L’arte di non dire la verità di Adam Soboczynski
Fisicamente e mentalmente affancendata in un convivio intellettuale ai massimi livelli, il pomeriggio è trascorso nel tentativo di rispondere alla domanda scaturita da cotanta riunione cerebrale: è giusto dire sempre la verità?
In parole povere, oggi pomeriggio ero in cucina a lavare i piatti, con due amiche che amabilmente mi accompagnano nelle mie catastrofiche elucubrazioni mentali, quando una di noi (impossibile stabilire il punto d’origine della conversazione) ha espresso la fatidica domanda di cui sopra.
E come per magia la soluzione è apparsa sotto forma, non avrebbe potuto essere altrimenti, di libro: L’arte di non dire la verità di Adam Soboczynski, edito da Feltrinelli da oggi in libreria.
Se dovessi scegliere di dire la verità, anzitutto chiederei all’autore di adottare un nome d’arte, perché pronunciare il suo mi crea qualche difficoltà. Ma andiamo avanti.
La risposta alla domanda principe di quest’articolo, comunque, è no. Non si deve e non si può dire sempre la verità. Pensate a come peggiorerebbe il rapporto con il vostro capo, se questo accadesse. O con il vostro partner, quando vi chiede se avete sentito la sua mancanza dopo solo due ore di assenza.
E infatti, il nostro autore (notare come evito di scrivere il cognome) ha deciso di scrivere trentatré storie che possono insegnarci come essere diplomatici, tendere delicate trappole e dire amabili bugie per il nostro tornaconto.
La nostra quotidianità è impregnata di bugie, di finzione, di cose non dette o di atteggiamenti assunti per convenienza. A chi venga spontaneo dire “io non sono così!” consiglio di farci caso, e ai più testardi dotati di scetticismo stoico consiglio di provare, almeno per un giorno, a dire sempre e solo la verità e a farci conoscere i risultati.
Un libro provocatorio e ironico, che spiega l’arte della menzogna e della dissimulazione. Un vero e proprio manuale di sopravvivenza.
Visto che bisogna farlo, dico io, tanto vale farlo bene, no?





