28 grammi dopo, il romanzo d’esordio di Iacopo Barison
Daniel ha ventiquattro anni e vive di stratagemmi poco onesti organizzati su Internet. E’ un tossico non eroinomane e ama soprattutto l’hashish, l’erba e l’LSD.
Le sue “mirabolanti avventure”, tra lo spassoso e il tragico, tra il crimine e l’innocenza, iniziano quando perde (o gli rubano?) 28 grammi di hashish.
Uno spacciatore tenterà di accoltellarlo e lui riuscirà a fuggire; due assurdi tizi lo rapiranno e lui riuscirà a fuggire; una ditta lo assumerà e lui troverà un escamotage per licenziarsi.
Ma tutto torna e il ciclo di avventure si chiude con un evento che ne richiama uno iniziale e del quale, durante il corso della lettura, ci si potrebbe anche dimenticare. Un piccolo trucco narrativo che riesce sempre.
E Daniel? Com’è questo ragazzo forte, furbo e solitario? La sua unica e profonda amicizia con Said, il suo continuo riflettere sulla vita e sulla non vita, quel suo fare misterioso e poco egocentrico che lo caratterizzano, fanno di lui un personaggio tragicomico che, terminato il libro, vorremmo si materializzasse davanti a noi e ci raccontasse di come gli vanno le cose.
28 grammi dopo non solo è scritto benissimo, in modo sempre coerente e sempre riflessivo, ma diverte, e tanto, Inoltre, tanto per non perdersi nella banalità, sfoggia una cultura per niente presuntuosa.
Unica nota negativa forse è un linguaggio a volte troppo forbito che non lascia spazio alla decantata Semplicità. Ma glie lo si perdona volentieri.
Io a ventun’anni ero una cosa minuscola in cerca di una strada. Camminavo, ma non sapevo bene dove stavo andando. Leggevo, perché ho sempre letto (tranne, credo, dai 15 ai 17 anni), ma non sapevo che ci si potesse dedicare ai libri in modi che non comprendevano il comprarli, lo sfogliarne le pagine e il leggerli.
Iacopo Barison invece lo sa, e molto bene anche. Lui i libri e la scrittura ce li ha nel sangue. Il suo è un talento probabilmente innato e se ne sono accorti i tipi di Voras, a cui faccio i miei complimenti per aver pubblicato il romanzo d’esordio di questo giovanissimo e bravissimo scrittore.
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Non conosco il libro, ma hashish erba e LSD non danno dipendenza, quindi è forse inappropriato parlare di “tossico”.
Forse "tossico" qui è usato in senso lato. Cioè, non specificamente relativo alla dipendenza ma allo stile di vita che mette le droghe ai primi posti della quotidianità.
Diciamo che per tossicodipendenza si intende anche abuso.
Un interessante e completo documento è qui:
http://www.cpsico.com/problemi_disturbi_correlati…
…diciamo che, per uno che scrive "glie lo" la Semplicità è praticamente obbligatoria…
Glie lo è una forma un po' rara, ma esiste. Se vuoi saperne di più, puoi dare un'occhiata a questi link:
http://forum.accademiadellacrusca.it/phpBB2/viewt…
http://www.achyra.org/cruscate/viewtopic.php?t=13…