Ma le donne no, dal 24 febbraio in libreria

Inciampo in questo titolo all’ora di pranzo, stretta tra la morsa della fame e la curiosità di saperne di più. La priorità è ovvia: la fame, anche perché satolla e compiaciuta sono più disponibile.

Vinta la fame, lascio spazio alla curiosità e indago su Ma le donne no di Caterina Soffici, edito da Feltrinelli, in libreria dal 24 febbraio. Un altro libro sulle donne? Ancora uno sproloquio su quanto le donne fanno e quanto non viene loro riconosciuto? Pare di no.

Sembra che l’autrice sia andata oltre ed abbia cercato di capire, e spiegare anche, che non guasta, perché l’Italia è ancora un paese maschilista, perché le donne continuano ad affannarsi tra famiglia e carriera negando a sé stesse la libertà di delegare agli uomini una parte del lavoro.

Perché molte donne si sono arrese o si arrendono a ruoli marginali in cui stanno strette? In Ma le donne no si raccontano storie reali di donne che ogni giorno affrontano poco velate discriminazioni, ostacoli costruiti grazie ad una cultura maschile da cui gli eterni sensi di colpa nei confronti di figli e compagni, la negazione di diritti basilari come il part-time e tutto ciò che ancora oggi costringe a considerarci un paese fatto da uomini, per uomini.

Perché, nonostante il femminismo, l’Italia è ancora (o di nuovo?) il paese delle Veline, dei culi-tette che fanno audience e dello squilibrio tra lavoro-diritti-retribuzione. E quindi Caterina Soffici che fa? Confronta la nostra situazione con quella di altri Paesi, neanche troppo lontani, in cui la situazione della donna non è messa in discussione.

Paesi in cui esistono mezzi e strumenti che dimostrano che le (vere) pari opportunità esistono.

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