Il tempo che vorrei di Fabio Volo, una (bella) recensione
Ho ricevuto un bellissimo pensiero-recensione su Il tempo che vorrei, l’ultimo romanzo di Fabio Volo.
L’autrice, alla quale ho chiesto una partecipazione a LSL, è una raffinata lettrice con una scrittura altrettanto elegante.
Lei si chiama Valeria Bernabò e questo è quello che mi ha scritto…
“Federica non c’è più” . Sono queste le ultime parole dell’ultimo libro di Fabio Volo dal titolo Il tempo che vorrei.
L’ho appena finito e come faccio sempre lo richiudo per riaprirlo un istante dopo e rileggere l’incipit del libro, solo quello. Poche pagine, poi basta, non vado oltre.
Non so mai quando rileggerò un libro, magari solo dopo pochi mesi magari dopo anni. Ma l’incipit lo rileggo sempre, subito dopo averlo finito e ancora una volta mi convinco che gli autori lo scrivano alla fine del loro percorso e non all’inizio.
Perché come sempre il libro era già tutto lì, in quelle prime righe che quando leggi la prima volta spesso non comprendi profondamente e soprattutto non sai ancora dove ti porteranno.
Lo stesso Volo dice: (cito a braccio) “quando leggi un libro che ti piace quelle pagine un po’ ti cambiano ma quando rileggi sei tu che cambi loro”. Questa volta Fabio si misura con i sentimenti più importanti della nostra esistenza.
Si misura e li misura, li valuta nel tempo, li soppesa e resta a guardare come cambiano, come il tempo li cambia e ti cambia. La parte del libro che mi ha commosso di più è quella in cui parla dei suoi genitori e del suo rapporto con loro:
Lui era vestito con i pantaloni ben stirati, la maglietta pulita e una giacca beige che non mette quasi mai. I vestiti li aveva preparati mia madre quella mattina, come faceva tutti i giorni del resto. Le scarpe marroni erano nuove, comprate sempre da lei, al mercato qualche giorno prima. Come si diceva una volta: era l’abito della festa. Quando i miei vanno da un dottore, un avvocato, a casa di qualcuno, si vestono bene. E’ una loro abitudine. Una questione di educazione.
E’ un libro che ha la forza convincente della semplicità e quella potente e sconvolgente della verità.







Per essere lievi bisogna essere molto profondi.
E l’autrice della recensione possiede ambedue quei tratti umani, che le consentono con autenticità, intelligenza, sobrietà e semplicità di cogliere la grandezza di certi gesti che fanno grande la nostra umanità.
Brava Valeria!
quest'immagine della levità che va a braccetto con la profondità mi aggrada alquanto