Anna Karenina, adulterio e ipocrisia

Continua la serie delle donne “ peccatrici “ nella letteratura…

Per quelli della mia generazione Anna Karenina ha il volto di Greta Garbo, splendida interprete del film tratto dal romanzo di Tolstoj, ma l’autore prende spunto dalla vera relazione adulterina della figlia di Puskin, che suscitò grande scalpore e vituperio nella società aristocratica di San Pietroburgo.

Non che gli adulteri non fossero tollerati, ma solo come passatempo, guai a diventare  relazioni serie e che non si sappia o almeno si finga di non sapere!

Ritorna il tema dell’ipocrisia che abbiamo trovato in Madame Bovary, lì ipocrisia piccolo borghese e provinciale, qui aristocratica, tema ricorrente  nei romanzi realisti ed invisa a Tolstoj come a Flaubert.

Anna è bella, nobile, moglie del principe Karenin e madre di un bimbo che adora. Naturalmente non apprezza il marito ed in una delle innumerevoli feste che frequenta incontra il bel conte Wronsky, scintillante e luccicante nella divisa di ufficiale, quasi come Antonella Clerici a Sanremo.

I due si innamorano ed inizia la solita tempesta emotiva: sensi di colpa, bugie, sofferenze, sotterfugi, angosce, gelosie e via discorrendo fino a che il marito non scopre l’adulterio e la caccia di casa impedendole di rivedere il figlio.

Anna e il suo amato vanno a vivere in Italia e dalla relazione nasce una bimba, ma non basta a sedare i suoi sensi di colpa nei confronti del primo figlio, né ad evitare che la tristezza ed il rimpianto minino il rapporto con il bell’ufficiale.

Insomma la solita storia della donna combattuta tra l’amore per figli e quello per un uomo che a sua volta scalpita per ritornare nell’esercito, abbandonato per amore di Anna. Amore che si allontana sempre di più, si intiepidisce, subentra la noia, la voglia di fuggire; il bel conte lascia la donna per la quale aveva sfidato le convenzioni dell’alta società, e ritorna a San Pietroburgo.

E Anna? Non vuole tornare da un marito che disprezza né da una vita che le è divenuta insopportabile e quindi unica scelta disperata: il suicidio.

Siamo alle solite, lei ama, ha trovato la grande passione ed è convinta che durerà per sempre, rinuncia perfino al figlio oltre che ad una vita più che agiata ma…la grande passione si spegne e cosa rimane?

Vabbè si dirà, è un romanzo, inoltre scritto da un uomo, ma l’uomo è  Tolstoj e vicende simili si ripetono eternamente. Forse oggi non ci si getta sotto un treno per amore come ha fatto Anna, fatto sta che noi donne restiamo sempre fregate dall’amore, in qualsiasi epoca e sotto qualunque cielo.

E questo Tolstoj lo aveva capito benissimo.

Ps : la figlia  avuta da Wronsky viene cresciuta da Karenina insieme con l’altro bambino, pentimento tardivo di un marito incapace di perdonare?

E il bel conte? Continua a fare il fighetto nell’alta società e a corteggiare le signore annoiate.

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