il Tempo vola
[…] Anche quando formalmente tutto procede senza traumi evidenti, accade che, invece, l’attività didattica venga distratta senza pose. Infatti, non solo ci sono le assemblee di Istituto e quelle di classe con cadenza mensile; poi c’è il cineforum che sottrae altre mattinate e poi l’orientamento universitario, quindi il teatro francofono, anglofono e poi ancora le Olimpiadi della Matematica, dell’Informatica, della Fisica.
E come se non bastasse alcune classi si assentano per svolgere gli esami di certificazione delle competenze linguistiche al Grenoble, al Cervantes, al Goethe, oppure vanno in gita o, come si dice, in escursione didattica, senza che sia stato preparato nulla delle supposte visite guidate…
La tragedia è che, in questo teatro della finzione e dell’assurdo, capita di rado di sentire una parola di protesta; tutti ci allineiamo, tutti ci uniformiamo, salvo poi scoprire, come nel caso delle innovazioni proposte dal ministro Fioroni a proposito dei debiti formativi, che avevamo dato un avallo in più a scassare quel poco di buono che la scuola possedeva. E’ possibile continuare in questo modo?
E’ possibile non prendere atto che l’indecorosa proliferazione di attività collaterali oltre a sottrarre tempo al lavoro educativo svolto in classe – che dovrebbe essere l’attività centrale di un insegnante – non aggiunge niente, ma proprio un bel niente alla formazione dei nostri ragazzi?
E’ possibile che le statistiche internazionali – che dicono che i nostri studenti, nonostante un tempo-scuola tra i più lunghi d’Europa sono agli ultimi posti nella graduatoria europea in termini di possesso di conoscenze e di competenze di base – non suggeriscano niente agli operatori della scuola, non sollecitino uno straccio di riflessione e non mettano in allarme nessuno?
Io in allarme ci sono già da un pezzo e provo una vera e propria sensazione di frustrazione mista a rabbia al pensiero delle risorse sperperate, delle occasioni di crescita mancate, del tempo buttato via, un tempo prezioso, indefinibilmente prezioso per i ragazzi e per la loro formazione. A volte penso che l’ansia, la passione, il fervore e l’entusiasmo che metto in certe lezioni sono proprio l’altra faccia del horror vacui che mi prende in certe mattinate scolastiche di fronte all’evidenza di classi semivuote e di scuole deserte.
E neanche quest’ansia è fino in fondo buona e propositiva. Non so se è possibile continuare così. So solo che alla fine rischieremo di trovarci a contemplare un mare di rovine. E a quel punto risalire la china potrebbe essere troppo tardi.
Da: “Almanacco di un professore”, giovedì, 15 novembre” 2007
A proposito di inutili perdite di tempo. Breve riflessione a conclusione del primo trimestre.
Ho l’impressione, netta e inequivocabile, che qui tra interventi di recupero, ad inizio d’anno scolastico, delle carenze accumulate dai ragazzi l’anno scorso, ritardi nell’avvio dell’orario definitivo, atteggiamenti ruffiani, compromissori e vagamente dorotei nei confronti degli studenti tesi a scongiurare occupazioni e autogestioni e che sottraggono altro tempo all’attività didattica, “pause didattiche” variamente giustificate per consentire agli scansafatiche di perseverare nelle loro gozzoviglie, burocratiche ipertrofie del momento della valutazione, ulteriori perdite di tempo riconducibili ad assemblee sindacali varie, ho l’impressione, dicevo, che ci stiano requisendo la risorsa fondamentale per condurre l’attività educativa con qualche ragionevole speranza di efficacia: il tempo.
Sembra che non ci sia più tempo per far lezione, non ci sia più tempo per avviare e far sedimentare conoscenze, non ci sia più tempo per produrre la crescita dei ragazzi. O meglio, sembra che l’attività educativa sia collocabile negli interstizi di tempo e risolvibile, in fretta e furia, come se fosse una parentesi sempre più improbabile.
C’è tempo per tutto nella scuola, salvo che per l’essenziale: fare lezione.
Togliere all’educare la risorsa tempo è come togliere aria ad un soggetto che, per giunta, risulta già ammalato di gravi patologie respiratorie.
Riflessioni, inverno 2009, mese di dicembre






