Madame Bovary, vittima o escort?
Diciamo la verità, a noi madame Emma Bovary ci sta simpatica, forse perché era una pasticciona sentimentale, come molte di noi, e forse perché annoiata a morte da un marito scialbo e da una vita monotona in un paesino di provincia cercava conforto come meglio poteva. Con adulteri e debiti, per esempio.
Oggi probabilmente sarebbe andata a Parigi a proporsi come escort…ma allora doveva accontentarsi di amanti d’accatto e gingilli da poco. E pensare che il romanzo, considerato oggi uno dei primi esempi di romanzo realista, fu messo sotto inchiesta per “oltraggio alla morale”, e nonostante questo, o probabilmente proprio per questo, in pochi mesi divenne un best seller. Si vede che aveva solleticato la pruderie dei borghesi.
Emma, in fondo, è una sognatrice e il contrasto con la realtà costituisce il filo conduttore di buona parte del romanzo.
I suoi sogni impossibili di forti passioni e di protagonismo nell’alta società la inducono ad avere due relazioni extra-coniugali e a contrarre una enorme mole di debiti che la condurrà al suicidio. Eh sì, povera Emma. Nonostante una figlia ed un marito, sciapo sì ma che l’adora, finisce con l’avvelenarsi con l’arsenico.
Flaubert, molto critico nei confronti dei borghesi di provincia, fa di Emma Bovary il prodotto di quella oppressione e di quei pregiudizi che egli stesso condanna, ridicolizzando allo stesso tempo le tendenze romantiche della sua protagonista.
Non a caso, paradossalmente, del suo primo romanzo Gustave Flaubert ebbe a dire Madame Bovary c’est moi! (Madame Bovary sono io!)





