L’umiliazione, di Philip Roth
Simon Axler, sessantenne, attore, ha una carriera brillante alle spalle ma un futuro di depresso davanti a sé, dovuta all’improvviso declino della sua ars recitativa.
Si ricovera in una clinica psichiatrica, dove fa il primo di una serie di incontri con vari personaggi femminili.. Gli intrecci sono piuttosto complicati e coinvolgono donne omosessuali , ex amanti, giovani in cerca di emozioni con il famoso attore e genitori che osteggiano qualche liaison.
Tuttavia, dopo varie ed eventuali avventure e relativi alti e bassi di una psiche debole e in cerca di conferme, Simon Axler risolve la partita.
Il come ve lo lascio leggere perché io, in verità, non sopporto rivelare i finali e nemmeno dare troppi indizi sulla trama.
Il romanzo, condito con dettagli sesso-grafici espliciti e, fondamentalmente, legato alla difficoltà e alle conseguenze dell’ invecchiare, ha ricevuto critiche discordanti.
In un articolo sull’ Observer, il critico William Skidelsky definisce L’umiliazione di Philip Roth “la fantasia sessuale di un uomo attempato vestita del garbo letterario” e neanche tanto credibile in alcuni punti come, per esempio, la relazione tra il “vetusto” ma sempreverde Simon e la lesbica Pegeen.
Qualcun altro ha deciso che il libro è il romanzo più deprimente dell’anno (2008) e qualcun altro ancora che questa sia, invece, l’opera migliore di Roth e che al terminarne la lettura, lascia profondamente disturbati.
Insomma, certamente L’umiliazione non pecca d’ignavia e va forte con i lettori ma, che dire… non è proprio il mio genere, ecco.
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