Un padre, di Pedro Ugarte

Direttamente dai Paesi Baschi, o Euskadi come vuole la lingua più antica dell’Europa occidentale, arriva Pedro Ugarte, autore di Un padre, portato in Italia dalla casa editrice zero91.

La storia è quella di Aberto Durrio, uomo ordinario al centro di una vita ordinaria che, in seguito ad un incidente in cui è coinvolto il figlioletto, mette in discussione la sua paternità e la sua vita.

Un Padre si snoda attraverso un percorso cerebrale che segue l’evoluzione dei pensieri del protagonista senza mai coinvolgere la sfera emozionale nè dei personaggi nè del lettore.

Alberto Durrio riflette sulla sua relazione matrimoniale, sul  rapporto con il figlio e sulla condizione umana con grande distacco, quasi come se la storia  non fosse la sua e quasi come se Ugarte volesse proteggere il suo racconto da inutili sentimentalismi e sterili demagogie.

Alberto Durrio non giudica, semplicemente riporta la mediocrità della vita e dei suoi, tutto sommato, non-eroi a mano a mano che la storia si sviluppa. E, in verità, non si sviluppa moltissimo o almeno lo fa molto lentamente, seguendo una trama che con l’azione e i colpi di scena ha poco o nulla a che spartire.

Purtuttavia, il finale colpisce come un pugno in pieno viso, lasciando un vago sapore di cose amare e di relazioni sfaldate perchè tenute insieme da fili troppo sottili.

E, insomma, Ugarte traccia proprio un bel quadretto delle relazioni sociali e familiari e, volente o nolente, fa riflettere su ciò che avviene aldilà della… quarta parete.

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