un territorio non sconosciuto. Per volare a quote più alte ci sono altri libri.

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